MOSCHE COCCHIERE E GLADIATORI

Opinioni / Politica // Scritto da Michelangelo Tarricone // 18 gennaio 2013

MOSCHE COCCHIERE E GLADIATORI


MOSCHE COCCHIERII giovani che si pongono l’obiettivo di entrare nella cabina di regia di una società si dividono in due classi: Le mosche cocchiere e i gladiatori. Le mosche cocchiere cavalcano le tigri (o i muli come raccontato nella favola di Fedro) illudendosi di governare e di usare la forza. Infatti obiettivo della mosca cocchiera è quello di rimanere sempre e comunque in sella.

Spartaco invece ha la presunzione titanica di cambiare il mondo contando solo sulla sua forza ed il suo coraggio. Viene ritenuto un incauto, spesso irriso perché le sue energie paiono del tutto sproporzionate agli ambiziosi obiettivi che si pone. La mosca cocchiera galleggia e non si pone il problema di cambiare la storia. Si adatta conformisticamente alle regole presenti purché non venga disarcionato.

Il gladiatore invece il sistema vuole scardinarlo e trasformarlo. Al gladiatore non interessa fare carriera. Si sente il latore di un messaggio, di un progetto, di un sogno di giustizia che intende realizzare. Senza questa tensione, questo obiettivo, non ritiene indispensabile essere un uomo pubblico. Le mosche cocchiere invece hanno come unico esclusivo obiettivo quello di sopravvivere, di progredire nella propria carriera politica e professionale. Insomma è già vecchia ancor prima di diventare giovane!!. Le mosche cocchiere sicuramente avranno si più prospettive di successo ed avranno una grande longevità politica.

I gladiatori invece quasi sempre non muoiono nel proprio letto e spesso li attende la crocifissione lungo la Via Appia. Esempi di mosche cocchiere ce ne sono a gogo nella storia. Ottaviano Augusto era una mosca cocchiera; mentre Marco Antonio un gladiatore. Gladiatore era anche Alessandro Magno. Giulio Cesare poi fu inviato sbarbatello da Pompeo Crasso in Gallia credendo così di disfarsene. Trotzky fu il gladiatore della rivoluzione bolscevica ma fu la sedentaria mosca cocchiera Stalin a prendere il potere.

Tornando ai nostri giorni Grillo ha compiuto un impresa Cesarista. Mandato in Gallia televisiva è tornato trionfatore ed oggi è pronto a prendere Roma (ma non esageriamo!!!…). E che dire del Sindaco di Firenze, il più temerario ed incauto di tutti!. Giovane, kennediano nello stile, ultra preparato, dall’intelligenza pronta, è sceso da solo in campo a sfidare l’establishment incartapecorito del PD. Dall’altra parte abbiamo invece Angelino Alfano mosca cocchiera, il cui unico potere è quello che è disposto a riflettere su di lui il Cavaliere. Di ben altra pasta l’amazzone Meloni! Se avesse vinto, cari amici, il kennediano Renzi avrebbe sconvolto la politica italiana molto di più di quello che dovrebbe riuscire a fare M5S.

Infatti, il Sig. Grillo sta facendo il grave errore di trasformare il suo movimento in una sorta di setta integralista di duri e puri, dalla democraticità opaca, certamente rivoluzionaria, ma che può servire a poco se non ad instaurare una feroce teocrazia “senza Dio” dalla “fatwa” facile. Pertanto, l’establishment del PD non avrebbe minimamente accettato di sicuro l’assiepamento di questo nuovo Giulio Cesare (Renzi) che avrebbe avuto certamente il carisma e l’appeal di attrarre il ceto moderato tanto da rendere addirittura ininfluente quell’arcipelago di partitini di ispirazione pseudo-cattolica che dividono il PD dall’accampamento nemico.

Concludo. Purtroppo, il popolo italiano ama l’usato (poco) garantito e solo rapporti “ferorum” passivi (poco) protetti. Ma questa è la democrazia. Non ci possiamo fare proprio nulla e dobbiamo accettare che la nostra società ancora consideri i giovani delle vite sacrificali utili solo per ingraziarsi vecchi, osceni “saturno” (Rubens e Goya) sempre pronti a divorare il cuore dei propri figli, illudendosi con questo, di rubarne la giovinezza!!…




Opinioni / Politica // Scritto da Michelangelo Tarricone // 18 gennaio 2013
  • Pasquale Stipo

