Nuovi dettagli sulla vicenda del palazzotto di via Camere del Capitolo 14

Attualità // Scritto da Serena Ferrara // 25 luglio 2014

Nuovi dettagli sulla vicenda del palazzotto di via Camere del Capitolo 14


Dopo le precisazioni rese dal legale dei proprietari dell’edificio ci è sembrato doveroso, per par condicio, ascoltare anche l’avvocato officiato per tale giudizio dal Comune di Bisceglie, Massimo Ingravalle, dato che tale querelle edilizia coinvolge e sta appassionando i cultori di storia locale e quanti desiderano conoscere che direzione sta imboccando il futuro urbanistico della città, anche alla luce della prossima adozione del nuovo Piano Urbanistico Generale.

“Immagino – esordisce l’avvocato Ingravalle – che dopo i numerosi interventi apparsi sui siti di informazione locale il lettore sia rimasto un tantino disorientato sulla natura del pronunciamento del giudice amministrativo quanto alla vicenda in esame. Rendo quindi qualche mia “riflessione”, nella speranza di gettare un cono di luce sul punto“.

Come è noto per essere stato, all’epoca, dato risalto dagli organi di informazione, reggente le sorti di Bisceglie il commissario prefettizio S.E. Dott. Bellesini, nel maggio 2013 fu avviata una petizione popolare, che ha raccolto oltre 1100 firme, per scongiurare l’abbattimento di questo edificio. Ne seguì, da parte dello stesso commissario, la richiesta di un formale pronunciamento da parte della Soprintendenza ai beni architettonici (maggio 2013), il quale con una nota del 6 giugno 3013, richiamava “l’attenzione sulla necessità di porre in essere, da parte dell’amministrazione, ogni possibile azione volta alla protezione degli edifici che potrebbero patire le sorti della sostituzione“. Con la rielezione del sindaco, in data 19 giugno 2013, il Comune emetteva una sospensione “medio tempore” del rilascio del permesso di costruire, definitivamente sfociata, durante l’anno in corso, nel definitivo diniego del chiesto intervento edilizio, ostante la demolizione dell’edificio in parola, anche alla luce dell’adeguamento del vigente PRG alla previsioni regionali del cosiddetto PUTT (Piano Urbanistico Territoriale Tematico).

I proprietari della palazzina – e non già l’impresa edile che ha avanzato la proposta progettuale – hanno impugnato dapprima la sospensione del rilascio del titolo abilitativo a costruire e, successivamente, il definitivo diniego e gli atti ad essa presupposti.

Ma l’avv. Ingravalle fa luce su un’altra circostanza, finora mai emersa, vale a dire che il diniego comunale invita i soggetti che hanno presentato l’istanza ad inoltrare nuovo progetto che consentirebbe loro di realizzare comunque l’edificio frutto dell’edilizia sostitutiva di nove piani su tutto l’isolato, ad eccezione dell’area di sedime del palazzo neoclassico da salvaguardare, sicché il reale oggetto del contendere sarebbe non già l’edificabilità di tutto il lotto sulla quale si è proposto questo intervento edilizio di un palazzo di nove piani, ma la sola perdita della volumetria dell’area di sedime dell’immobile di via Camere del Capitolo 14 che sviluppa- secondo i calcoli resi dal locale Ufficio Tecnico- solo circa 900 mq, pari a 3.106 mc, perdita che verrebbe ampiamente compensata, sul piano economico, dalla conservazione del gradevole palazzo neoclassico.

“Il diniego definitivo del Comune impugnato dalla controparte – spiega Ingravalle – è in verità più tollerante delle previsioni del PUG, che nel “sistema delle conoscenze” aveva previsto il vincolo non già del solo palazzetto neoclassico ma anche di altro edifico prospiciente via Piave, interessato dalla proposta progettuale di edilizia sostitutiva in questione”.

Quanto all’ordinanza del Tribunale Amministrativo Regionale, Ingravalle tiene a precisare che: “il TAR, come è nello spirito delle ordinanze cautelari, ha comunque fornito un’indicazione di massima, in attesa di un’udienza di merito che –concordo con il collega di controparte- speriamo venga fissata al più presto. Tale ordinanza, ha comunque sancito, come unica certezza, che l’edificio non si abbatte atteso che “la salvaguardia del bene, espressione della memoria storica cittadina, appare assolutamente prevalente”. In ogni caso il TAR precisa che ove in sede di approfondimento nel merito del giudizio dovesse emergere, il Comune dovrà risarcire questi eventuali danni, da provarsi e quantificarsi.

Sulla compensazione delle spese legali in sede cautelare Ingravalle precisa che non danno indicazione alcuna quanto al definitivo esito del gravame, atteso che questa compensazione costituisce quasi una costante del giudice amministrativo pugliese, salvo poi a decidere sulle spese in sede di merito.

Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




Attualità // Scritto da Serena Ferrara // 25 luglio 2014