VINCENZO VALENTE CANDIDATO CON LA LISTA MONTI

Politica // Scritto da Vito Troilo // 12 gennaio 2013

VINCENZO VALENTE CANDIDATO CON LA LISTA MONTI


Vincenzo Valente

Vincenzo Valente

Vincenzo Valente, 62 anni, presidente del consiglio provinciale, è candidato alle prossime elezioni politiche per la Camera dei deputati nella lista civica “Con Monti per l’Italia”.

La notizia, decisamente sorprendente, smentisce implicitamente molte altre ipotesi circolate nei giorni scorsi, prima fra tutte la possibile candidatura di Francesco Amoruso, dato in rottura con il Pdl, al secondo posto nella lista unitaria per il Senato del polo che si è coalizzato intorno alla figura del premier uscente.

Valente è in quinta posizione nel listino bloccato per la Puglia, con buone probabilità di elezione, che potrebbero crescere se la coalizione facente capo a Partito Democratico e Sel non dovesse raggiungere la quota del 40% complessivo dei voti a livello nazionale per conseguire il premio di maggioranza.

Apre la lista regionale l’imprenditore edile Salvatore Matarrese, seguito dal docente universitario Gaetano Piepoli, ordinario della facoltà di Giurisprudenza a Bari e dal commercialista foggiano Leonardo Di Gioia, considerato molto vicino a Mario Mauro, ex presidente del gruppo europarlamentare Pdl, ospite nell’ultima rassegna “Libri nel borgo antico”, passato alla coalizione di Mario Monti. Una donna al quarto posto: è la docente dell’università Roma 3, Rita Cutini.

Vito Troilo

Chi è Vito Troilo

Giornalista pubblicista. Caporedattore, oltre che responsabile della redazione sportiva, di Bisceglie in diretta. Si occupa di cronaca, attualità, politica e spettacoli oltre che di sport. È grande appassionato delle tematiche che riguardano l'Europa orientale. Ha praticato calcio, pallacanestro e atletica leggera, è stato allenatore e dirigente di pallacanestro. Ha cominciato a scrivere articoli all'età di 10 anni. Ha collaborato con diversi quotidiani, tv, radio e riviste specializzate. Ha realizzato centinaia di telecronache e radiocronache sportive. Cura uffici stampa e campagne promozionali.




Politica // Scritto da Vito Troilo // 12 gennaio 2013
  • Pasquale Stipo

    È morto il buon senso e al suo funerale non c’è nessuno
    Mi mancano le pagine dei giornali estivi di una volta dove le uniche notizie importanti era il calcio mercato. La Juve comprerà Riva? Si, no, ni, forse … ed estati intere andavano via così tra balletti di giocatori che cambiavano casacche e si ipotizzavano formazioni e scenari. Diciamocelo, se Altobelli o Boninsegna passavano dall’Inter alla Juve non è che il mondo ne risentisse più di tanto in fondo.
    Oggi, mentre sono chiuso in casa e fuori imperversa il freddo, sul social net work F.B. trovo notizie che assomigliano al calciomercato di una volta, per forma più che per sostanza. Quegli allegri buontemponi dei partiti italiani, che nonostante tutto continuano a ritenersi importanti ed addirittura indispensabili, ci deliziano con i loro balletti sulle future, probabili, possibili alleanze, ma soprattutto ci ammaniscono di probabili candidature senza pensare che è morto il buon senso e al suo funerale non c’è nessuno. Con questo, desidero dire che voglio molto bene a Vincenzo, ma questo suo atteggiamento di passare da uno schieramento politico all’altro, non lo rende certamente accettabile e la leggiadria della politica, quella vera per intenderci, cade nella situazione di ben misera cosa. In politica si è perso il senso della leggiadria. Nulla di più lontano, per noi moderni, che la politica e la grazia, almeno nel senso di leggiadria, amabilità e compiacenza che quest’ ultimo termine presuppone. Eppure anticamente era diverso, come spiega Christian Meier. La polis greca del V secolo a.C. univa le due cose all’ insegna della necessità. Nell’ Orestea di Eschilo, dramma fondatore della democrazia attica, Atena assolve Oreste, reo di matricidio, e placa la sete di vendetta delle Erinni con l’ aiuto di Peitho, la dea che persuade, il cui sguardo scorta le sue labbra e la sua voce. Nel racconto di Tucidide, Pericle definisce gli Ateniesi personalità indipendenti, dedite a ogni tipo d’ attività con la maggior versatilità accompagnata da grazia. Ed Esiodo in età arcaica narrava già di aristocratici toccati dalle Muse che cospargono la loro lingua di rugiada, le cui parole sgorgano suadenti e concludono violente contese. La grazia è dunque un modo d’ essere dei greci e un fine degli abitanti della polis. In un’ età che ignora il dissidio tra l’ uomo e il cittadino, tra il pubblico e il privato, il singolo partecipa del tutto, senza la mediazione di concetti astratti. La grazia traduce l’ ideale della kalokagathia, bellezza e eccellenza, che definisce la virtù civica; esprime l’ aspirazione alla pienezza del vivere e insieme la ricerca della conciliazione tra individui liberi. E’ la moderazione, il rispetto per l’ altro, il pudore, il non voler primeggiare, il dominio di sé in ogni circostanza e la realizzazione di ciò che si è. Conseguenza dell’ autarchia aristocratica dei greci, compensazione alla loro debolezza, la connessione tra grazia e politica è anche frutto di circostanze peculiari, la superiorità incontrastata entro uno spazio circoscritto, la credenza nelle leggi immutabili del divenire, la fiducia nell’ agire umano e una visione teleologica della natura che fonda la ricerca della perfezione. Nella sua radicale e enigmatica diversità, l’ antropologia del mondo classico, secondo Christian Meier, non induce all’ ottimismo chi si interroga sul permanere di tale connessione nella democrazia moderna. L’ autore stesso alla fine del suo saggio sostiene che ciò che esiste all’ inizio di una cosa deve forse appartenerle anche in seguito, affinché essa non si disperda. Che fine ha fatto quindi la grazie ed il pudore politico? Qualcuno potrebbe rispondere con un contro-interrogativo: ma è mai esistito? Noi diamo qui per scontato che in tutti i comportamenti, da quello familiare a quello sociale o politico, occorra avere rispetto per la sensibilità altrui. In altre parole, “sentire vergogna”, che è poi il significato primario del verbo latino “pudere”. Ci siamo posti la domanda perché mai come in questi giorni ci tocca assistere al trionfo della spudoratezza. Be’, ha ragione Umberto Eco quando dice che “anche il gusto dell’impudicizia rientra tra i progetti di madre natura”.

