Stop al traffico: la ricetta di Pasquale Consiglio

Ambiente // Scritto da Serena Ferrara // 16 gennaio 2017

Stop al traffico: la ricetta di Pasquale Consiglio

«L’Amministrazione ha il dovere di offrire ampi “parcheggi gratuiti” dislocati in aree strategiche della città»

Sebbene l’esperto di circolazione e psicologia del traffico sia suo figlio Antonio, già presidente dell’associazione Biciliae e più volte invitato in ambito internazionale a dire la propria in tema di mobilità sostenibile, a dire la propria, in modo del tutto autonomo è Pasquale Consiglio, che in una lettera aperta alla città vuole esprimere il punto di vista di un qualsiasi cittadino attento, che si pone domande e cerca di darsi risposte.

Parte dalla considerazione che le strade hanno da sempre una funzione basilare, quella di: «Consentire il raggiungimento di due punti distanti tra loro. Le strade, cioè, nascono per essere vie di comunicazione fisica. Intanto posso raggiungere un luogo in quanto l’esistenza di una strada me lo consente».

Fatta questa premessa, di domanda se ne pone una seconda: «Con quale mezzo deve essere raggiunto il punto distante? Qui le risposte possono essere le più diverse. Si va dalle proprie gambe, alla bicicletta, ai veicoli motorizzati. La scelta ovviamente dipenderà dalla distanza. Le brevi distanze meglio percorrerle a piedi o in bicicletta, le altre con mezzi motorizzati, possibilmente non inquinanti».

La terza domanda riguarda i veicoli in sosta: «Le strade nascono per essere percorse o anche per potervi parcheggiare per tempi limitati o per essere stabilmente occupate da veicoli in sosta? La risposta comincia ad essere un po’ più complessa, considerato che occorre conciliare opposte esigenze. Se la sosta consentita, come avviene frequentemente a Bisceglie, impedisce o ostacola seriamente la fluidità del traffico, allora occorre individuare dei correttivi: dal divieto di fermata permanente alla sosta breve».

Quarta domanda: «Meglio privilegiare la mobilità o … l’immobilità del traffico cittadino, intendendo per immobilità sia i tempi in cui siamo fermi in auto, sia il tempo necessario per trovare un parcheggio? La risposta è (apparentemente) semplice. Tutti siamo portati a rispondere che privilegiamo la mobilità ma poi, nella pratica quotidiana, ci tuffiamo nel traffico urbano con la segreta speranza di essere fortunati nella ricerca di un parcheggio».

Di qui una serie di considerazioni: «I nostri amministratori ben conoscono le nostre cattive abitudini e allora cercano di dissuaderci dall’uso dell’auto con vari sistemi: dalle isole pedonali, ai parcheggi a pagamento, alle soste brevi. Ma, a giudicare dal traffico, con scarsi risultati.

Di fronte a uno scenario simile, si impone la ricerca di nuove soluzioni. E con le idee ben chiare sulla funzione delle strade. Dobbiamo partire da un concetto imprescindibile: le strade devono servire per essere percorse agevolmente, non per rimanervi imbottigliati. Quindi, se è vietato sostare per agevolare lo scorrimento del traffico, l’Amministrazione ha il dovere di offrire ampi “parcheggi gratuiti” dislocati in aree strategiche della città. Proviamo ad indicarne qualcuna, senza trascurare di far capire a moltissimi automobilisti biscegliesi che i tempi dell’auto sotto casa o … dentro al negozio sono finiti, che devono iniziare ad abituarsi a lasciare l’auto (se proprio non possono usare mezzi alternativi) in parcheggi che richiedono qualche minuto a piedi per raggiungere successivamente la meta.

Scendiamo nel concreto. Partiamo dal centro storico. Buona l’idea del “varco attivo/non attivo” ma non condivido l’impossibilità di accedere permanentemente all’ampia area di parcheggio del Bastione San Martino. E’ un’area di importanza strategica, dove dovrebbero poter liberamente parcheggiare 24 ore su 24 sia i residenti, sia i biscegliesi diretti al mercato di corso Umberto, agli esercizi commerciali e agli uffici comunali esistenti nel centro storico. Solo indirizzando gli automobilisti verso quell’area si potrebbe seriamente chiudere al traffico la città vecchia, che dovrebbe rimanere percorribile per il traffico automobilistico solo lungo le strade perimetrali che portano al suddetto Bastione, prevedendo il parcheggio lungo il perimetro solo a pagamento e se non crea intralci alla circolazione.

Oggi invece assistiamo al caos più completo nell’area del mercato (tutt’altro che pedonale!) cui si sta tentando di rimediare con la sosta di 30’ nei pressi dell’ufficio distaccato della Polizia Municipale e con il divieto per i non residenti di raggiungere in determinate ore il parcheggio del Bastione San Martino, con gravi danni per le attività commerciali che insistono nell’area. Quest’ultima soluzione, non consentendo di oltrepassare il “varco”, oltre ad accrescere gli ingorghi all’incrocio tra piazza Castello, corso Umberto e via Dante Alighieri, col tempo metterà sicuramente in crisi le attività commerciali con conseguente chiusura di esercizi e minore rivitalizzazione del centro storico.

