TURISMO A BISCEGLIE: LA DELUSIONE E’ PALPABILE

Attualità / Riceviamo & Pubblichiamo // Scritto da La Redazione // 24 agosto 2013

TURISMO A BISCEGLIE: LA DELUSIONE E’ PALPABILE


DSC02084La delusione c’è ed è palpabile, sulla competitiva estate di un tempo è calato il sipario. Il giudizio emerge sulla scorta della scarsità degli spettatori presenti e quindi del minimo interesse maturato intorno.  Né ci aiutano le testimonianze storiche, artistiche ed architettoniche, i beni culturali che da tempo difendono il sistema d’attrazione della città” (Casali di San Nicola, Zappino, Sagina, Pacciano, Giano, il castello Svevo, la Cattedrale, le chiese di Santa Margherita, Sant’Adoeno, i dolmen Frisari la Chianca e Paladini, i palazzi Tupputi, Frisari, Berarducci, Borgia, Ammazzalorsa, la Torre maestra, ecc), il mare e le sue spiagge e’ quanto scrive un nostro lettore, Pasquale Stipo.

“Sono anni che sento parlare di turismo qui a Bisceglie: chiacchiere, solo e sempre chiacchiere fino al punto che non se ne può più. Turismo per far uscire della crisi economica la nostra città; un ritornello che viene sempre a galla, ma che non incanta più nessuno. Prescindiamo della polemica: il turismo poteva e può, ancor di più di oggi, essere un importante settore della nostra economia a certe condizioni. Intanto va chiarito che il turismo è una “industria pesante”, nel senso che le sue conseguenze possono essere “pesanti”, se non ben governato, proprio sul patrimonio del paese, anche se ben governato, figuriamoci allo stato brado nel quale è lasciato.

La speranza di attrarre soprattutto una “clientela” di prestigio, cioè “ricca” di soldi, soprattutto, e di cultura, oltre che essere un atteggiamento reazionario è un’illusione sia perché tutti gli altri paesi viciniori concorrenti, e sono molti, vorrebbero la stessa cosa, sia perché si tratta di fatto di una clientela che non gradisce troppi vincoli e desidererebbe un uso esclusivo del nostro patrimonio. In realtà, oggi, i turismi sono molti ed il turismo sostanzialmente è di massa. È questo il fenomeno che deve essere governato. Non è necessario una selezione del “clienti” secondo censo, ma un’organizzazione degli stessi secondo aspettative, desideri, curiosità e per un uso regolato del nostro patrimonio.

DSC02113Spesso si sente la lamentela del “turista mordi e fugge” e non si riflette che il turista “fugge” soprattutto dalla vessazione e sfruttamento al quale è sottoposto da chi dovrebbe invece renderlo fedele. Lo sviluppo del turismo non può sposarsi con una idea “edilizia”, in questo caso il disastro per il “nostro” patrimonio sarebbe assicurato con la conseguenza di distruggere l’oggetto del desiderio. Per sviluppare il turismo sono necessarie azioni, soprattutto, di salvaguardia del nostro “patrimonio”. Non si possono privatizzare e distruggere coste, campagne e paesaggio è sperare di attrarre turisti. Non si può trasformare la nostra città in una “bolgia” impraticabile nella quale il turista è il pollo da spennare. Non si può mal gestire il nostro patrimonio artistico e storico e lamentarsi che i musei sono sempre chiusi, vedi Torre Maestra.