    “Oggi la bestia sorge dall’abisso e tutti, senza distinzione di nazionalità… dobbiamo coalizzarci per un solo e comune sforzo: richiudere l’abisso.”
    Questa frase è tratta dall’introduzione del libro “Colloqui con Hitler”, di Hermann Rauschning, Presidente del Senato di Danzica, già confidente del Fuhrer ancor prima della presa di potere dei nazisti, poi deciso antinazista, quando comprese bene la natura e gli scopi della follia hitleriana. Una presa di coscienza che obbligò Rauschning alla fuga, prima in Svizzera e poi negli Stati Uniti. La frase sopra riportata si riferiva alla guerra scoppiata nel 1939 in Europa; molti diedero a Rauschning del visionario, del catastrofista, salvo poi ricredersi. Hermann Rauschning aveva semplicemente saputo vedere più lontano degli altri, e rendersi conto della dimensione della lotta che il mondo doveva affrontare: la lotta contro la bestia.
    Perché ho fatto questa premessa? Perché la politica degli omuncoli, fatta solo di giochi di potere, tradimenti, invidie, ha riempito le pagine dei quotidiani per troppo tempo, rischiando di farci perdere di vista ciò che realmente sta accadendo.
    Tuttavia, sono felice nel vedere che non siamo rassegnati, che non tutto è scontato, che i giochi non sono fatti. Certamente in questi ultimi trent’anni il processo involutivo della democrazia in Italia è stato scandaloso: forse anche il termine “scandaloso” è demodé come , a dire di certi, i termini destra e sinistra, come l’indignazione e la non rassegnazione, ma io parlo e scrivo secondo il mio registro di ultrasessantenne. Ancora una volta – sarà una mia deformazione – ribadisco che questa involuzione è fisiologica – il che non equivale a fatale – poiché quando una classe sociale diventa ricca, vuole conseguire il potere politico per emanare leggi che la garantiscano negli affari e nell’imporre la sua rappresentazione del mondo.
    La classe affaristica, che si è affermata nell’ultimo millennio prima con il nome di popolo grasso e poi con quello di borghesia, ha compiuto il percorso passando dalla rivoluzione al conservatorismo in una chiusura belluina e irrazionale. Ho trattato di questo in un mio vecchio articolo che divulgava il concetto fondamentale del saggio di Adorno “La dialettica dell’Illuminismo” in cui il filosofo dimostrava come la razionalità illuministica fosse uno strumento ambiguo se sganciato da altri valori e qualità umane. Parlare di essenza umana mi impegnerebbe in un discorso complesso e, soprattutto, non univoco proprio per quel rispetto dell’opinione altrui su cui si fonda la mia coerenza personale; sarò quindi essenziale: mi limito ad individuare un unico elemento di quella che ho chiamato essenza umana: l’unicità di ciascun essere vivente.
    Questa originalità, unicità, varietà è la caratteristica su cui possiamo concordare a prescindere da un credo politico che ci etichetta e ci imbrigli; assumendola come punto fermo su cui convenire ne discende che essa non può che entrare in conflitto con il mondo e con la sua rappresentazione compiuta, attraverso i mass-media. Il mondo di cui parlo io è il mondo del nuovo che ciascuno di noi reca nascendo; il nuovo in cui sono “i padri a seguire i figli”, il nuovo che ci colma di entusiasmo creativo che ci spinge a variare una ricetta e a fare l’amore senza bisogno dei consigli degli esperti. Il nuovo entra in un’esperienza, in un gruppo, in un movimento, ma non si identifica mai pienamente con questi soggetti di incontro, bensì conserva il margine per la dissidenza empatica, l’uscita di sicurezza! A per poter partecipare ad altre esperienze.
    Questi due mondi: quello della prevedibilità programmata e quello della libertà personalizzata non sono conciliabili. Tuttavia sento urgere un interrogativo: l’uomo vuole essere veramente libero? Oppure teme la libertà che pure gli è congeniale a causa della responsabilità che essa comporta?
    E in questo interrogativo – retorico – vi è la spia di un altro motivo del successo del mondo borghese: esso offre sicurezze proprio con i suoi riti, i discorsi d’occasione, la retorica dei nobili sentimenti, a quanti non sono in grado di portare “il peso” della libertà. Ecco perché io credo che la politica debba sempre fare i conti con la psicologia: perché, fino a quando l’individuo non maturerà diventando persona a pieno titolo, saranno possibili inganni e autoinganni, la coercizione soft, la seduzione da parte di figure di potere come del cantante di turno. E se osassi dire, sorridendo, che questo sopramondo, offerto al Cristo che lo rifiutò, appartiene al satana inteso come principio di morte in quanto principio di esclusione, vi farei sorridere?
    In questo sopramondo, nonostante, la sua potenza seduttiva, io scorgo da un pezzo anche tanta paura. Esso è terrorizzato perché ha la consapevolezza di essere un inganno, un feticcio vuoto, un mondo di morti e come tale ha terrore dell’ originalità, unicità, inventiva, in una parola, ha terrore della vita autentica. e lo manifesta quanto più si mostra prepotente ed iniquo, quanto più elude la democrazia, disfa lo Stato sociale, briga per cambiare nei fatti le regole scritte dai padri costituenti. Quanto più avanza senza rispetto per i più deboli, disconoscendo diritti faticosamente acquisiti, perpetrando ingiustizie, fomentando guerre, pretendendo di mettere in discussione il diritto stesso alla vita e ad una vita dignitosa, tanto più manifesta la sua funerea staticità, imbalsamato dal terrore e nel terrore.