QUANTO GUADAGNANO I SENATORI

Attualità / Politica // Scritto da Giuseppe Rana // 9 febbraio 2013

QUANTO GUADAGNANO I SENATORI


Palazzo Madama

Palazzo Madama

La media delle buste paga è di 12.540 euro al mese, comprensive di rimborsi, indennità, diaria e contributi accessori.

La legge che disciplina l’indennità  è la n. 1.261 del  31 ottobre 1965. La componente principale dello status economico del parlamentare è l’indennità, che costituisce il vero “reddito” del parlamentare laddove le altre componenti  (di seguito analiticamente indicate) hanno natura di rimborsi spese e sono dunque volte a soddisfare specifiche esigenze.

Indennità parlamentare

L’art.1 della legge n. 1261 del 1965, stabilisce che l’ammontare della indennità mensile non deve superare “il dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di cassazione ed equiparate”. L’importo dell’indennità, fissato nel 1993 al 96 per cento del trattamento economico su indicato, è stato ulteriormente ridotto del 10 per cento con la legge finanziaria 2006 e poi bloccato per cinque anni, dal 2008 al 2012, con la legge finanziaria 2008. Infine con la deliberazione approvata il 31 gennaio 2012 il Consiglio di Presidenza del Senato ha deciso di ridurre l’indennità lorda di 1.300 euro.

Per effetto di queste decisioni, nonché di un’ulteriore decurtazione applicata nel triennio 2011 – 2013 ai sensi dell’articolo 13 del decreto-legge n. 138 del 2011, attualmente l’importo lordo dell’indennità dei Senatori è pari a 10.385,31 euro (che si riducono a 10.064,77 euro per i Senatori che svolgano un’attività lavorativa). Benché non sia una retribuzione derivante da un rapporto lavorativo, ai fini fiscali l’indennità è un reddito assimilato a quelli di lavoro dipendente e, dal 1° gennaio 1995, è interamente assoggettata all’imposizione tributaria. Al netto delle ritenute fiscali e dei contributi obbligatori per il trattamento previdenziale, per l’assegno di fine mandato e per l’assistenza sanitaria, l’indennità mensile si riduce ad euro 5.304,29 (5.122,19 per coloro i quali svolgano attività lavorative).

Ovviamente da tali importi vanno poi sottratte le addizionali all’IRPEF, che variano in base al domicilio fiscale: l’indennità netta mensile corrisposta ai Senatori può dunque essere leggermente inferiore o superiore ai 5.000 euro, a seconda della Regione e del Comune di residenza. Non è possibile cumulare l’indennità con alcun reddito da lavoro da impiego pubblico, ai sensi dell’art. 68 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, che prevede per i pubblici dipendenti l’obbligo di aspettativa senza assegni per mandato parlamentare.

Rimborsi forfettari di spesa

Diaria. E’ prevista dalla legge n.1261/1965 e spetta a tutti i parlamentari, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno. Periodicamente aggiornata in funzione dell’aumento del costo della vita, la diaria è stata erogata dal 2001 al 2010 nella misura di 4.003 euro al mese. È stata poi ridotta a 3.500 euro a decorrere dal 1° gennaio 2011, per effetto della deliberazione adottata dal Consiglio di Presidenza in data 25 novembre 2010. Sono previste decurtazioni per ogni giornata di assenza dai lavori parlamentari.

14235-1-senato-della-repubblicaRimborso delle spese per l’esercizio del mandato. A decorrere dal mese di marzo 2012 i Senatori ricevono un importo mensile di 2.090 euro, a titolo di rimborso delle spese effettivamente sostenute nella loro attività parlamentare e politica.

Rimborso forfettario delle spese generali. A decorrere dal 1° gennaio 2011 i Senatori ricevono un rimborso forfettario mensile di euro 1.650, che sostituisce e assorbe i preesistenti rimborsi per le spese accessorie di viaggio e per le spese telefoniche.

