“O mia patria di Letta”, l’Italia in inverecondi versi

Cultura // Scritto da Serena Ferrara // 31 luglio 2014

“O mia patria di Letta”, l’Italia in inverecondi versi


La politica messa in rima, con l’ironia tagliente di chi può “sparlare” perché lo fa all’insegna dell’arte.

Pasquale Consiglio prende in mano la penna, ma lo fa come fosse un bardo, un Dario Fo’ o un Benigni delle origini. Prosa asciutta, rigorosa, competente, che gioca con le citazioni colte e fa il verso ai testi celebri, per strizzare l’occhio al lettore e coinvolgerlo in un gioco di opinioni.

Appena reduce da una fortunata edizione di “Notte di Poesie al Dolmen”, Pasquale Consiglio si schiera apertamente per la libertà di opinione, dando alle stampe i suoi lavori ispirati alla politica italiana contemporanea.

Appena giunto in libreria, “O mia patria di Letta… anzi di Renzi” è il risultato della produzione nata a margine degli ultimi scenari politici dell’Italia post lettiana.

62 pagine ispirate all’antica arte del giullare, che racchiudono gli eventi politici accaduti tra la fine del 2013 e i primi mesi del 2014 e che l’autore tratta con il desiderio di condividere le proprie riflessioni sugli usi e i costumi di un’Italia che cambia, forse in peggio.

Berlusconi, Letta, Alfano, la Cancellieri, la De Girolamo e Beppe Grillo, Renzi e Scajola, sono le Muse, che agiscono negli scenari bui di Palazzo Madama e Montecitorio, nelle sedi dei partiti e nelle piazze dei Forconi, attraversando la Terra dei Fuochi per raggiungere le “case con vista Colosseo” e poi approdare in tv, nella redazione di un quotidiano o l’altro, lungo la TAV, a Venezia sul Mose, nelle celle conventuali della suora-mamma già dimenticata dall’Italia. Scene che si consumano in gran parte dietro la cornetta di un telefono sempre bollente, ma che si ripercuotono su un’Italia massacrata ” da chi s’atteggia a giustiziere”.

“Ar…renZiamoci”! scrive a denti stretti Consiglio, cui ancora non va giù la “detronizzazione spinta” del governo Letta e ciò che è accaduto dopo.

Ma non ci crede affatto, che la strada giusta sia la resa. Anzi, affida il futuro della sua nazione alla meraviglia e all’indignazione condivisa, purché costruttiva. E messa su carta, per non dimenticare le vicende di un’Italia che i suoi cadaveri nell’armadio sa come custodirli bene.

Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




Cultura // Scritto da Serena Ferrara // 31 luglio 2014