PROVINCIA, CORRADO PASSA CON IL GRUPPO DI SPINA

Politica // Scritto da Vito Troilo // 14 dicembre 2012

PROVINCIA, CORRADO PASSA CON IL GRUPPO DI SPINA


Beppe Corrado (foto www.radiobombo.it)

Intorno alla figura del sindaco Francesco Spina cominciano a coagularsi uomini in libera uscita da altri partiti. Conclusa l’operazione a livello comunale con il supergruppo “Bisceglie prima di tutto”, il primo cittadino biscegliese si è messo al lavoro sul terreno provinciale, ottenendo l’adesione di Beppe Corrado, influente esponente tranese di Forza Italia prima e del Pdl poi, al gruppo Fal (Federazione delle Autonomie Locali), di cui facevano già parte il presidente del consiglio Vincenzo Valente, i consiglieri provinciali Gianni Abascià e Alfonso Russo, eletti nella Puglia prima di tutto, l’ex assessore allo sport di Andria Leonardo Lonigro, eletto nel Partito democratico, l’esponente di Noi riformatori Enzo Di Pierro, eletto nelle file del Popolo delle libertà.

L’ingresso di Beppe Corrado nel gruppo politico di cui fa parte anche il sindaco di Trani, Gigi Riserbato, segue di pochi la giorni la costituzione di “Trani prima di tutto”, di cui abbiamo scritto la scorsa settimana. Rientrata ormai da tempo la frizione fra i due sindaci con il cedimento di Riserbato, pressato per lasciare la seconda poltrona, quella di presidente del consiglio provinciale Bat, questo ulteriore passaggio politico indebolisce ulteriormente il Pdl nella sesta provincia, ormai ridotto esclusivamente alla sua componente ex An (Silvestris, Amoruso, Fucci, Marmo).

Sembra inevitabile, a questo punto, un rimpasto in giunta anche a Bisceglie, ritenuto da molti osservatori l’ultimo atto di forza nei confronti di ciò che resta del Pdl. Impazzano i pronostici: tre dei quattro attuali assessori in quota al Pdl riusciranno a mangiare il panettone?

Vito Troilo

Chi è Vito Troilo

Giornalista pubblicista. Caporedattore, oltre che responsabile della redazione sportiva, di Bisceglie in diretta. Si occupa di cronaca, attualità, politica e spettacoli oltre che di sport. È grande appassionato delle tematiche che riguardano l'Europa orientale. Ha praticato calcio, pallacanestro e atletica leggera, è stato allenatore e dirigente di pallacanestro. Ha cominciato a scrivere articoli all'età di 10 anni. Ha collaborato con diversi quotidiani, tv, radio e riviste specializzate. Ha realizzato centinaia di telecronache e radiocronache sportive. Cura uffici stampa e campagne promozionali.




Politica // Scritto da Vito Troilo // 14 dicembre 2012
  • Pasquale Stipo

    UN MODO DI FARE POLITICA CHE AUMENTA LA DISTANZA CON I CITTADINI.
    Il pessimo spettacolo che la classe politica a tutti i livelli, sia nazionale che locale, sta dando di sé in questi giorni, oltre a segnare pesantemente la distanza con i cittadini ed i loro bisogni, offre lo spunto per descrivere in maniera icastica l’imbarbarimento dei tempi che viviamo, attraverso il cambiamento semantico del significato di alcune parole che fino a poco tempo fa hanno rappresentato e descritto il senso profondo della nostra migliore tradizione. Mi riferisco ad un termine, uno su tutti, che ha sempre evocato atmosfere bucoliche, di civile convivenza, di tradizioni autentiche e che più caratterizzano il nostro paese, ossia la parola transumanza. Un vocabolo che richiamava alla vita agreste, al nobile e duro lavoro dei pastori, al loro sacrifico, al servizio reso ad una comunità con il loro mestiere, oggi, se accostato al mondo della politica, rimanda a scenari riprovevoli. Ad accumunare i due mondi, la vita agreste e la politica, sono sempre le pecore, non intese come animali però, ma come personaggi che per mero interesse personale, derogando dal mandato ricevuto, dal vincolo di coalizione, dal rispetto per gli elettori che li hanno votati anche perché rappresentavano un’idea, trasmigrano e transumano da una parte all’altra dell’arco costituzionale e degli schieramenti, a seconda dell’interesse personale da perseguire. Un atteggiamento che svilisce la funzione e il ruolo che sono chiamati a svolgere, alimentando quella furia iconoclasta contro la politica che tanta parte ha nel marasma e nella crisi morale della nostra nazione. Il problema, a mio avviso non è la politica che, se intesa come nobile arte di governo della cosa pubblica, se fatta con onestà e con rispetto del prossimo, se condotta perseguendo come stella polare l’interesse collettivo, rappresenta la forma di servizio più utile che si possa rendere alla collettività. Sono spesso gli individui che la rappresentano a svilire l’idea del buon amministratore, quella derivante dalla tradizione greco romana, intrisa di impegno per la cosa pubblica e miseramente sostituita con quella di uomo transumante, di uomo pecora, che migra e si aggira da un prato all’altro alla ricerca semplicemente del proprio ciuffo di erba da brucare, in una parola, del proprio tornaconto di parte. Fatta tale precisazione, la via d’uscita da questa ignobile sagra del transumante non può che essere il ritorno alla vera politica, a quella fatta di valori non negoziabili, alle scuole di partito e di formazione. Non più partiti fondati sulla leadership personale, ma schieramenti che riuniscono donne e uomini animati dal valore dell’impegno civile e uniti dal comune portato ideologico. Basta spazio a chi intende l’impegno politico come sistemazione personale. Basta con l’idea che la politica sia strumento per perseguire fini contrastanti con il bene comune.

    • Michelangelo Tarricone

      Fraterno amico,l’eleganza della tua scrittura non ha rivali!!..Devo dirtelo veramente con orgoglio.Come sempre sono in perfetta sintonia con il tuo commento.
      Percorrendo sino in fondo il cammino della libertà,dobbiamo pur farci carico delle condizioni che permettono di andare avanti.
      A mio avviso questo è più un problema politico che istituzionale.Sono forse meno interessato a temi di riforma dello Stato che non a quelli di giusta attuazione.Dove però c’è da riformare, e da riformare c’è certamente,si riformi con coraggio,perchè le istituzioni sono (o dovrebbero essere)al servizio dei cittadini.
      Ma dove c’è,come c’è largamente,da assumere responsabilità,da avere consapevolezza ed impegno,ebbene allora si assumano,giorno per giorno,le responsabilità che la situazione comporta e si dia allo Stato,a livello politico o amministrativo,tutta la forza,l’efficacia,l’intelligenza,la giustizia che ad esso consentano di assolvere interamente la sua funzione e di salvaguardare ed avvalorare la libertà.