Nel caso Camassambiente pregiudicati, indagati e i clan Parisi e Capriati

Attualità // Scritto da Serena Ferrara // 19 gennaio 2017

Nel caso Camassambiente pregiudicati, indagati e i clan Parisi e Capriati

Cosa c’è dietro l’interdittiva antimafia

Alcuni altarini sono stati scoperti. Già prima del 31 gennaio, quando il TAR si pronuncerà sul ricorso della Camassambiente contro l’interdittiva antimafia emessa il 23 dicembre dal prefetto di Bari, quello della ditta di Bari che gestisce il servizio igiene nei comuni di Rosarno, San Ferdinando, Cinquefrondi, San Giorgio Morgeto, Valenzano, Bisceglie, Noicattaro, Rutigliano ed altri comuni pugliesi diventa un caso mediatico nazionale.

Alla Camassa è stata contestata la circostanza di avere e/o avere avuto “nel proprio organico, unità lavorative interessate, a vario titolo, da procedimenti penali e/o che sarebbero comunque parenti di persone attenzionate dalla Magistratura”.

Il realtà il documento spiega che in Calabria l’azienda barese potrebbe aver ceduto a «pressioni originate da contesti criminali».

Secondo quanto emerso dalle ricostruzioni degli inquirenti tutto il caso sarebbe scaturito dalle pressioni al sindaco di San Ferdinando da parte di un ingegnere, Salvatore Aiello, ritenuto al tempo organico alle cosche calabresi e oggi collaboratore di giustizia, per l’aggiudicazione di un appalto. Per la Dia di Reggio Calabria, Aiello avrebbe aiutato Camassa a ottenere l’appalto di San Ferdinando «a prezzi superiori alle richieste relative agli altri Comuni della Piana di Gioia Tauro». A Rosarno, la società barese avrebbe  anche «assunto otto soggetti contigui alla criminalità di stampo mafioso».

Quanto alle assunzioni di pregiudicati e di indagati in Puglia, a Noicattaro, a Bisceglie e Valenzano, risulterebbero negli elenchi Camassa anche esponenti dei clan Parisi e Capriati.

A Bisceglie,  risultavano tra i dipendenti alcuni degli indagati per il tentato omicidio del buttafuori Sabino Caccavo che ad agosto scorso si era opposto al loro ingresso in un locale sul lungomare. Su 106 dipendenti, secondo la Prefettura di Bari, 25 avrebbero precedenti penali o di polizia: tra loro, numerosi parenti di «pregiudicati storici» di Bisceglie, alcuni dei quali con precedenti per traffico di droga e ritenuti organici al clan Capriati di Bari.

A Valenzano, che ha concluso il suo rapporto con Camassa a scadenza naturale di contratto lunedì dove l’appalto è scaduto lunedì 16 gennaio, erano tre i dipendenti pregiudicati, due con precedenti per droga. A Noicattaro, a lavorare per l’azienda sarebbe stato, tra gli altri, anche Giuseppe Romano, definito «uomo di fiducia» di Giuseppe Parisi, fratello di Savinuccio, il boss del quartiere Japigia di Bari.

  Molti di questi, spiega l’azienda: «Sono stati assunti per passaggio diretto in quanto dipendenti dell’azienda che precedentemente svolgeva il servizio di igiene urbana».

Cosa succederà alla Camassambiente non è difficile da intuire. Se un’impresa viene colpita da interdittiva antimafia si blocca la stipula del contratto e le si preclude il diritto d’accesso ad ogni opportunità di commesse, concessioni, agevolazioni o finanziamenti pubblici. In caso di contratto già firmato, la revoca è automatica. In questa ipotesi all’amministrazione non è concesso alcun margine di azione, se non quello di rimborsare il contraente per le spese sostenute e pagargli quando dovuto per le opere già realizzate.

Il destino di Camassambiente è ora appeso al filo del giudizio del TAR.

Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




Attualità // Scritto da Serena Ferrara // 19 gennaio 2017