“Non una di meno”: a Palazzo Tupputi una serata dedicata alle donne

Attualità // Scritto da Elisabetta De Mango // 26 novembre 2016

“Non una di meno”: a Palazzo Tupputi una serata dedicata alle donne

La cultura del rispetto come soluzione contro la violenza di genere

Fa rabbrividire il numero delle vittime di femminicidio nel nostro Paese: 116 dall’inizio dell’anno ad oggi.

Il 30% delle violenze avviene tra le mura domestiche, per mano di mariti o fidanzati che non si fermano neppure dinanzi agli sguardi innocenti dei figli. Dietro queste cifre si nascondono nomi, volti, storie di vita spezzate verso cui è sorta un’attenzione mediatica che ha fatto proliferare trasmissioni televisive a tema.

Ma a cosa serve parlarne? È davvero utile accendere i riflettori sul problema solo durante la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne?

Se n’è discusso venerdì 25 novembre, presso la Sala degli specchi di Palazzo Tupputi, nell’incontro “Non una di meno” organizzato dal Circolo dei Lettori- Presidio del libro di Bisceglie, col patrocinio del Comune di Bisceglie e della Regione Puglia.

Momento di danza delle ragazze del Liceo Coreutico di Bisceglie

Momento di danza delle ragazze del Liceo Coreutico di Bisceglie

Ad aprire la serata, dopo i saluti della professoressa Rosa Leuci, un omaggio delle ragazze del Liceo Coreutico L. Da Vinci che attraverso una danza coreografica hanno rappresentato la condizione di molte donne offese ed umiliate e il silenzio omertoso che le circonda. Dietro la parola femminicidio, infatti, non c’è solo la morte, ma anche l’offesa, lo sfruttamento, la violenza psicologica e l’umiliazione.

«Femminicidio-ha spiegato Alba Sasso, parlamentare e fondatrice del CIDI-significa uccidere una donna che non si vuole piegare ad una funzione subalterna; una donna che resiste agli stereotipi di una società malata. Più aumenta l’autonomia delle donne e più una parte della società ne ha paura».

Per secoli, in nome di una presunta superiorità maschile, all’universo femminile era affidata solo la procreazione e la gestione della vita domestica, senza alcuna possibilità di decisione e nella totale sottomissione al volere del pater familias. Sprovviste di autonomia morale, le donne erano costrette ad incarnare una serie di virtù, come la fedeltà e l’obbedienza: questo patrimonio culturale, tramandatosi nel tempo soprattutto nel meridione, ha autorizzato l’uomo a sentirsi padrone assoluto, giustificando persino l’introduzione del delitto d’onore nel nostro sistema giuridico.

«Non è facile far valere al Sud la cultura della parità dei diritti- ha esordito il Sindaco Francesco Spina– Qualcosa di concreto è stato fatto in questa direzione proprio stamattina, con l’inaugurazione del punto d’ascolto del centro antiviolenza comunale».

Come fare per frenare la violenza di genere? Servirebbe inasprire le pene? Dal dibattito, intervallato dall’intensa ed

Fabiana Aniello

Fabiana Aniello

espressiva lettura del “Discorso sulle donne” di Natalia Ginzburg ad opera di Fabiana Aniello, è emerso che neppure in India dove è stata approvata la pena di morte per i crimini sessuali, la situazione sia migliorata.

L’unica soluzione, dunque, potrebbe essere quella di diffondere la cultura del rispetto e puntare sul dialogo sia all’interno della famiglia, che nelle scuole.

«C’è la necessità di camminare ancora a lungo sul sentiero dell’emancipazione femminile-ha sottolineato Rosa Leuci- La riconquista del rispetto può avvenire attraverso la sinergia tra famiglia, scuola e associazioni: il genere umano può rigenerarsi solo attraverso un progetto integrato che includa tutte queste realtà».

Come in un flash mob al contrario, l’evento si è concluso con un momento coinvolgente in cui le donne presenti tra il pubblico si sono a turno alzate in piedi, come dei fiori, ed hanno esternato un loro pensiero, declamato una poesia o letto un passo di un libro.




Attualità // Scritto da Elisabetta De Mango // 26 novembre 2016