Omofobia, “Il diritto di amare”: lettera di un cittadino

Sociale // Scritto da Serena Ferrara // 31 gennaio 2015

Omofobia, “Il diritto di amare”: lettera di un cittadino


Tutto nasce da un convegno (a cui volente o nolente detrattori quanto promotori hanno fatto una incredibile pubblicità), o meglio dal patrocinio che il Comune di Bisceglie, con legerezza, avrebbe concesso al convegno organizzato dal locale Comitato “Progetto Uomo” e in programma il prossimo 6 febbraio (vedi “Normative emergenti sul Gender: impatto culturale sulle nuove generazioni).  E finisce per diventare una catena di insulti.

 Prima il locale comitato di Sinistra Ecologia e Libertà chiede il ritiro del patrocinio  attribuendo un “chiaro intento omofobo” all’evento e a chi lo consente.

Poi la risposta pacata del Comune che tuttavia tutto fa tranne che calmare le acque.

Quindi i social network, le minacce verbali l’idea di riccorrere alle vie legali e lo schieramento dei cittadini cattolici e di quelli meno convinti delle teorie  sul genere che Gianfranco Amato, presidente dell’associazione “Giuristi per la Vita” presenterà a Bisceglie il prossimo 6 febbraio.

Interviene anche il cofondatore del comitato, e membro della Commissione Comunicazione della Diocesi di Trani-Barletta- Bisceglie Mimì Capurso, la cui voce abbiamo ospitato al seguente link: http://www.bisceglieindiretta.it/giuristi-per-la-vita-per-andare-oltre-le-polemiche-e-lomofollia/.

Il tentativo di Capurso, confessato a BiD, era quello di “calmare le acque”. Intento evidentemente fallito, se è vero che ha suscitato un’altra lunga serie di commenti. Tra cui quello intenso di un lettore, che abbiamo deciso, di seguito, di riportare, integralmente.

“Il diritto di amare” in risposta a Mimì Capurso – di Michele Ciavarella

Gentile Domenico detto Mimì,
Lei non mi conosce e io non conosco lei. Noi però siamo simili.
Siamo il prodotto di due storie vicine, che per uno strano miracolo sono anche tanto diverse. Nelle sue parole intravedo una grande fede, la stessa fede a cui mi accostai quando ero bambino, la fede in cui mi lanciai entusiasticamente quando ero bambino. Ma non è stata la fede, come un tempo ho creduto, a uccidermi quasi. Mi hanno quasi ucciso le persone come lei. Signor Mimì, lei rappresenta, assieme a molti e troppi altri, il risultato più pericoloso e scadente della nostra cultura. Non si rende conto che un suo ipotetico figlio omosessuale, ascoltandola, si sentirebbe nemico di un padre che ama. E nulla è più tragico dell’essere nemici di chi si ama.

Lei veste la sua anima ipocrita con gli orpelli della beneficenza, e maschera la sua persona dietro l’immagine di un comitato. Lei è un individuo, signor Mimì, non un comitato. E se “peccare” è fare il male sapendo di farlo, in fondo alla sua coscienza, sono certo che lei sa di fare il male. Perché negare a qualcuno la possibilità di essere se stesso è l’atto più vile che l’uomo possa compiere. È un assassinio. Lei, signor Mimì, è un fascista, nell’accezione ideologica del termine, perché cerca di impadronirsi di una morale, richiamando l’indignazione collettiva verso una improbabile “ideologia gender”. Io però non sono un’ideologia. Sono un uomo, ho mani, occhi e braccia. Ho un cuore. Lei parla di “degrado”, di “autodistruzione”, e conia addirittura il neologismo “omofollia” spinto da un falso senso del bene. La follia che vedo io, signor Mimì, è tutta questa ostinata assenza di pietà, che un cattolico come lei dovrebbe pur conoscere. Siamo diversi, siamo tutti diversi. Nessuno minaccia ciò che la natura esprime, perché, se solo sapessimo guardare la natura, capiremmo che essa già tutto racconta, già tutto dice. Lei è liberissimo di avere la sua fede, ma non ha alcun diritto di imporla. Lei può costruire la sua famiglia, io voglio costruire la mia. Il progresso di una civiltà è parallelo al rispetto (che lei tanto decanta) di tutti i suoi componenti. È per questo che per me, uomo civile, l’offesa più grande non è il suo noioso moralismo. La più grande ferita è il Patrocinio del Comune a questo dibattito che è un’incubatrice di odio. Perché un Comune partecipa allo Stato. Un Comune garantisce, legittima, conferma. E sa cosa conferma questo patrocinio? Che viviamo in un mondo autoritario, disumano, bigotto e ignorante.

Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




Sociale // Scritto da Serena Ferrara // 31 gennaio 2015