Nunzia Antonino è “Else”, un’altra ribelle conquista il pubblico del Garibaldi

Cultura // Scritto da Serena Ferrara // 14 gennaio 2017

Nunzia Antonino è “Else”, un’altra ribelle conquista il pubblico del Garibaldi

Il testo di Schnitzler, nella regia di Carlo Bruni, diventa un urlo contro le conseguenze del gioco d’azzardo

Quella che instaura con il pubblico di ogni teatro, è una relazione d’incanto. Ogni volta Nunzia Antonino sa perdere la propria identità e incarnarsi plasticamente in un nuovo incantevole, complesso, personaggio. Magnetica, cammina a passo svelto sul limite rischioso tra verità e finzione, follia autoindotta, passione e lucidissima rinuncia alle emozioni, sicura che una volta abbandonata al copione null’altro che quello potrà accadere.

Incantevole nei panni di Eleonora Pimentel Fonseca in “Lenor”, tre anni dopo l’attrice biscegliese torna a ricoprire il ruolo di una ribelle.

Sulla scena del Teatro Garibaldi, il 13 gennaio, è l’unica protagonista di “Else”, monologo per la regia del direttore artistico e compagno di vita Carlo Bruni ispirato da La signorina Else di Arthur Schnitzler.

Il monologo interiore di Else è quello di una 19enne borghese costretta a vendere il suo corpo vergine all’uomo che avrebbe ripianato i debiti di gioco del padre. Prima magra constatazione, quella che l’omino che l’ha data alla luce ha lasciato alla moglie il compito: non ha avuto nemmeno il coraggio di chiederle il sacrificio.

«Una vita troppo facile la sua, signorina» aveva detto qualcuno ad Else, sottolineandole che: «Avrebbe avuto delle possibilità, signorina, che non ha sfruttato». In quel mondo dorato fatto di solitudine e finzione, Else non è però mai impazzita.

Non è follia la sua ultima scelta di tradire con il suicidio la famiglia che non l’ama e  preferisce dare in pasto lei più che “la faccia” a chi fa la peggiore usura, sapendo che la storia si ripeterà. Il Veronal – un barbiturico in uso negli anni ’30 – cui Else affiderà il suo ultimo volere, è l’unica esemplare punizione ai suoi meschini, doppia fuga dalla crisi di valori e dal pericolo di reiterazione dell’errore.

L’attualità della storia di Else è drammatica, assoluta e fa male. Ad un secolo di distanza dalla sua invenzione (1924), Else, l’unica sana in una società malata che di male si alimenta e nel male gode, è il pensiero di fuga definitivo delle anime sensibili di sempre. Non potendo cambiare il sistema, semplicemente si dilegua.

 

 

Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




Cultura // Scritto da Serena Ferrara // 14 gennaio 2017