Facilitazioni di trasporto

Durante l’esercizio del mandato, i Senatori usufruiscono di tessere strettamente personali per i trasferimenti sul territorio nazionale, mediante viaggi aerei, ferroviari e marittimi e la circolazione sulla rete autostradale.

Pensioni

Dal 1° gennaio 2012 è stato introdotto il nuovo trattamento previdenziale dei parlamentari, basato sul sistema di calcolo contributivo già adottato per il personale dipendente della Pubblica Amministrazione. Il diritto al trattamento pensionistico si matura al conseguimento di un duplice requisito, anagrafico e contributivo: l’ex parlamentare ha infatti diritto a ricevere la pensione a condizione di avere svolto il mandato parlamentare per almeno 5 anni e di aver compiuto 65 anni di età. Per ogni anno di mandato oltre il quinto, il requisito anagrafico è diminuito di un anno sino al minimo inderogabile di 60 anni.

Il Regolamento delle pensioni dei senatori, approvato dal Consiglio di Presidenza il 31 gennaio 2012, prevede la sospensione del pagamento della pensione qualora l’ex Senatore sia rieletto al Parlamento nazionale ovvero sia eletto al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale. Tale sospensione si applica altresì a tutti gli incarichi incompatibili con lo status di parlamentare – inclusi gli incarichi di Governo, in altri organi costituzionali, nelle Giunte regionali nonché le cariche elettive negli enti territoriali incompatibili con il mandato parlamentare – purché comportino un’indennità pari almeno al 50 per cento dell’indennità parlamentare lorda.

Assegno di solidarietà (o di fine mandato)

Al termine del mandato parlamentare, il Senatore riceve dal Fondo di solidarietà fra i Senatori l’assegno di solidarietà, che è pari all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità, moltiplicato per il numero degli anni di mandato effettivo. Tale assegno viene erogato sulla base di contributi interamente a carico dei Senatori, cui è trattenuto mensilmente il 6,7 per cento dell’indennità lorda.

Assistenza Sanitaria Integrativa

Il Fondo di solidarietà fra i Senatori eroga un rimborso parziale di determinate spese sanitarie sostenute dagli iscritti, nei limiti fissati dal Regolamento e dal Tariffario. L’iscrizione è obbligatoria per i Senatori in carica, che versano un contributo pari al 4,5 per cento dell’indennità lorda; è facoltativa per i titolari di assegni vitalizi, il cui contributo è pari al 4,7 per cento dell’importo lordo del proprio assegno.

La riduzione del trattamento economico dei Senatori

Dal 1° gennaio 2006 al 2012 l’importo dell’indennità parlamentare lorda è stato ridotto da 12.434,32 a 10.385,31 euro. Inoltre dal 1° gennaio 2011 le competenze accessorie sono state complessivamente ridotte di 1.000 euro al mese. Dal gennaio 2012 è stato radicalmente modificato il trattamento previdenziale di tutti i parlamentari, con l’introduzione del sistema contributivo.

Inoltre, a partire dal 1° gennaio 2010, sono state notevolmente ridotte le facilitazioni di viaggio a favore degli ex senatori, con l’introduzione di un tetto annuale per i viaggi aerei e ferroviari sul territorio nazionale e con la soppressione di qualsiasi rimborso dei pedaggi autostradali. [Fonte: www.senato.it]




Attualità / Politica // Scritto da Giuseppe Rana // 9 febbraio 2013
  • Michelangelo Tarricone