Lo sviluppo del turismo non serve al rilancio dell’edilizia e cementificazione, ma piuttosto in una sua limitazione, non significa concentrare l’attenzione solo in pochi siti ma cercare di valorizzare aspetti diversi del nostro territorio e del nostro patrimonio. Uno sviluppo ordinato e fruttuoso del turismo deve essere organizzato e gestito non secondo l’interesse degli speculatori, degli albergatori e dei ristoratori, ecc. ma secondo criteri che soddisfino insieme le aspettative del turista, gli interessi del paese e la remunerazione dei fornitori di servizi. Fino ad oggi non siamo stati capaci di questo, gli appelli allo sviluppo del turismo non fanno sperare niente di meglio. Non basta un “movimento” di difesa di specifici luoghi o panorami o singoli patrimoni, sarebbe necessario un piano e una politica. Questa necessità rende pessimisti. Quindi, la competizione nel campo del turismo urbano richiede interventi e iniziative mirate, pena l’esclusione o quantomeno la marginalizzazione e la perdita di quote dei mercato. Ciò significa registrare come il successo di una destinazione urbana non viva più solo sulla forza attrattiva dei tradizionali e consolidati magneti, ma sulle opportunità e occasioni che vengono offerte ai visitatori, sulle nuove infrastrutture finalizzate alle funzioni turistiche che si vogliono sviluppare, sulla capacità di comunicare il prodotto in maniera rinnovata.

DSC02114Per soddisfare le diversificate esigenze e le spinte motivazioni dell’outgoing nazionale e non, oggi la città deve farsi impresa, divenire un luogo gestito come un’azienda, in cui gli interventi puntino a migliorare la fruizione, la vivibilità e la stessa spendibilità dei prodotti urbani sul mercato della domanda. La città imprenditoriale, dunque, come espressione di una nuova tipologia di destinazione turistica che necessita di una sapiente ingegnerizzazione delle risorse di base e, quindi, capitali per il proprio sviluppo. Ed è tale l’urgenza di utilizzarli, che anche una sola carenza in tal senso produce una caduta di corredo di strutture urbane e la conseguente perdita delle risorse finanziarie già investite. Procedere nella gestione urbana significa quindi concepire l’acquisizione e la corretta pianificazione delle risorse come un dato permanente dello sviluppo. Ne deriva un crescente bisogno di integrazione fra pubblico e privato, in modo che il posizionamento del prodotto regga su solide basi in virtù degli investimenti stanziati e predisposti da un organico progetto.

Ma parlare di progettualità, a proposito di turismo urbano, esprime l’esigenza di diversificare l’offerta, investire sulla qualità e l’efficienza dei servizi e delle infrastrutture, migliorare nella ricettività il rapporto value for money, in modo che “l’itinerario soggiorno” sia funzionale alla differenziazione e qualità delle strutture urbane che una città sa e può mettere sul piatto della sua offerta:

– dai luoghi dell’arrivo e di partenza di accoglienza (aeroporto, stazione,etc.) all’ospitalità (albergo, agriturismo , etc.);
– dai luoghi della cultura (anche la cultura materiale e l’insieme dei comportamenti sociali) al tempo libero (ristorazione, svago, sport, etc.);
– dalle infrastrutture della accessibilità (sistema vario, percorsi pedonali, informazioni,etc.) al sistema dei trasporti;
– dalla riqualificazione degli spazi e dei tracciati, alla modifica degli standard e delle destinazioni d’uso, al fine di migliorare il rapporto e lo scambio fra residenti ed ospiti.
Oltre a ciò, concepire la città come impresa, e cioè come prodotto su cui operare per soddisfare la domanda di servizi turistici presuppone un arricchimento per la comunità non solo in termini di ricadute economiche, ma anche in termini culturali, proprio perchè favorisce il senso di appartenenza e di autorappresentazione da parte dei cittadini.

Premesso tutto questo, sarebbe opportuno istituire in città aree urbane che vogliono attirare visitatori e city users un organismo amministrativo che, più di un semplice assessorato al turismo, abbia competenze trasversali per impostare progetti di largo respiro, partendo dalle risorse disponibili per definire una “mappa delle possibili realizzazioni” che consenta di affrontare concretamente la necessità dei servizi e infrastrutture dell’area, di valutare gli interventi specifici rispetto agli esiti imprenditoriali e di riqualificazione della città. Nello stesso tempo questo centro di governo dovrebbe essere in grado di coordinare il capitale privato interessato ad investire, facendo incontrare le esigenze di interventi nel tessuto cittadino con la risposta progettuale dell’impresa, in una corretta corrispondenza fra pubblico e privato anche in termini di certezze procedurali e tempi di intervento.”




Attualità / Riceviamo & Pubblichiamo // Scritto da La Redazione // 24 agosto 2013