Piazzetta San Francesco, il notaio Consiglio denuncia: « È una nuova spianata di cemento!»

Attualità // Scritto da Grazia Pia Attolini // 24 aprile 2015

Piazzetta San Francesco, il notaio Consiglio denuncia: « È una nuova spianata di cemento!»


Il cantiere è aperto e i lavori di riqualificazione di piazza San Francesco tornano al centro del dibattito. Tra cemento e rassicurazioni da parte dei fautori del progetto sulla salvaguardia dei lecci, a dare il suo dissenso e a denunciare i lavori in atto è ancora una volta il notaio Pietro Conisglio, che punta l’attenzione sul valore culturale della piazzetta e del suo giardino, eredità del passato e della nostra storia.

Pubblichiamo integralmente il suo intervento.

Da pochi giorni Piazza San Francesco è stata transennata per i previsti lavori di risistemazione.
I lecci saranno risparmiati ma la parte più invasiva dell’intervento programmato sembra avviata a realizzazione: una nuova spianata di cemento, o meglio di “betonelle” come recita il progetto, cancellerà il giardinetto esistente, unificando l’attuale zona pedonale, il marciapiede ad ovest e la strada che li separa.
In tale circostanza non posso esimermi da un estremo tentativo, volto ad evitare quello che considero un errore irreversibile, aggiungo quindi qualche argomento di riflessione a quelli precedentemente avanzati.
Ciascun giardino rappresenta il gusto dell’epoca in cui è stato realizzato, l’estro ed il bagaglio culturale di chi lo ha disegnato, le aspettative della comunità destinataria; attraverso la sua osservazione si può ripercorrere non solo la storia del luogo ma più in generale la storia dell’architettura. Le aiuole di quel largo sono l’ultima applicazione di un’antica tradizione: il giardino “formale” o “all’italiana”, imitato in Europa e forse nel mondo intero. Esso nasce nel Rinascimento e prospera per tutta l’età barocca, proponendo una natura educata dalla mano dell’uomo, disposta secondo moduli geometrici alla ricerca di un ideale di ordine e perfezione.
Durante l’ottocento, il sentimento romantico per il pittoresco impone il giardino “all’inglese” che replica una natura spontanea, genuina, autentica ma già alla fine del secolo si assiste ad una ripresa dello stile formale, in realtà mai del tutto abbandonato.
In questo quadro, intorno agli anni venti del novecento, matura l’esigenza di allestire le nostre aree pubbliche: si adotterà naturalmente lo schema all’italiana che, a ragione della sua diffusione, finirà col divenire uno dei principali fattori connotanti la città.

Una cartolina nel 1926 ci mostra i giardini di Piazza Vittorio Emanuele impiantati due anni prima su progetto dell’ing. Mauro Albrizio. L’armonia del tracciato, l’accostamento delle aiuole, i sinuosi percorsi tra le stesse compongono un magistrale parterre, enfatizzato dai grandi vasi in terracotta retti da basamenti lungo il viale centrale. Nel tempo, però, sono state introdotte mille modifiche e cambiamenti e non sempre per il meglio, ad incominciare dai sistemi di coltivazione: le aiuole non offrono più profumati e variopinti tappeti fioriti secondo le stagioni né i lecci vengono tosati con i principi dell’ars topiaria, ma trattati come comuni alberi da frutto. In conseguenza si è perduta quella sensazione di equilibrio, ordine e pulizia che ne derivava. Vi convivono, oggi, in confusa mescolanza, la maniera italiana e quella inglese, piante tipicamente mediterranee e specie esotiche… la sola sensazione che resta è di netta prevalenza dell’elemento minerale su quello vegetale.
Anche gli altri giardini hanno perso ogni ricordo dell’originaria impostazione o, se questa in qualche modo sopravvive, non è comunque percepibile. Penso a Piazza Sant’Agostino. Cosa ne rimane? Due chioschi di ragguardevoli dimensioni, un distributore di carburante con relative pompe, un’ormai inutile cabina telefonica, il capannone in plastica e gli arredi di un bar lasciano quasi nulla al verde e, in quel nulla, il monumento alla goccia di sangue.

Il verde in Piazza Castello è completamente scomparso. In ossequio al principio di economia sulle manutenzioni si è rinunciato perfino ad un semplice prato che avrebbe esaltato la presenza del maniero ed ora l’accecante e deserta pavimentazione in pietra funge, ventiquattr’ore su ventiquattro, da campo di calcio per gli extracomunitari ospiti di una limitrofa struttura.
Non starò qui a descrivere, perché ben nota, la non dissimile condizione degli altri giardini.
Al contrario il giardino di Piazza San Francesco, pur se definito in degrado al fine di giustificare il progettato intervento, conserva quasi integro il tracciato iniziale, per questo insisto su di un restauro filologico e confido che si voglia meritevolmente affrontare l’opera di recupero restituendolo ai Biscegliesi interamente riqualificato ma… tal qual era.
Mi piacerebbe poter leggere in quest’operazione un primo passo verso una generalizzata revisione delle zone a verde, tesa a far riemergere quel principio omogeneo che ne ispirò la genesi.
Proviamo a conservare quel poco che ci rimane del passato senza svilirne lo spirito e l’atmosfera! L’impostazione classica ed accademica di quelle realizzazioni sconsiglia aggiornamenti e modernizzazioni che possano condurre a risultati contraddittori e scoordinati. Cerchiamo di non peggiorare le cose… variazioni frettolose, poco meditate, per nulla rispettose della storia della città rischiano di farne un non luogo.

E’ vero che la Soprintendenza ha incredibilmente espresso parere favorevole al progetto ma è pur vero che l’ultima parola spetta all’Amministrazione. Tocca invece a chi coltiva, custodisce e si sforza di raccontare e trasmettere la memoria far ascoltare la propria voce onde impedire che siffatti mutamenti continuino a corrodere e frantumare l’identità che ci viene dal passato.

Piero Consiglio

Grazia Pia Attolini

Chi è Grazia Pia Attolini

Giornalista pubblicista, laureata in Lettere moderne, sta completando gli studi universitari in Filologia Moderna. Attualmente è in Servizio Civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Protezione Civile e si occupa di comunicazione, social media, stampa, diffusione della conoscenza. Redattrice di Bisceglie in Diretta dal 2010, ha ricoperto anche la carica di segretario di redazione. Ha collaborato con Radio Centro e si occupa della presentazione di eventi e incontri culturali. Responsabile della comunicazione dell'associazione Giovanni Paolo II, intervista personalità di spicco del Vaticano, del mondo dello spettacolo e della società civile. Attiva nel sociale e nel volontariato, è anche capo scout.




Attualità // Scritto da Grazia Pia Attolini // 24 aprile 2015