    Caro Peppino, i miei più vivi complimenti nello descrivere in modo esaustivo e puntiglioso il guadagno dei senatori nel nostro Paese.
    Come ho sempre detto la matematica non il mio forte ma, stando a quello che tu hai scritto, devo ammettere che questi “galantuomini” non se la passano certamente male anche al raggiungimento della loro pensione.
    Non moriranno mai di fame, credimi, perchè la maggior parte delle disgrazie del nostro Paese sono esclusivamente dovute a questi “grandi talenti” della politica (come soleva chiamarli Marx), che non hanno mai avuto senso di responsabilità, che si son fatti dello Stato una specie di Paese di Bengodi dove i grossi stipendi non costano che un pò di calli alle natiche, dispersione di fosforo al cervello e qualche documento da firmare senza neppure leggerlo.
    Arruolati senza neppure l’ombra di una dimostrazione di capacità, con criteri empirici di beneficienza sociale, sono diventati un mostruoso vampiro della vita nazionale, che cerca di isterilire le fonti della intelligenza, della serietà, della responsabilità e della coerenza.
    Avremo pazienza, ne abbiamo sempre avuta. Coraggio signori senatori, pochi euro di biada invece di migliaia di euro di stipendio.
    Lo stesso servizio e forse più intelligente; invece di farci masticar fiele, ci farete sorridere; il sorriso è affetto anch’esso da carestia e non sarà male diffonderne nel mercato una partita nuova.
    Alla prossima, mio fraterno amico!!!!!……

    • Pasquale Stipo

      In una campagna elettorale assai difficile e che cavalca l’onda della protesta e della disaffezione verso la Politica, fossi nell’articolista e in te Michelangelo, sarei più accorto nell’ingenerare confusione e malcontento. Ad ogni buon conto, visto che a volte si vuol dare sfogo ai parti della fantasia concependo così mongolfiere cariche di aria, pur essendo convinto che i costi della politica andrebbero rivisti, giova fare una precisazione, tanto a scanso di equivoci solo atti ad ingenerare un clima di sterile confusione.
      In tutti gli ordinamenti ispirati alla concezione democratica dello Stato è garantito ai parlamentari, rappresentanti del popolo sovrano, un trattamento economico adeguato ad assicurarne l’indipendenza. In Italia è stato introdotto con la Costituzione repubblicana, che all’art. 67 afferma: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” e poi all’art. 69stabilisce: “I membri del Parlamento ricevono un’indennità stabilita dalla legge”.
      Le due norme, intimamente connesse, hanno trovato attuazione nella legge che disciplina l’indennità – la legge 31 ottobre 1965, n. 1261 – in cui l’istituto è precisamente definito come “l’indennità spettante ai membri del Parlamento (…) per garantire il libero svolgimento del mandato”.
      Il trattamento economico dei parlamentari, nel complesso, è dunque concepito come condizione dell’esercizio indipendente di una fondamentale funzione costituzionale e, al tempo stesso, come garanzia che tutti i cittadini, senza riguardo al patrimonio o al reddito, possano realmente concorrere alla elezione delle Camere.
      Tale trattamento, di cui è parte essenziale anche la pensione spettante dopo la cessazione dal mandato, è finalizzato a creare le condizioni per cui il parlamentare possa impegnarsi nelle sue funzioni – a scapito del lavoro o di altre attività economiche – senza dover dipendere da altri soggetti, incluso il partito politico cui appartiene.
      La componente principale dello status economico del parlamentare è l’indennità, non soltanto perché è espressamente prevista dalla Costituzione, ma anche perché costituisce il vero “reddito” del parlamentare laddove le altre componenti hanno natura di rimborsi spese e sono dunque volte a soddisfare specifiche esigenze.

      • Michelangelo Tarricone

        Mio caro ed eccelso Maestro,
        non ho generato affatto nessun malcontento o confusione. Questa è realtà, Pasquale, una realtà brutale e cinica che si è sempre protratta nel tempo a discapito di noi poveri comuni immortali. Quello che ho argomentato e messo in evidenza è la verità, la sacrosanta verità di un Italia ormai disperata, moribonda, e abbandonata al suo fatale e tragico destino.
        Vedrai che dopo le elezioni ognuno prenderà la sua strada diretto o a Montecitorio o a Palazzo Madama e la nostra città continuerà a languire e a marcire in un letamaio dove sicuramente sarà drammaticamente arduo poterne venir fuori.
        Ho detto la mia, Pasquale; forse ho creato quel malcontento, ma non mi interessa. Loro sorridono sempre, ma non credo che sarà sempre così, perchè il riso abbonda sulla bocca degli stolti. Finirà anche per loro. Me lo dicesti l’altro giorno e tu sai a chi mi riferisco. Alla prossima…………….