Il medesimo discorso può farsi per l’ampio nuovo parcheggio nell’area dismessa dalle ferrovie dello Stato. Occorre incentivare il libero accesso all’area limitando contestualmente, o escludendo del tutto, la possibilità di sosta nelle strade viciniori (via Piave, via 24 Maggio, via De Gasperi e relative traverse).

Sicuramente le due ampie aree di parcheggio indicate sono insufficienti. Occorre quindi individuarne di nuove che, senza essere necessariamente centrali, siano tuttavia “a pochi passi” al centro della città. Penso all’area del campo sportivo di via Cavour. Un campo da gioco in centro è del tutto anacronistico e poco funzionale. Potrebbe trasformarsi in un grande autosilo, possibilmente sotterraneo, in grado di accogliere migliaia di veicoli. La sua trasformazione in area destinata a parcheggio consentirebbe di liberare dalle auto in sosta via Bovio e relative strade trasversali.

Fin qui gli interventi auspicabili ad opera dell’Amministrazione. E i privati? In quale modo possono essere indirizzati verso un atteggiamento collaborativo? Come già accennato, dovrebbero essere disincentivati dal parcheggio a tutti i costi sotto casa in quanto si traduce in un’occupazione permanente di suolo pubblico. Questo è il motivo principale per cui non solo devono individuarsi ampie aree pubbliche di parcheggio collettivo, ma devono anche essere gratuite. Inoltre, con forti sgravi fiscali, dovrebbe incoraggiarsi anche l’apertura di garage privati, a pagamento, nel centro della città.

In conclusione, le iniziative che con auspicabile sinergia pubblico e privato dovrebbero assumere, potrebbero riassumersi in un unico concetto: liberare le strade dall’occupazione permanente di auto, individuare ampie e gratuite aree di parcheggio pubblico in zone strategiche della città, incentivare l’apertura di autosilo privati.

Infine, ritengo necessario spendere qualche parola sull’opportunità di rendere pedonale e chiudere al traffico in maniera permanente, o solo per determinate manifestazioni, come avviene tuttora, via Nazario Sauro, il cosiddetto “waterfront”.

Premetto che, come il lettore può avere intuito dalle righe precedenti, non propendo affatto per l’incoraggiamento dell’uso dell’auto a tutti i costi, ma per un suo uso razionale e, soprattutto, privilegio lo scorrimento del traffico, che consente di raggiungere rapidamente qualsiasi punto della città, all’imbottigliamento cronico ed inquinante.

Proprio per queste ragioni non ho mai condiviso la chiusura al traffico di via Nazario Sauro, spesso decisa per accontentare desideri apprezzabili ma illogici di ambientalisti locali: perché rappresenta una strada di collegamento vitale tra la litoranea di levante e quella di ponente; perché non ha valide alternative; perché il traffico tra est e ovest della città si riversa tutto su via Imbriani e via Bovio; perché la concentrazione del traffico sulla strada principale che attraversa il centro cittadino determina il blocco della circolazione, allunga i tempi di percorrenza e accresce il livello di inquinamento.  Non sono motivi sufficienti per cambiare idea sull’uso del waterfront? Se davvero si vuole rivitalizzare la zona portuale, tutte le manifestazioni finora svoltesi su via Sauro possono tranquillamente in futuro essere trasferite di qualche metro nell’area compresa tra via della Repubblica e la Conchiglia Adriatica. Pensateci.

Chiudo queste riflessioni forse prolisse, ma che mirano ad aprire un dibattito sulla mobilità sostenibile a Bisceglie, con un esortazione ai biscegliesi: PER SPOSTARVI IN CITTA’ USATE LA BICICLETTA! Non inquina, non ha costi di carburante, riduce il numero delle auto circolanti, riduce i tempi di percorrenza, non crea problemi per la ricerca di un parcheggio, risparmiate in farmaci, visite mediche, palestra e … vi mantiene in forma! Usatela per recarvi al lavoro, a scuola, per i normali spostamenti. Non vergognatevi. Se anni addietro usava la bicicletta chi non poteva permettersi l’automobile, oggi, che siamo tutti motorizzati, usare l’automobile indiscriminatamente, senza valutarne la necessità o le alternative, è sinonimo di pigrizia, di inciviltà, di desiderio di rendere invivibile l’ambiente e di contribuire a creare traffico, caos e stress. Nel nord Europa (ma anche nel nord Italia) le biciclette circolanti sono milioni e sono usate da tutti i ceti.

Agli Amministratori rivolgo un appello: incentivate l’uso della bicicletta, premiando chi ne fa uso quotidiano, soprattutto gli studenti, gli impiegati comunali e i politici locali dai quali dovrebbe partire l’esempio; consentite la circolazione della bicicletta nel centro storico, nelle isole pedonali, contromano nei sensi unici. Non rifugiamoci dietro la necessità delle piste ciclabili. Se il numero delle biciclette in circolazione comincia a superare il numero delle auto circolanti, gli automobilisti saranno costretti ad arrendersi e forse a pretendere … piste per auto! La discussione è aperta».

Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




Ambiente // Scritto da Serena Ferrara // 16 gennaio 2017