    • Michelangelo Tarricone

      Mio fraterno amico Pasquale, ho degustato il tuo illuminate e lucidissimo articolo e vorrei poter trarre anch’io delle riflessioni in merito.
      Devo innanzitutto confidarti che non sono mai stato un appassionato di calcio. I miei sport preferiti sono: la lettura, il giornalismo e dulcis in fundo la formula uno.
      Anche in questo spettacolare sport, come nel calcio (se pur diverso) vi sono scambi di piloti, ma essi non sono come i calciatori che vengono acquistati a fior di milioni di euro, percependo ingaggi stratosferici; devi sapere che un pilota di formula uno per cambiare team deve versare una cospicua penale per poter gareggiare sui circuiti di tutto il mondo e devo dirti ancora che questi ragazzi anche percependo ingaggi ultramilionari, rischiano “la vita”.
      Quindi questo tram tram di gente che va, di gente che arriva, non mi stupisce poi tanto. Certo anche per me Vincenzo è un amico però poteva anche evitare tutto questo, anche per essendo una persona avente una carica non indifferente alla Provincia, poteva risparmiarsi questa sua entrata in campo al Parlamento e gestire soprattutto la situazione locale. Comunque, se l’amico Vincenzo ha ritenuto di voler prendere questa sua decisione, voglio rispettarla.
      Ebbene, Pasquale, c’è una bella frase di Eduardo De Filippo “Il mattino ha l’oro in bocca”. Era anche il tempo in cui gli uomini erano più forti e forse più liberi di adesso. Fossero su uno spuntone d’acciaio di un’impalcatura a cento metri da terra a tirar su, nel pieno della crisi del post’29, l’Empire State Building, o a sorseggiare il primo caffè in un bar di Napoli, gli uomini non apparivano cosi come certe volte appariamo noi allo specchio e ci sentiamo dire: sei vuoto, scontento, rabbioso.
      E poi, se proprio dobbiamo esprimere un pensiero, oggi che ciascuno di “noi”(intendiamoci bene!) sembra essere l’unico nato a posto, onesto, intelligente, giusto, e tutto il resto, diciamo, va un pò così, se non è “Casta”, “saranno i soliti furbi”, confidiamo che la vita sia come un indumento che esce dalla lavatrice ogni volta un pò più ristretto. Più passa il tempo e meno si capisce se l’importante è “avere la salute o se basta solo il Dio danaro”.
      Napoleone Bonaparte soleva rivolgersi ai suoi soldati dicendo loro: “Non dovete combattere troppo spesso con un solo nemico, altrimenti imparerà tutte le vostre tattiche”. Infatti, nella tattica militare la ritirata è importante quanto la battaglia campale: la seconda decide subito la vittoria, la prima è indispensabile – se eseguita ordinatamente – per prevalere in una fase successiva. I generali (senza lustrini) baciati da troppa gloria spesso si dimenticano dell’arte del ripiegare.
      Alla Beresina Napoleone, non fu sconfitto, anzi riuscì a rompere con l’abituale genialità l’accerchiamento russo ma non seppe ben organizzare il rientro delle truppe, perse 400 mila soldati e preparò così la sua sventura fino a quella decisiva di Waterloo con annesso esilio a Sant’Elena. Non vorrei che tutto questo, malauguratamente, capitasse al mio amico Vincenzo!!..
      Leggendo il tuo scritto sono rimasto colpito da una tua frase che mi ha fatto riflettere. “Nella politica si è perso il senso della leggiadria”. E’ proprio così, ma io aggiungerei anche che nella politica si è perso il senso dell’appartenenza ai valori della libertà, della democrazia, si è perso il senso delle relazioni umane, si è perso il senso di rispetto nei confronti della persona che ti è accanto, si è perso il senso di coltivare con la gente quel rapporto ormai asfittico e mai consolidato, si è perso il senso che la politica non è danaro, è un dovere dell’uomo impegnato nella vita pubblica e nelle istituzioni (Dag Hammarskjold).
      Aveva ragione Benigno Zaccagnini quando diceva che “La politica è un impegno spontaneo, non si resta a tutti i costi nel recinto del potere”.

  • Fedora Quattrocchi

    Ma la lista monti non doveva pescare supertecnici dalla società civile ? perche solo al decimo posto Giuseppe Zollino ? che si occupa di energia e cioè argomento su cui cadono i governi. Prima di lui: tutti politici, avvocati, commercialisti e costruttori… e una docente su problemi sociati e con 4 pubblcazioni nazionali a fronte di noi con 200 pubblicazioni internazionali !!
    vergogna della lista monti.
    Tre mesi… un giretto di parlamento e poi mi sa tutti a casetta a leccar le ferite
    Ossequi
    Fedora Quattrocchi