        • Pasquale Stipo

          I veri nemici di noi siamo noi.

          In questa campagna elettorale così cruda e becera, parlare di politica e politici è come parlare di esplosivi in mano ad uno che si autoreferenzia artificiere quando non lo è. Per uscire dalla sterile polemica circa gli appannaggi dei politici o dei membri dei due rami del parlamento è adottare un piano di riforme salutari che nessuno fino ad oggi ha mai voluto seriamente, compreso chi si pone a novanta gradi di fronte ad un certo tipo di casta pronta a sodomizzare non lo si fa col notificare ai lettori quando prende un senatore di stipendio: non serve a niente. E’ solo notizia da mercatino rionale. Occorre presentare idee invece; servono programmi, non creare nemici per evitare di confrontarsi sui temi importanti.
          Dobbiamo essere netti: non si esce dalle chiacchiere se non c’è da parte del cittadino un segnale forte ai propri eletti. Non è riconoscimento e rispetto quel tramestio che caratterizza la campagna elettorale, che non distingue i ruoli, che confonde responsabilità, che crea nemici per non provare a misurarsi sui contenuti, che scarica responsabilità per non ammettere che noi cittadini abbiamo le nostre colpe quando trascurando il nostro dovere di elettori, abbiamo scelto rappresentanti incompetenti.
          Il resto sono chiacchiere e demagogia. In queste settimane in cui diluvia fango, per dirla con Pirandello, i commenti che a lungo hanno liquidato il tema della bulimia e delle degenerazioni dei partiti, dei palazzi romani, delle Regioni, degli enti locali come un’invenzione di giornalisti sfaccendati. Per salvare la politica seria va estirpata quella malvagia, ma sai quanti sono i cittadini che vogliono quella malvagia per ottenere favorucci? Se vuoi Michelangelo, ti posso stilare un elenco di questi soggetti che a Bisceglie vivono e sguazzano come porci in brago e si lambiccano il cervello per leccare questo o quello. Meno costi, meno politici. Non è così. E sono in tanti a riflettere su ciò che accade oggi. Purtroppo la vera antipolitica è l’insensibilità dei cittadini che poi si abbandonano a critiche di comodo, la loro incapacità di capire la gravità del momento e la loro resistenza a un profondo rinnovamento. Temi troppo a lungo bollati con un’alzata di spalle e una risatina di compatimento: moralismo forse?.
          Quale sia il panorama di macerie, etiche e politiche, è sotto gli occhi di tutti. Ma proprio perché la cocciuta riluttanza a curar la piaga ha messo a rischio perfino irrinunciabili valori della democrazia, cioè il nostro sistema solare, occorre ricordare che sarebbe un delitto se anche stavolta finisse come dopo altre ondate di insofferenza dei cittadini.
          Sai quante notizie Ansa uscirono nel 2009 con le parole “costi della politica” nel titolo? Quattro: su centinaia di migliaia. Niente ma proprio niente era cambiato rispetto ai tempi dell’indignazione popolare. Anzi, i costi continuavano a salire. Eppure il problema era stato rimosso. Cancellato. Come non contassero le aberrazioni che si accumulavano ma solo la percezione dei cittadini. Occhio non vede, fegato non si rode.
          E siamo andati avanti, per anni, con le intemerate. Marcello Pera tuonava contro la becera campagna di aggressione al Parlamento che pur di abbattere Berlusconi non esita ad abbattere la democrazia. Giancarlo Lehner contestava la Gestapo mediatica dell’antipolitica. Luigi Lusi si lagnava del suo arresto concesso all’antipolitica. Ugo Sposetti ammoniva: “L’antipolitica è un mostro insaziabile. Qualunque cosa gli dai, vuole sempre di più”. È vero. Ma quali riforme radicali sono state pretese dai cittadini e quali sono state fatte, in questi anni, per impedire al mostro di mettere spavento?