Trivellazioni in Adriatico: il Gruppo R.A.P. chiede al consiglio comunale l’adozione della delibera “No petrolio Puglia”

Attualità // Scritto da Serena Ferrara // 19 agosto 2015

Trivellazioni in Adriatico: il Gruppo R.A.P. chiede al consiglio comunale l’adozione della delibera “No petrolio Puglia”


Il Gruppo R.A.P. (Ripalta Area Protetta), associazione di promozione sociale, aderisce alla campagna di protesta contro le trivellazioni in mar Adriatico lanciata dal Coordinamento No Petrolio – Puglia e chiede l’approvazione, da parte del consiglio comunale di Bisceglie, di una deliberazione per ribadire la contrarietà a qualsiasi autorizzazione, presente e futura, relativa alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi nel Mare Adriatico.

«Approvare la delibera,  che non esclude altre azioni amministrative da parte dei singoli enti,  servirebbe – spiega il gruppo RAP – a manifestare la volontà  di un intero territorio coeso, di dire “NO” alle trivellazioni petrolifere, in nome di un modello di sviluppo moderno e sostenibile, per molti versi già intrapreso, assolutamente incompatibile con l’attuale anacronistico rilancio del fossile.

Si intende così condividere la posizione, già sostenuta da altri comuni e confermata dalla Presidenza della Regione Puglia, che intende impugnare i Decreti del Ministero dell’Ambiente riguardanti la possibilità di trivellazioni lungo le coste».

In questo momento sono quattro le società che hanno presentato al Ministero dell’Ambiente ed al Ministero dello Sviluppo Economico le istanze di permesso per la ricerca o prospezioni di idrocarburi in mare: la Global Petroleum Limited per le zone a largo di Monopoli e Bari, la Northern Petroleum Ltd per il mare prospiciente Bari, Brindisi e Monopoli, la Petroleum Geoservice Asia Pacific per la zona marina a largo della costa da Foggia ad Otranto e la Spectrum Geo Limited a largo della costa dal Gargano ad Otranto. Inoltre a Brindisi sono attive le piattaforme petrolifere Aquila 1 e Aquila 2 ed è stato già accordato un permesso di ricerca.

«È evidente, quindi, l’allarme per le sorti delle nostre coste, considerando la vastità di superficie marina che si vuole sottoporre all’attività di prospezione con la tecnica dell’ air-gun che è notoriamente riconosciuta come fonte di inquinamento ad alto impatto sull’ecosistema marino, già flagellato dall’Ostreopsis ovata (alga tossica), dal fenomeno dell’inquinamento chimico (dicloroetano e acrilonitrile) e dallo smaltimento dei residuati bellici (iprite).

Dopo l’organizzazione della manifestazione NO TRIV di Monopoli del 21 gennaio 2012, che vide la partecipazione di oltre 15.000 manifestanti e l’adesione di tante personalità del mondo politico, culturale e sociale, riteniamo che la via perseguire sia quella della modifica definitiva in parlamento del sistema legislativo che consente di avviare l’iter per le trivellazioni. In questi anni, infatti, le prospezioni e gli studi sono proseguiti, senza tener conto del sentimento popolare che li avversa. Per questo è fondamentale che le Regioni siano sostenuti dalle amministrazioni locali nel richiedere una moratoria che blocchi qualsiasi autorizzazione relativa alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sino a quando il Governo non definirà e sottoporrà a valutazione ambientale strategica i piani relativi a queste attività e alle strategie di decarbonizzazione della nostra economia.

La posizione che assumiamo non è preconcetta ma frutto di alcune considerazioni:

●     Non siamo un paese produttore di petrolio e non saranno queste attività di trivellazione a renderlo tale. Questa non è un’affermazione dogmatica ma frutto di un’analisi dei dati presenti nel report annuale della BP denominato “Statistical Review of World Energy 2015”, considerata la bibbia dei dati delle fonti energetiche. Dall’analisi di questo report si evince infatti che l’Italia ha una percentuale nulla di riserve petrolifere accertate rispetto al resto del mondo e, contribuisce per lo 0,1 % alla produzione mondiale di petrolio. Non saranno dunque queste attività di trivellazione a risollevare le sorti del paese come produttore di petrolio.

Piuttosto sarebbe auspicabile attrarre e investire capitali su altri fronti, come quello del turismo e della pesca e/o promuovere politiche più orientate alla tutela dell’ambiente, del territorio e del mare. Tutti aspetti sui quali la Puglia sembra essere naturalmente predisposta. Per altro, come già visto in Basilicata, le attività estrattive non hanno portato alcun vantaggio al territorio, né dal punto di vista economico, né dal punto di vista occupazionale, per cui non si comprendono le ragioni di adottare questo modello di sviluppo che sembra avere più un fine speculativo per pochi, che un fine sociale per molti.

●     In ragione di quanto sopra esposto sarebbe utile rafforzare gli strumenti di tutela del mare proponendo l’estensione all’Adriatico delle ZPE (Zone di Protezione Ecologica – vedi D.P.R n.209 del 27 ottobre 2011), come già fatto per il Mediterraneo nord-occidentale, il Mar Ligure ed il Mar Tirreno, recependo così le norme di prevenzione, repressione  e protezione sancite dell’Unione Europea e delle Convenzioni Internazionali in vigore. Ciò rafforzerebbe l’iter dell’istituzione dell’Area Marina Protetta “Grotte di Ripalta – Torre Calderina”.

Ci sia consentito, infine, ricordare che Bisceglie ha scommesso sull’istituzione dell’Area Marina Protetta e quindi sulla tutela e valorizzazione del suo mare, in quanto i vantaggi sono non solo ambientali, ma anche sociali ed economici. Che il Consiglio Comunale ratifichi questa vocazione».

Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




Attualità // Scritto da Serena Ferrara // 19 agosto 2015