LA TESTIMONIANZA DI VALENTINA ACHILLE, SOPRAVVISSUTA ALLA SCIAGURA FERROVIARIA

Cronaca // Scritto da Serena Ferrara // 13 luglio 2016

LA TESTIMONIANZA DI VALENTINA ACHILLE, SOPRAVVISSUTA ALLA SCIAGURA FERROVIARIA

«Avevo scelto le ferrovie del Nord Barese perché sono più pulite, confortevoli e puntuali»

LA DIRETTA DAI LUOGHI DELLA SCIAGURA E DAGLI OSPEDALI DEL TERRITORIO
L’elenco delle vittime identificate
L’elenco di chi si è salvato
L’angoscia dei parenti
La testimonianza di Valentina Achille, sopravvissuta alla sciagura

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Valentina Achille, 24 anni, studentessa in scienze politiche prossima alla laurea, ce l’ha fatta. È tra i sopravvissuti del più tragico incidente ferroviario della storia della Puglia. Tranese, volontaria del centro di  di Bisceglie “Tra Naso e Coda”, divide la sua vita tra Trani, Bisceglie ed Andria. Una ragazza dal cuore d’oro, la descrivono gli operatori dell’ASD di via Luchino Visconti, che con lei hanno condiviso tanti momenti di impegno civico.

Due costole rotte e alcune ferite sul volto, la diagnosi dei medici dell’ospedale Bomono di Andria, dove la ragazza, ricoverata, trova la forza di scrivere un lungo, commuovente messaggio su Facebook.

Valentina era partita alle 7.30 da Trani (nella foto in primo piano, l’attesa del treno, in compagnia del fidanzato Pietro), in direzione Bari. Ad accompagnarla il fidanzato Pietro Loconte, di Andria, che la stava supportando nel difficile periodo della stesura della tesi di laurea. Aveva scelto Ferrotramviaria e non Trenitalia, anche in questa occasione «per l’igiene, il comfort, la puntualità» Per lei, la mattinata si era conclusa positivamente, con un ok da sul lavoro svolto da parte del prof. dell’università. Il treno del ritorno l’avrebbe accompagnata dalla sorella prima, dal fidanzato ad Andria poi.

«Ieri mi ero svegliata con tanti buoni propositi… appena rientravo da Bari sarei andata da mia sorella e poi a pranzo dal mio ragazzo. Ho sempre preferito la barinord al trenitalia…per l’igiene, il confort e soprattutto la puntualità (una volta sono rimasta 3h in treno nelle fs). Ieri ero felice, il capitolo della tesi va bene e potevo andare avanti, J Ax nelle orecchie e il solito viaggio… » racconta.

Poi lo scontro, annunciato da “qualcosa che non andava”: più fermate sospette durante il viaggio, diversi inceppamenti del mezzo, di cui ufficialmente nessuno ancora parla.  

«Un solito viaggio che però stava avendo problemi… troppe volte abbiamo sostato e che qualcosa non andava si sentiva. Un attimo e mi sono ritrovata sotto il tavolino dei sedili… un forte boato “cazzo sta succedendo??” … il tempo di riprendermi e un ragazzo si è accertato delle mie condizioni… ho pensato ad una bomba poi non so forse per pensare ad altro ho iniziato a cercare la borsa per bere acqua che non ho più bevuto… una testa su di un albero … cazzo vale sei viva… ho pensato e subito le lacrime mi hanno attraversato! la mia maglia sporca di sangue e il petto dolorante… grazie al ragazzo della valigia blu e a quello della campagna siamo usciti dal treno ….».

A soccorrerla, grazie ad un messaggio Whatsapp, il fidanzato, giunto sul posto grazie alle indicazioni inviate tramite tracciamento GPS dalla fidanzata, che solo così si è potuta salvare. 

«Eravamo salvi… era una tragedia più grossa di quello che pensavo… ho avvisato Pietro, mia sorella e famiglia e un paio di amici nessuno ci credeva …
io non ci credo ancora … questa notte ho rivissuto tutto… ma io sono viva… si viva.. distrutta ma viva .. nel 2016 non si può morire così!!!
cosa ho pensato una volta qui? che devo essere grata di poterlo raccontare…piango per il dolore di chi ha perso cari e di chi è ancora a rischio! Sono felice per la ragazza bionda che ho accompagnato… fin quando non ho saputo che stava bene io non avevo dolori .. appena rilassata ho pensato che forse proprio così bene non sto ma poco importa sono viva e devo alzarmi!!»

Commuoventi le parole di ringraziamento che scrive d’un fiato sul web:

«Ringrazio il mio ragazzo, la mia vita, che ha anche aiutato il 118 ad arrivare su quel luogo dimenticato da Dio… gli operatori del pronto soccorso e tutto l’ospedale … i dottori e infermieri che mi hanno rassicurato e confortato.. che hanno asciugato le mie lacrime e detto ” non è una gara a chi soffre meno, chiedi aiuto e piangi quanto vuoi … ma rilassati!”

La mia famiglia, non che quella di Pietro e le mie custodi… mi sono vicine … come tutti voi che mi avete contattato!
Siate felici per me… camminerò e riprenderò a pieno la mia vita! certo le ferite fisiche… la cicatrice al mento e le costole fratturate resteranno con me per sempre .. quelle degli occhi che hanno visto e del cuore stremato dalle urla, per cui non potevo fare nulla,le userò per farmi forza! Ora si va avanti, soprattutto per coloro che non ci sono più!!

Ringrazio il mio Papà che dal cielo mi ha fatto da scudo, ne sono sicura! Ancora grazie e scusate se non rispondo … ma sono scossa mi fanno male i denti e piango».

Anche Pietro è molto scosso, quasi avesse perso alcuni anni della sua ancor giovane vita:

«La prima telefonata è arrivata alle ore 11.00 – racconta – ma ero convinto che Valentina fosse arrivata in stazione, ad Andria, e non risposi. Subito dopo arrivarono altre due telefonate: alla terza capì che era il caso di rispondere. La voce era straziante, piangeva, non capivo cosa stesse succedendo. Decisi di affidarmi all’istinto: mi misi subito in sella alla Vespa per cercare una pattuglia e ricevere delle indicazioni. Nessuno sapeva di cosa stessi parlando. Ho seguito la prima ambulanza che ho visto sfrecciare lungo la direzione dell’incidente, ma fummo costretti a fermarci, perché non conoscevamo il luogo esatto dell’incidente. Fu un operatore del 118, frattanto giunto sul posto, a fornirmi la posizione tramite whatsapp, dopo alcuni minuti. Giunto sul posto, mi si parò di fronte una scena orribile: tutti urlavano, c’erano persone piene di sangue, gente che non dava segni di vita. Non sapevo dove andare, cosa fare, correvo da una parte all’altra senza riflettere. Alle 11.40 telefonai nuovamente a Valentina, che si trovava dall’altra parte del binario. La raggiunsi con il cuore spezzato e decisi di portarla via da quell’inferno maledetto. Fornì aiuto a chi potevo e mi misi in macchine insieme ad un altra ragazza e un ragazzo.

Riuscimmo a raggiungere il pronto soccorso di Andria alle 12.00. Prime notizie alle ore 17.00: Valentina era salva, ricoverata al quinto piano per via delle fratture.   Grazie a chi si è preso cura della mia Valentina, grazie a chi ha reso possibile il miracolo».

Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




Cronaca // Scritto da Serena Ferrara // 13 luglio 2016