SALTA L’ACCORPAMENTO DELLE PROVINCE

Attualità / Politica // Scritto da Serena Ferrara // 11 dicembre 2012

SALTA L’ACCORPAMENTO DELLE PROVINCE


Niente più riordino delle province, resta la Bat

Ad un giorno dal primo referendum popolare della storia di Bisceglie e a poco più di 12 ore dalla ratifica in consiglio comunale delle preferenze espresse dai cittadini, salta l’accorpamento delle province.

All’unanimità dei partecipanti ai lavori della Commissione Affari Costituzionali del senato, si è deciso che il decreto sul riordino non sarà convertito in legge.

Causa formale della mancata conversione, il numero eccessivo dei sub-emendamenti (140). Vera ragione della mancata conversione, la pericolosità politica di una manovra che avrebbe fatto saltare troppi meccanismi, troppi giochi di potere.

L’esito del referendum, ancor prima di raggiungere le alte cariche dello stato, è dunque divenuto carta straccia. Per domani si prevede una giornata intensa di comunicati e incontri politici, dichiarazioni e controdichiarazioni.

 

Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




Attualità / Politica // Scritto da Serena Ferrara // 11 dicembre 2012
  • Michelangelo Tarricone

    Sempre precisa e puntuale la direttrice,complimenti vivissimi!!!
    Come volevasi dimostrare.Il referendum voluto a tutti i costi dal primo cittadino,si è dissolto come neve al sole,diciamo è divenuto solo carta straccia.Miei cari e affezionatissimi lettori,Vi chiedo:”era necessario e fin troppo urgente indire questo referendum che ha comportato uno sperpero offensivo di danaro? E poi è stata veramente colpa dei tanti sub-emendamenti(140),la vera ragione della mancata approvazione?
    Ha ragione,direttrice,troppi giochi di potere,si gioca troppo sulla pelle dei cittadini.E non è,sinceramente,una cosa bella!!!!!
    C’è un libro molto interessante di Henry Summer Maile “il mercato della politica” in cui egli definì il passaggio delle società arcaiche alle società evolute come passaggio dalla società di status alla società di contractus,si riferiva essenzialmente alla sfera del diritto privato.
    Cosa voglio dire?Voglio dire che erano gli anni in cui la crescita della società,faceva prevedere un’espansione della società civile a danno dello Stato,della sfera dei rapporti privati interpretati come paritari a danno di quella dei rapporti pubblici;insomma un indebolimento,se non proprio a una scomparsa dello Stato,l’ente storico caratterizzato da “un potere di comando” esclusivo ed irresistibile sino a suscitare l’immagine della “piovra dai mille tentacoli”.
    Infatti,a detta dello scrittore,il discorso sulle vie della politica in un sistema democratico,non sarebbe finito se non si tenesse conto,oggi,di forme di aggregazione intorno non a interessi specificamente economici ma a interessi relativi alle condizioni di sviluppo della propria personalità o simili,per cui oggi si usa l’espressione tanto comoda quanto sibillina,”qualità della vita”.
    Infatti,Stimatissimo Sindaco,”la libertà di associazione” e “la libertà di opinione” sono da considerarsi condizioni preliminari del buon funzionamento di un sistema democratico perchè mettono gli attori,i protagonisti principali di un sistema fondato sulla domanda dal basso e sulla libera scelta delle decisioni o dei delegati a decidere,nella condizione di esprimere le proprie domande e di prendere le decisioni a ragion veduta,in seguito a libera discussione.
    Naturalmente nè la libertà di associazione nè quella di opinione possono essere ammesse senza limiti,come del resto qualsiasi libertà.Lo spostamento dei limiti in un senso o in altro determina il grado di democraticità di un sistema.Là dove i limiti aumentano il sistema democratico è alterato,dove le due libertà sono soppresse la democrazia cessa di esistere.Inutile dire che anche questo modo di far politica,non può avere per effetto la trasformazione del sistema,almeno sino a che il sistema ha il potere di controllarlo o per lo meno di limitarlo senza annullarlo del tutto;guarda caso,proprio com’è accaduto nella nostra città!!!!….
    Non so se queste mie considerazioni possano pretendere di essere ritenute insieme ragionevoli e realistiche.So di certo che saranno ritenute deludenti e scoraggianti da coloro che di fronte alla degradazione della nostra vita pubblica,allo spettacolo vergognoso di corruzione,di insispienza,di arrivismo,di cinismo, che ci offre giornalmente gran parte della nostra classe politica (le eccezioni ci sono ma non bastano a mutare il quadro generale),pensano che il modo di far politica consentito dal sistema non sia sufficiente,non dico a trasformarlo, ma neppure a risanarlo;e così pensando soffrono dello stato di impotenza cui sono costretti accettando le regole del gioco,e vorrebbero uscirne non rassegnandosi a fare da spettatori passivi alla perdita di tante speranze.
    E’ perciò che io,e con me i cittadini biscegliesi pensosi delle sorti della città,vogliamo riaffermato e rafforzato lo Stato di diritto in democrazia parlamentare, e non vogliamo affatto lo “Stato della partitocrazia”.

