BLOG | Provo a fare l’avvocato (seconda puntata). La battaglia Camassa-comune e un pensiero alla Alfano

Attualità / BLOG / U maere stè a Vescegghie? // Scritto da Mario Lamanuzzi // 11 febbraio 2017

BLOG | Provo a fare l’avvocato (seconda puntata). La battaglia Camassa-comune e un pensiero alla Alfano


Mario

Innanzitutto una precisazione e le mie scuse. Pare che l’avvocato Ingravalle (Massimo Ingravalle e non Leonardo) si sia risentito perché nel precedente articolo avevo parlato di ceffone morale assestato nei suoi confronti quando interpretai le conseguenze di una sentenza del Consiglio di Stato in materia di rifiuti (link all’articolo). In quella circostanza l’avvocato rispose che la mia interpretazione era sbagliata (link all’articolo). Quando poi il Consiglio di Stato pubblicò le motivazioni, si scoprì che l’interpretazione giusta della sentenza era quella che avevo anticipato io (link all’articolo). Da qui l’uso dell’espressione “ceffone morale” nell’ultimo pezzo del blog, che in effetti è molto forte e spropositata. Per questo è stata anche rimossa. Mi scuso con l’avvocato Massimo Ingravalle.

Andiamo avanti.

Il vostro avvocato per un’ora (il tempo medio di qualche ricerca in rete, della composizione dei fatti e della scrittura del pezzo) si occuperà oggi della questione legale più attuale e controversa: Il comune contro Camassambiente.

L’azienda che si occupa dell’igiene urbana, come è noto, ha ricevuto un provvedimento di interdittiva antimafia dal Prefetto di Bari, causa presunte infiltrazioni nell’attività svolta dall’impresa non solo a Bisceglie ma anche in altri comuni d’Italia, di elementi con precedenti criminali. Il comune ha subito preso la palla al balzo in forza del decreto legislativo 159 del 2011, per rescindere il contratto nonostante lo stesso Prefetto avesse raccomandato di non prendere immeditati provvedimenti in questo senso.

La Camassa ha fatto ricorso al Tar impugnando l’interdittiva e il Tar le ha dato torto. Ha fatto appello al Consiglio di Stato per un provvedimento di sospensione “inaudita altera parte” ma il Consiglio di Stato ha rigettato la richiesta e ha deciso di discutere la questione nell’udienza fissata per il 23 febbraio.

Chi vincerà al Consiglio di Stato?

Siccome anche illustri avvocati possono prendere un abbaglio nelle intricate ragnatele della giustizia amministrativa, figuriamoci se io che con questi articoli in cui faccio solo finta di essere avvocato, possa indovinare l’esito. Un passaggio però della sentenza del Tar che ha visto soccombere l’azienda, mi ha colpito. Il passaggio è questo: L’informativa antimafia «costituisce una misura preventiva, diretta ad anticipare la soglia di tutela degli interessi pubblici allo stadio della accertata esistenza del “pericolo” anche non concretamente realizzato; cosicché essa non presuppone necessariamente l’avvenuto accertamento di singole responsabilità penali nei confronti dei soggetti che, nell’esercizio di attività imprenditoriali, hanno rapporti con la Pubblica Amministrazione, ma si fonda sugli accertamenti compiuti dai diversi organi di polizia e oggetto di valutazione da parte del Prefetto territorialmente competente». Proviamo a tradurre: l’interdittiva non è un’incriminazione dell’azienda, anzi, arriva come conseguenza di inchieste giudiziarie in corso per l’accertamento di alcuni fatti ritenuti penalmente rilevanti e che vedono l’azienda semplicemente come punto di transito o di approdo di alcuni interessi o pressioni di natura criminale.

Ci sarebbe anche un passaggio della sentenza del Tar sul cosiddetto “canone di proporzionalità”. Cioè, non sarebbe sproporzionato un atto di recesso solo per un’interdittiva antimafia? Per il Tar, il recesso non è affatto un atto sproporzionato.

Da notare che quei passaggi sono stati riportati quasi integralmente nella determina con cui viene motivato il prossimo affidamento della gestione del servizio di igiene urbana alla Ambiente 2.0, l’azienda che si classificò seconda nella gara d’appalto.

Ed eccola che risale l’indole del giornalista che mi fa ricordare una cosa. La Alfano Spa, l’azienda aggiudicataria della manutenzione e gestione della illuminazione pubblica con un contratto di 25 anni, ebbe ben altri guai con la giustizia, tra amministratori indagati e condannati di recente nel leccese. Fu colpita per un breve periodo anche da un provvedimento di interdizione dalla stipula di contratti con la pubblica amministrazione, provvedimento comunque successivo all’aggiudicazione dell’appalto di Bisceglie. Perché l’amministrazione comunale non scelse in quella circostanza di procedere alla «tutela degli interessi pubblici allo stadio della accertata esistenza del “pericolo” anche non concretamente realizzato»?

È vero, all’epoca non c’era il decreto 159/2011, il cosiddetto decreto “antimafia”. Ma trasparenza e legalità possono essere affermate anche con l’arma del buonsenso e della ragionevolezza.

Mario Lamanuzzi

Chi è Mario Lamanuzzi

Da oltre 25 anni si occupa di giornalismo locale. Cofondatore de "La Diretta", nel 1999 ha fondato “Bisceglie quindici giorni”, dirigendolo fino al 2003. Ha diretto, in passato, anche i portali Bisceglielive e Molfettalive.




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