U matremúnie, come una volta: il lavoro di Elisabetta La Groia appassiona il pubblico di Palazzo Tupputi

Cultura // Scritto da Serena Ferrara // 2 marzo 2017

U matremúnie, come una volta: il lavoro di Elisabetta La Groia appassiona il pubblico di Palazzo Tupputi

Storie di donne d’altri tempi e di dialetto nell’incontro che la FIDAPA

Il fidanzamento tra Rosa Armenio, classe 1935, ricamatrice e Leonardo Dell’Olio, pescatore quindici anni più grande di lei, durò appena quaranta giorni. Poi le nozze, due figlie, l’amore eterno basato sui principi di rispetto e dignità. Fortunata Baldini, sarta, dovette invece aspettare il termine della seconda guerra mondiale per convolare a nozze con l’amato, il barbiere della porta accanto da cui non si sarebbe separata più. Anche Pina Papagni cuciva – lei abiti da sposa – nonostante avesse potuto permettersi di conseguire la licenza di scuola media. Ai figli nati dall’amore con Angelo Ruggieri, che sposò un anno dopo la maggiore età, ci tenne a garantire in primo luogo una buona istruzione.

Le loro storie, pronunciate in dialetto (presenti in sala sia Rosa che Pina), hanno permesso ad Elisabetta La Groia di dare alle stampe, sotto il nome de “Il matrimonio a Bisceglie” (edito dal Centro Studi Biscegliese come quaderno n.47), uno studio puntuale sui legami tra lingua locale e tradizione nuziale negli anni ’50.

Il lavoro, di stampo filologico e frutto di approfondimenti accademici, è stato protagonista dell’appuntamento Fidapa “Il talento delle nonne”, ospitato l’1 marzo dalla Sala degli Specchi di Palazzo Tupputi. L’omaggio alle donne del passato, che la sezione di Bisceglie guidata da Elisabetta Grande ha organizzato con la collaborazione del Centro Studi Biscegliese presieduto da Tommaso Fontana, ha permesso un amarcord appassionato e condiviso, sulla ritualità che accompagnava fidanzamento, matrimonio, preparazione del corredo e feste nuziali. Durante le letture in lingua di Angela Garofoli, pareva di sentire il profumo dei dolci che Leonardo Ricchiuti sfornava dal suo Bar Mokambo e che sarebbero serviti per la festa in casa di lei, poi l’odore dell’appretto e rumore del ferro da stiro alimentato a carbone, che passava e ripassava i capi del corredo prima dell'”esposizione”.

Al centro del lavoro, tuttavia, non tanto l’intento di ricostruire la storia del metrimonio, quanto quello di compiere un’analisi diacronica puntuale del dialetto ai tempi d’oggi, capitolo cui il Centro Studi Biscegliese ha voluto dedicare anche il suo quaderno n. 48: “La lingua dialettale biscegliese. Grammatica del dialetto di Bisceglie”.

«La scelta del tema nozze – ha spiegato l’autrice, moderata da Marcella Di Gregorio – è stata una conseguenza. Dovendo studiare la lingua viva dalle ultime dialettofone sopravvissute, ho dovuto partire da un argomento semplice, che potesse accomunarle. Dalle registrazioni ho desunto una grammatica essenziale della lingua odierna, ricalcando quanto fatto da Jolanda De Gregorio nel 1939».

La doppia fatica letteraria di La Groia, appassionata e appassionante per la minuzia e la scientificità con cui la materia è stata affrontata, è, grazie al Centro Studi Biscegliese patrimonio di tutti.

Nella versione online, la si può scaricare al link: http://www.centrostudibiscegliese.it/raccolta.php?tipo=libri&cerca=&gruppo=46

Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




Cultura // Scritto da Serena Ferrara // 2 marzo 2017