    • Pasquale Stipo

      Il salto nel buio
      Egregio Michelangelo. Condivido in toto ciò che dici. Credo che ci troviamo di fronte al classico detto frutto della saggezza partenopea “Chiacchiere e tabacchere ‘e lignamme ‘o Banco ‘e Napule nun ‘e’impegna”, e qui a Bisceglie, le chiacchiere non mancano..
      Domenica scorsa il così per dire voto referendario cittadino ha consegnato alla storia della città la brutale consapevolezza di una realtà profondamente modificata nel corpo elettorale e inutilmente nascosta e denegata nei media tradizionali. Chi abbia seguito le operazioni di voto ha osservato un’immagine di partecipazione alla politica che rimanda alla memoria in bianco e nero degli anni Cinquanta.
      Un analisi dopo il voto è necessaria farla. Il dato principale che emerge da una referendum sterile, è preoccupante. L’82% dei biscegliesi non ha votato. Una vera Caporetto che al di là dei proclami emanati dal palazzo, fa notare quanta disaffezione vi sia da parte dei cittadini nei confronti di chi vaneggia ancora adunate oceaniche o consensi di popolo. Vogliamo dare un volto politico a questa farsa referendaria? Si nota la totale assenza nei confronti di un’amministrazione civica che pur di nascondere i reali problemi della città, si dedica ad uno sport che presto assumerà le sembianze di un momento ludico assai divertente: “il volo pindarico” o “il salto nel buio”. Bisceglie è caduta nel buio più totale.
      Che strana città Bisceglie, capace di passare dalle grandi tensioni ideali alla più manifesta indifferenza, stiamo assistendo ad una forma di suicidio assistito.
      Purtroppo su questo tema, tutto locale, in questi giorni sta soffiando un vento mediatico orientato a spingere verso un totale cambiamento che vede una situazione cittadina quale la Divina Provvidenza abbandonata al suo destino. Sembra quasi un argomento che non riguarda Bisceglie che rischia di mettere sul banco degli imputati un intero sistema cittadino che di quella istituzione è vissuta per anni e quelli che in questi anni, senza interessi personali e in tempi non sospetti, ha svolto una seria azione di denuncia e di opposizione.
      Per fortuna che la politica non è tutta uguale e quanto avvenuto nella nostra città lo dimostra chiaramente. Ci sono state persone, partiti e movimenti che in Consiglio comunale si sono opposti allo sfascio, al referendum farsa e denunciano il malessere che affligge Bisceglie, dando dimostrazione di onestà e serietà. Lo hanno fatto per i loro cittadini. Bisceglie è come una nave alla deriva in attesa che il suo comandante torni sulla plancia di comando.
      La scarsa affluenza al voto evidenzia una città collassata ; è necessaria una analisi politica di questi due anni. Sono anni persi per la città che vive il suo momento più basso, in termini economici, culturali, sociali. La disfatta è piena. Questa maggioranza non cura la città e nessuna forza politica ha capacità di parlare ai suoi cittadini. A questo punto è urgente un ritorno alla credibilità della politica, ponendo in primo luogo la questione organizzativa e di attenzione alla popolazione. E’ infatti stupefacente con quanta disinvoltura si passa da uno schieramento politico ad un altro e dell’interesse particolare che ha preso il sopravvento su quello collettivo. Sgomenta altresì la mancanza di qualsivoglia programmazione politica, una città che vive “alla giornata” dove è mancata una vera politica sulla famiglia, sui disoccupati, sugli anziani. Quindi manca una politica responsabile. Manca altresì il dialogo che rende possibile la partecipazione democratica ed è per questo che chiedo a tutti i partiti sia governanti che all’opposizione che si passi al dialogo con i cittadini, disillusi, stanchi e soli.
      Al di là della scadente partecipazione al referendum, al di là del discorso provincia che è solo rimandato ad un nuovo appuntamento, Bisceglie è una città che ha bisogno di cure. Chiedo: chi di noi, se dovesse affrontare un delicato intervento a cuore aperto, si farebbe operare da uno specializzando alla sua prima esperienza? Perché far correre alla città un rischio che sul piano personale non vorremmo mai correre?

