Terremoto centro Italia, provocatorio Lino Ricchiuti: «Non darò neanche un euro a chi raccoglie fondi»

Politica // Scritto da Serena Ferrara // 30 agosto 2016

Terremoto centro Italia, provocatorio Lino Ricchiuti: «Non darò neanche un euro a chi raccoglie fondi»


oglie fondi per le popolazioni terremotate».

Suona come una provocazione quella di Lino Ricchiuti, presidente nazionale del movimento nazionale Popolo Partite Iva.

In realtà è un modo, forte, per mettere il dito nella piaga: neanche in questa occasione le banche hanno evitato di accreditarsi le commissioni sui bonifici che l’Italia solidale sta erogando in favore delle popolazioni colpite dallo sciame sismico. È per questo che Ricchiuti, tra i pochi in Italia ad aver posto l’attenzione sul discutibile dato di fatto, ha dichiarato: «Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms. Non partiranno bonifici da banche che non hanno avuto neanche il pudore di azzerarsi le commissioni».

Il messaggio, in realtà, va oltre, spostandosi sul piano filosofico: Ricchiuti, in un lungo messaggio, dice stop alla solidarietà pelosa che, a suo parere, ha rovinato l’Italia, diventando un giustificativo della morbosa curiosità da spioncino che è diventata segno distintivo di una troppo ampia maggioranza di italiani.
«Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda. Non do un euro perché è la beneficenza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficenza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro, dopo oltre 30 anni siamo ancora sull´orlo di quel pozzo».
Eppure Ricchiuti pensa che le tragedie, tutte, possano essere prevenute, i pozzi coperti, le responsabilità accertate, i danni riparati in poco tempo.
«Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la Protezione Civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano  invece ai tanti eccellenti e grandi evasori che attraversano l’economia del nostro Paese o ai politici di lungo corso che non hanno mai lavorato in vita loro e hanno yacht arenati in porti turistici o mega ville. Nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto sarà il paravento per giustificare tutto anche le migliaia di suicidi di Stato per ragioni economiche e vessatorie sui quali volutamente hanno fatto cadere il silenzio . Vergognatevi».
«Avrei potuto scucirlo qualche centesimo – prosegue Ricchiuti, che punta il dito sullo spreco e l’accantonamento illogico di risorse statali, regionali, europee che potrebbero prevenire buona parte dei disastri che mettono in ginocchio l’Italia, periodicamente. –  Poi ho ascoltato dalla TV di Stato per cui paghiamo il canone dire da un famoso giornalista e ministro annesso che il terremoto fa PIL e la “classe dirigente ” dire che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme – da generazioni – gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.
Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mio padre, che ha lavorato per 40 anni in campagna , prende di pensione in un anno meno di quanto un qualsiasi parlamentare guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa?
A proposito. Quando ci fu il Belice i miei nonostante vivessero una vita dura economicamente parlando, diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate. Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata.
Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente e poi l´Aquila con quella casa dello studente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno.
Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce una rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Nella vita devi compiere delle scelte. Non puoi stare contemporaneamente dalla parte del ladro e dalla parte del derubato. Non puoi credere nella lealta´ e stare dalla parte dei traditori. Spesso nella mia vita sono stato dalla parte del torto perchè il “giusto” è essere vili,disonesti, squallidamente normali o schierati a prescindere. Una vita dalla parte del torto e, ancora continuo.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde».
Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




Politica // Scritto da Serena Ferrara // 30 agosto 2016