Sposini biscegliesi vittime della tragedia del Giglio. Nicola racconta in una intervista il dramma di quelle terribili ore

Attualità // Scritto da La Redazione // 16 gennaio 2012

Sposini biscegliesi vittime della tragedia del Giglio. Nicola racconta in una intervista il dramma di quelle terribili ore


di Serena Ferrara

i due sposini biscegliesi
Sono rientrati a Bisceglie nella notte tra sabato e domenica, quando la lancetta dell’orologio segnava l’una e mezza. Per loro, giovani sposi poco più che ventenni in viaggio di nozze, il sogno a bordo della Costa Concordia si è subito trasformato in incubo. Erano passate appena poche ore dall’avvio della loro luna di miele, da oggi e per sempre, nei loro ricordi, solo una “luna di male”.
Ora stanno bene e, a parte l’orrore negli occhi e la voce che trema,  per Nicola Lopopolo e Daniela Tusa, sopravvissuti al naufragio al largo dell’isola del Giglio, non vi sono conseguenze fisiche.
«Eravamo a cena nel ristorante Roma, quando ho sentito la nave che virava bruscamente – racconta Nicola, con parole rotte dal dolore.  – C’è stato un violentissimo impatto. Io e mia moglie abbiamo avuto solo il tempo di correre in cabina per prendere i giubbotti, mentre la luce già mancava, poi siamo corsi sul ponte 4. Di fronte ai nostri occhi solo orribili immagini: c’era gente che rotolava, passeggeri che cadevano in acqua. Un uomo ha perso la mano, un altro è stato schiacciato da mobili che strisciavano da un punto all’altro della nave».
Prende fiato Nicola, poi aggiunge «Sembrava il Titanic. Solo che era molto più grande». Spiega di non aver mai incontrato il comandante Francesco Schettino, oggi fermato con l’accusa di delitto colposo plurimo,  naufragio e abbandono della nave, ma di essere certo che al momento dell’impatto questi fosse «a cena con una ragazza bionda».
I ricordi della tragedia da parte di Nicola sono lucidissimi: «i primi a fuggire sono stati i camerieri, tutti stranieri. Nessuno ci ha fornito assistenza a bordo della nave, che imbarcava acqua a ritmo vertiginoso, tra urla e caos incontrollato. Se non fosse stato per la mia esperienza (Nicola ha frequentato l’istituto nautico e ha navigato, durante i suoi stage, a bordo dell’MSC e di Costa Crociere, ndr) probabilmente non staremmo qui a raccontare che abbiamo perso ogni cosa, dai telefoni cellulari al guardaroba, ma ci è stata risparmiata la vita».
A dire il vero i due ragazzi avevano anche pensato di non farcela quando, dopo due ore di attesa prima dell’evacuazione, finalmente hanno potuto lasciare la nave. «La lancia di salvataggio non si sbloccava, la Concordia ci stava venendo addosso. E’ stato un miracolo riuscire a raggiungere la costa senza doverci gettare in mare, come hanno fatto altri cento passeggeri».
Daniela e Nicola raccontano di essere sbarcati a Posto Santo Stefano alle 23,45 e di aver ricevuto soccorso, cure ed attenzioni adeguati da parte di tutto il personale del posto. «Poi siamo stati trasferiti in un albergo di Civitavecchia e qui siamo rimasti fino alle 18 di sabato, prima di rientrare a casa, nell’auto dei parenti che frattanto ci hanno raggiunto».
Ora sono a Bisceglie, ma prima di tornare alla vita normale, rispettivamente di macellaio e di cassiera, Daniela e Nicola hanno intenzione di staccare la spina: «partiremo per Brescia, città di origine di mia moglie, nei prossimi giorni. Nella speranza di poter allontanare, con l’aiuto di amici e parenti, i fantasmi delle vittime di questo terribile gigante del mare».
Sull’evoluzione della vicenda, vi terremo aggiornati  nelle prossime ore.



Attualità // Scritto da La Redazione // 16 gennaio 2012
  • Anonymous

    Con tante migliaia di camerieri disoccupati e padri di famiglia vengono assunti solo stranieri perchè sottopagati,in Italia non esiste alcuna forma di protezionismo di lavoro . Solo gli stranieri possono lavorare , gli italiani devono impazzire dalla disoccupazione o andare tutti a rubare ?

  • Anonymous

    Che sfortuna che avete avuto cari sposini! di sicuro avrete un motivo in più per ricordarvi di questo viaggio!

  • Questo è un'esempio della bassa qualità dello standard a livello professionale organizzativo e qualitativo che le compagnie adottano per arricchirsi e accumulare ricchezza!! Basta che incassano soldi !!!