      • Michelangelo Tarricone

        Sempre puntuale e incisivo,mio caro amico Pasquale.Nel tuo scritto c’è una frase molto bella che mi ha fatto riflettere.Ed è questa.”Bisceglie è una nave alla deriva”.Hai ragione il dramma della città è sotto gli occhi di tutti.Ne vale evocare la retorica della nave in tempesta.Poichè “la nave” è ormai una chiatta sbattuta dai marosi,sulla quale una ciurma,divisa a metà,litiga per conquistare la barra del timone e per il diritto di sventolare la bandiera ch’è in alto,sull’albero di poppa.Purtroppo,l’incalzare delle vicende,il tumulto delle grida,il sibilare delle sciabole non lasciano sperare che,com’è accaduto nella storia della nostra città,si ritrovi una onesta via d’uscita che non faccia disperare l’anima ma salvi il corpo.Non voglio assolutamente riprendere l’argomento del referendum,ne ho veramente piene le tasche.Mi domando:”cosa si dovrebbe fare di fronte a così tristi repliche della vita?Se non moltiplicare gli sforzi verso una nuova “educazione sentimentale” che aiuti a coltivare il seme di un umanesimo nuovo,della tolleranza,e di una inventiva coraggiosa,del progetto,verso quella ecologia della mente che è la premessa per una civiltà diversa?Sembra poco?Non mi pare. Certo,è necessario che cada il velo del mediocre provincialismo che ha finora imperversato e che continua a imperversare se è vero che a quasi tre mesi dalle elezioni politiche,il dibattito surreale al quale assistiamo è ancora quello sul fenomeno Berlusconi,sulle trappole della videocrazia,sulla TV marmellata,sulla TV che “guarda noi che guardiamo la TV”,come se le responsabilità della TV potessero essere attribuite alla orwelliana degli schermi televisivi.
        Tuttavia,mio caro amico Pasquale,anche questi scampoli di cattiva coscienza si esauriranno.E rimarremo soli a meditare sulle occasioni mancate e sul tema,che riguarda tutti e in tutte le latitudini,di una libertà integrale che è indispensabile non solo tutelare ma promuovere.
        Credo debba essere questa la preoccupazione (e la strategia vincente) di un Amministrazione Comunale che voglia muoversi profeticamente lasciandosi alle spalle vincoli,clientele ideologiche,opportunismi,convenienze e religioni secolari,sconfitti irrevocabilmente.