Servizio Volontario Europeo: intervista ad Anna Königs e Birgit Tohvrel

Attualità // Scritto da Elisabetta De Mango // 10 novembre 2016

Servizio Volontario Europeo: intervista ad Anna Königs e Birgit Tohvrel

Nuove modalità di apprendimento per gli alunni della “Battisti-Ferraris”

Sono passati due mesi da quando la scuola secondaria di primo grado “Battisti-Ferraris” ha avviato, in partnership con l’istituto “ITE Salvemini” di Molfetta, il progetto di Servizio Volontario Europeo “C.R.E.S.C.A”, finanziato dalla Commissione Europea all’interno del programma Erasmus+ (link).

Coordinato dall’associazione InCo, l’azione progettuale, per anni condivisa solo da associazioni di volontariato, ha avuto per la prima volta una scuola come ente di accoglienza.

Gli studenti biscegliesi hanno, e continueranno ad avere per l’intero anno scolastico 2016/2017, l’opportunità di migliorare il livello delle competenze e delle abilità attraverso modalità di apprendimento non formale: due giovani volontarie, Anna Königs e Birgit Tohvrel, provenienti rispettivamente dal Belgio e dall’Estonia, supportano le lezioni di lingua inglese, contribuendo ad accrescere le competenze linguistiche degli studenti.

Il progetto S.V.E., di cui quest’anno si celebra il ventennale, prevede che le volontarie siano inserite anche all’interno di attività extracurriculari che si avvieranno durante l’anno scolastico.

Le volontarie Birgit ed Anna con la Dirigente Maria Sciancalepore

Le volontarie Birgit ed Anna con la Dirigente Maria Sciancalepore

Con l’aiuto della professoressa Lucrezia Germinario, referente del progetto, abbiamo intervistato in lingua inglese le due ragazze:

Come siete venute a conoscenza del progetto S.V.E. approvato in favore della scuola “Battisti-Ferraris” di Bisceglie?

«Ero alla ricerca-racconta Birgit- di un progetto nell’ambito dell’Erasmus+. Sbirciando nell’home page del sito, ho letto di questa opportunità ed ho subito preso i contatti per capire a fondo di cosa si trattasse».

«Questo progetto-aggiunge Anna- mi allettava anche perché la sua durata, da settembre a giugno, ed il rapporto con i giovani studenti mi era congeniale».

Cosa vi ha spinte ad offrire il vostro contributo volontario?

B.T. «Sicuramente il desiderio di viaggiare e conoscere nuovi posti. Fin da bambina, con la mia famiglia, sono stata abituata a viaggiare, per cui non è stato difficoltoso affrontare un’esperienza che mi tenesse lontana da casa e dagli affetti. Ho aspettato gli anni universitari per vivere con maggiore maturità questa opportunità».

A.K. «Anche per me la motivazione è stata la stessa. La mia famiglia mi avrebbe lasciata andare anche fuori dall’Europa, ma io ho preferito l’Italia».

Quali sono state le prime difficoltà incontrate?

B.T. «A dire il vero non ho incontrato grandi difficoltà».

A.K. «Ah! La lingua! Sicuramente la lingua! Per il resto non è stato poi così difficile anche perché qui ci sentiamo in famiglia. Siamo state accolte con affetto e calore».

Com’è una vostra giornata tipo da volontarie?

B.T. «Non abbiamo uno schema predefinito, per fortuna. La giornata si svolge in maniera sempre diversa e questo rende il tutto ancora più entusiasmante e niente affatto monotono».

A.K. «L’appuntamento costante è quello della mattina, quando veniamo a scuola. Il pomeriggio, dopo aver pranzato a casa o fuori, lo trascorriamo da sole o con gli altri volontari. Spesso siamo in giro a visitare i luoghi che ci circondano, altre volte incontriamo il nostro coordinatore…insomma, non ci annoiamo mai».

A proposito del pranzo, avete assaggiato la cucina italiana?

B.T. «Anche in questo ci avete accolte calorosamente, invitandoci ad assaporare le vostre pietanze tipiche. Ad entrambe sono piaciute molto il purè di fave e cicoria, riso patate e cozze e, senza dubbio, gli amati panzerotti!».

Ci sono differenze tra il sistema scolastico italiano e quello dei vostri Paesi?

A.K. «In Belgio la scuola primaria e secondaria hanno rispettivamente la durata di sei anni. In seguito si accede all’università. Dai 12 ai 18 anni abbiamo ogni anno un esame a dicembre ed uno a giugno. I mesi scolastici sono gli stessi, ma la durata delle lezioni differisce dalle vostre: iniziamo alle 8:15 e terminiamo alle 16:15. Il sabato non c’è scuola».

B.T. «Anche noi cominciamo alle 8:15, ma abbiamo un orario flessibile, dal lunedì al venerdì».

Qual è la risposta dei ragazzi al progetto?

B.T. «I ragazzi sono estremamente curiosi e desiderosi di parlare con noi in lingua inglese. Anche gli studenti delle classi prime, che non possiedono ancora adeguati elementi linguistici, si sforzano in tutti i modi di comunicare con me e Anna. Il loro atteggiamento nei nostri confronti è sicuramente di affetto e simpatia: lo dimostrano anche quando ci incontrano all’esterno, in altri contesti. Una volta, ad esempio, un’alunna mi ha rincorsa per strada solo perché voleva salutarmi!».

A.K. «È molto gratificante notare il loro impegno e la loro voglia di apprendere. Anche gli alunni più deboli linguisticamente mostrano interesse e si sforzano di comunicare anche tramite l’aiuto dei compagni più bravi. La cosa più bella è tuttavia il loro affetto che manifestano in mille modi».




Attualità // Scritto da Elisabetta De Mango // 10 novembre 2016