Maria Dorotea Di Sia, processo in Appello due anni dopo la tragedia

Cronaca // Scritto da Vito Troilo // 31 maggio 2016

Maria Dorotea Di Sia, processo in Appello due anni dopo la tragedia

Impugnata la sentenza di primo grado

Sono da poco trascorsi due anni dal tragico decesso, a seguito di un terribile incidente stradale, della 26enne salernitana Maria Dorotea Di Sia. Nel tardo pomeriggio di martedì 13 maggio 2014 un’Audi A6 con quattro persone a bordo si schiantò, probabilmente a causa dell’eccessiva velocità, contro il pilastro in muratura dell’ingresso di una villa in costruzione al civico 39 di via Tommaso Todisco, traversa di via Luigi Di Molfetta, sul lungomare. Gli altri tre occupanti del mezzo rimasero seriamente feriti.

La notizia destò molta commozione e gettò nello sconforto le comunità del Vallo di Diano, terra d’origine della brillante studentessa dell’Accademia delle belle arti di Brera (Milano), fidanzata con un biscegliese, rimasto coinvolto nel drammatico incidente. Furono immediatamente avviate indagini per ricostruire l’esatta dinamica di quanto accaduto e risalire alle eventuali responsabilità.

Maria Dorotea Di Sia

Maria Dorotea Di Sia

La vicenda giudiziaria fu inizialmente posta in secondo piano. Il 30 giugno i familiari della ragazza si videro recapitare, da parte del comune di Bisceglie, una raccomandata nella quale fu loro chiesto un rimborso di 650 euro per i servizi funerari, riguardanti il recupero della salma e il trasporto presso l’obitorio. L’indelicata missiva, resa pubblica dal fratello della ragazza, scatenò l’indignazione generale, al punto che il sindaco Francesco Spina, ignaro della pretesa formulata dall’ufficio comunale, provvide a bloccare la richiesta comunicandolo ufficialmente il 4 settembre.

Il 31 ottobre 2014 il gip del Tribunale di Trani avrebbe dovuto decidere sulla richiesta di patteggiamento della pena (due anni di reclusione) formulata dai difensori del conducente dell’Audi A6, che, secondo quanto appreso dalle analisi, aveva fatto registrare un tasso alcolemico di gran lunga superiore al limite massimo previsto dalla legge (2,45 g/l), con tracce di cannabis e cocaina.

Malgrado il pm avesse espresso sostanziale assenso al patteggiamento proposto dalla difesa, il gip rigettò l’istanza, inviando nuovamente gli atti al pubblico ministero, giudicando la pena ipotizzata non congrua e ritenendo le attenuanti generiche non applicabili, considerata la gravità della vicenda«Voglio giustizia per mia figlia: la speranza è che non venga uccisa una seconda volta» commentò il padre di Maria Dorotea Di Sia.

Il 14 aprile 2015 si svolse l’udienza preliminare, durante la quale il legale dell’imputato chiese il rito abbreviato. Nell’udienza successiva, il 13 ottobre, la difesa chiese l’assoluzione del biscegliese e mosse un’eccezione in merito alla validità dei prelievi ematici effettuati per svolgere l’esame tossicologico, che, secondo quanto sostenuto dall’avvocato difensore, sarebbero stati svolti senza seguire l’iter previsto dalla legge, ovvero in assenza di autorizzazione da parte del pubblico ministero.

Maria Dorotea Di Sia

Maria Dorotea Di Sia

Michele Galiano, legale di una delle parti civili, sottolineò invece che il prelievo era stato necessario e per fini terapeutici quando l’imputato era arrivato in ospedale e non comportava quindi alcuna violazione.

Il 24 novembre del 2015 è stata emessa la sentenza. L’imputato è stato condannato a tre anni di reclusione per omicidio colposo, è stato interdetto dai pubblici uffici per cinque anni e gli è stata revocata la patente di guida. L’uomo, per il giudice, non è apparso meritevole delle attenuanti generiche, benché incensurato, ragione per cui la pena, partita da una base di 4 anni di reclusione per omicidio colposo per guida in stato di ebbrezza e sotto effetto di sostanze stupefacenti, è salita a 4 anni e 6 mesi per le contravvenzioni al Codice della strada e quindi decurtata alla luce della scelta del rito abbreviato. «Sarebbe stato giusto sancire l’impossibilità, per l’imputato, di conseguire nuovamente la patente di guida» commentò l’avvocato Galiano.

Il pubblico ministero, ritenendo troppo lieve la condanna, ha impugnato la sentenza di primo grado. Il procedimento passerà dal Tribunale di Trani alla Corte d’Appello di Bari per il secondo grado di giudizio. La data della prima udienza non è stata ancora fissata.

Nel luglio del 2015, in occasione del suo 27° compleanno, è stata allestita a Policastro una mostra delle foto scattate e dei disegni di vestiti realizzati da Maria Dorotea Di Sia. Contestualmente, si è svolto un concorso fotografico. Il 12 settembre 2015 è stata fondata, a Sala Consilina, la “Polisportiva Zingaro-Di Sia”, società di pallacanestro intitolata alla memoria della giovane studentessa scomparsa a Bisceglie e di un talentuoso cestista stroncato da un attacco cardiaco a 21 anni nel 2000.

Vito Troilo

Chi è Vito Troilo

Giornalista pubblicista. Caporedattore, oltre che responsabile della redazione sportiva, di Bisceglie in diretta. Si occupa di cronaca, attualità, politica e spettacoli oltre che di sport. È grande appassionato delle tematiche che riguardano l'Europa orientale. Ha praticato calcio, pallacanestro e atletica leggera, è stato allenatore e dirigente di pallacanestro. Ha cominciato a scrivere articoli all'età di 10 anni. Ha collaborato con diversi quotidiani, tv, radio e riviste specializzate. Ha realizzato centinaia di telecronache e radiocronache sportive. Cura uffici stampa e campagne promozionali.




Cronaca // Scritto da Vito Troilo // 31 maggio 2016