Standing ovation al Garibaldi per “Fuori” di Francesco Sinigaglia

Cultura // Scritto da Cinzia Montedoro // 11 dicembre 2016

Standing ovation al Garibaldi per “Fuori” di Francesco Sinigaglia

Le emozioni, le paure e la parvenza della felicità a contornare un anno di avvenimenti: il 1994

Lo sguardo attento di un conte ormai solo, vecchio e tremante a sorvegliare l’andare del tempo e scrutare attento le storie di uomini e donne chiusi in un limbo, dove solo il coraggio, la volontà e la forza dell’amore possono sconfinare, per recuperare quella dignità ma soprattutto quella linfa vitale spenta dai tanti abusi e dalla sete di potere.

Una storia unita a tante altre, ieri come oggi, legata da un filo conduttore: il desiderio di uscire “Fuori”. Fuori dalle violenze come quelle subite da Aurora, una giovane donna “costretta” ad amare un uomo che “sfugge” dalla condizione di innamorato delegando alle mani e alla rabbia il suo amore malato. Una “bestia” che si rifugia con violenza nell’animo e sul corpo di Aurora, che con coraggio riesce dopo l’ennesima violenza a denunciare il “suo uomo”, scagliando con decisione alle spalle i pianti e il dolore senza alcun rimorso.

1994 porta con sé il ricordo di una società bipolare che si divide tra eletti e disperati, pseudo-politici vestiti da cinici caimani alle prese con il motto: «Ciò che è mio è mio, ciò che è tuo è sempre mio!» che centimetro per centimetro riescono a salire i gradini della scala sociale fino a coronare proprie aspirazioni, circondato da donne pronte a tutto per diventare una soubrette. Il gioco delle parti s’interseca in maniera mirabile con la realtà dell’epoca: il politico sempliciotto che cede alle lusinghe della signora di turno e il gioco è fatto.

“Fuori” è anche il contrasto tra chi vive crogiolandosi nei fasti di un tempo passato, come la contessa ormai satura della sua viziosità e che ha perso tutto (anche l’amore materno) al gioco e sua figlia, una ragazza avvilita da una condizione che la rende vittima e carnefice, insicura, triste e impotente, annientata dalla figura sua madre. Con molto coraggio, ad aver la meglio sulla vita è la giovane inserviente che pur essendo una clandestina riesce a riscattarsi e ricostruirsi un’esistenza.

Ancora una volta un plauso al regista Francesco Sinigaglia, che con attenzione e cura ha saputo cogliere quella desiderosa “ricerca della felicità” raccontando con perizia il resoconto di un anno unito ad alcune vicende,  oggi come ieri,  attuali con la coscienza di come la medaglia abbia sempre due facce, quella della paura e quella della forza, seppur guidata dalla speranza.

Al termine della rappresentazione lunghi applausi per tutto il formidabile cast della CompagniAurea: Camilla Sinigaglia, Elvira Ventura, Giuseppe Leone, Grazia Lopopolo, Isa Papagni, Mariangela Netti, Maria Anna de Ceglia, Nicola Ambrosino, Nicola Losapio, Sabrina Papagni, Teresa L’Erario, Vincenzo Sinigaglia e la partecipazione straordinaria di Gianbattista Dell’Olio, il regista ha voluto al termine ringraziare le autorità presenti nella persona del vice sindaco Vittorio Fata, e l’importantissima collaborazione della DCL FondazioneOnlus che, sempre al fianco della Compagnia Aurea e che crede nel giovane e serio progetto di sensibilizzazione per mezzo della cultura teatrale, i proventi dell’opera teatrale sono andati in beneficenza.




Cultura // Scritto da Cinzia Montedoro // 11 dicembre 2016