MALLARDI: “DOVE SONO I POLITICI COMPETENTI?”

Opinioni / Politica // Scritto da Vito Troilo // 16 gennaio 2013

MALLARDI: “DOVE SONO I POLITICI COMPETENTI?”


Nicola_MallardiNicola Mallardi, autorevole esponente della sinistra biscegliese, apprezzato e stimato per la sua onestà intellettuale, interviene nel dibattito politico con un chiaro riferimento al caos candidature, una vera e propria soap opera con le gelosie, i rancori, le bassezze e gli inevitabili colpi di scena dell’ultimo momento.

“Sono in molti a credere che i politici seguiranno le preferenze di chi li ha eletti. Di norma però questo non avviene. Questi politici non possiedono qualche particolare competenza per decidere. Qualsiasi decisione – argomenta l’ex consigliere comunale – è determinata da una priorità, non da una competenza.

Prendere delle decisioni è una funzione, non una competenza: tutti prendiamo delle decisioni tutti i giorni. Il filosofo ateniese Platone, oppositore della democrazia, argomentava che prendere delle decisioni era una competenza simile a quella di un capitano che guida il suo vascello in una precisa direzione usando la sua conoscenza dei vascelli e della navigazione.

Ma la società non è un vascello. Tutti i passeggeri di un vascello vogliono raggiungere la stessa meta, ma non tutti i cittadini di una società vogliono scegliere la stessa politica proprio perché hanno delle priorità differenti.

I politici devono avere determinate doti per arrivare al potere, per esempio devono essere capaci di cospirare (per battere i rivali), di adulare (per avere il supporto dei loro capi), e di essere ipocriti (per ottenere il voto dei elettori), ma non hanno bisogno di speciali competenze per decidere una politica.

Oggi il Porcellum dà loro una mano, avrei voluto vedere se con le preferenze tutti avrebbero avuto queste competenze…. Forse esagero, forse scherzo, ma voi pseudo politici che tanto vi affannate alla ricerca di un posto in lista, queste competenze pensate di averle? Meditate. Io penso proprio di no”.

Un richiamo forte da parte di un dirigente che fa politica tutti i giorni e fra la gente, dimostrando di essere credibile perché mosso da logiche tutt’altro che frazionistiche o, peggio, di scopo personale. Uno spunto che alza notevolmente il livello del dibattito politico, in questa fase, nella nostra città, che ha un enorme e impellente bisogno di elevarsi. Chi saprà cogliere il senso di queste parole?

Vito Troilo

Chi è Vito Troilo

Giornalista pubblicista. Caporedattore, oltre che responsabile della redazione sportiva, di Bisceglie in diretta. Si occupa di cronaca, attualità, politica e spettacoli oltre che di sport. È grande appassionato delle tematiche che riguardano l'Europa orientale. Ha praticato calcio, pallacanestro e atletica leggera, è stato allenatore e dirigente di pallacanestro. Ha cominciato a scrivere articoli all'età di 10 anni. Ha collaborato con diversi quotidiani, tv, radio e riviste specializzate. Ha realizzato centinaia di telecronache e radiocronache sportive. Cura uffici stampa e campagne promozionali.




Opinioni / Politica // Scritto da Vito Troilo // 16 gennaio 2013
  • Michelangelo Tarricone

    Mio fraterno amico Nicola, ho degustato intensamente il tuo articolo che mi trova in perfetta sintonia con le tue illuminanti riflessioni che hai voluto esternare dal profondo del tuo cuore.
    Sono al tuo fianco perchè ti sei dimostrato un uomo coerente e leale e sei stato veramente bravo a descrivere puntigliosamente punto per punto la situazione generale della politica e dei suoi adepti.
    Guarda, Nicola, nella vita non si tratta di essere più efficienti, ma anche più profondamente capaci di comprensione (questo è quello che dovrebbero capire i nostri politici), più veramente partecipi, più impegnati a far cogliere nella gente non solo un’azione più pronta, ma un impegno di tutta la vita, un’anima nuova che sia all’unisono con l’anima del mondo che cambia, per essere migliore e più giusto.
    Il nostro dovere, Nicola, è oggi dunque estremamente complesso e difficile. Perchè siamo davvero ad una svolta della storia e sappiamo che le cose sono irreversibilmente cambiate, non saranno ormai più le stesse. Vuol dire questo che stiamo per essere travolti dagli avvenimenti? Vuol dire questo che non vi siano binari da apprestare, leggi giuste da offrire alla società italiana, istituzioni capaci di garantire il moto della storia incanalandolo perchè non arrivi alla dispersione, alla delusione? Certamente no. Bisogna governare, e cioè scegliere, graduare, garantire, ordinare, commisurare l’azione ai rischi che sono tuttora nella vita interna e internazionale, ma sapendo che il mondo cambia per collocarsi a un più alto livello.
    Certo bisognerà operare nei dati reali della situazione, difendendo contro il disordine, la libertà, l’ordine e la pace. Ma bisognerà farlo, e questo è il fatto nuovo e difficile della nostra condizione, con l’animo di chi, consapevole delle strette politiche e delle ragioni del realismo e della prudenza, crede profondamente che una nuova umanità è in cammino, accetta questa prospettiva, la vuole intensamente, è proteso a rendere possibile ed accelerare un nuovo ordine nel mondo.
    E se questo senso di disponibilità e di attesa deve essere proprio di un governo democratico oggi, quanto più questa tensione verso l’avvenire deve essere nei partiti che, per loro natura, mediano tra la realtà del presente, con la quale in larga misura si cimentano i governi, e la prospettiva di sviluppo, quel salto di qualità che si coglie irresistibile nella coscienza degli uomini e dei popoli.

  • Pasquale Stipo

    Sempre preciso e trasparente Nicola, per questo mi sento di essere suo amico ed ho deciso di dare il mio contributo al suo articolo con uno scritto.
    “Il Parlamentarismo odierno è disgregato in una sequela di interessi particolari di sconfinata irrilevanza. Per darsi un’apparenza di dignità e in più un potere reale, si associano a interessi di partito. I partiti considerano loro compito primario superarsi a vicenda, e a pagarne le conseguenze sono l’obiettività e lo Stato. Questo vale sia per i partiti di maggioranza che per le opposizioni”. Erano parole di Robert Musil, scritte in un articolo del 1916. Articolo nel quale lo scrittore austriaco, avvertendo l’esigenza di una leadership politica forte, opponeva il politico “Come si deve”, energico e capace, ma poco amato dal suo stesso partito, al “Come si vuole”, interessato solo alla ricerca del consenso.
    Dopo quasi un secolo quelle considerazioni, ispirate da un’Europa profondamente differente da quella attuale, mostrano la loro attualità. Anche in casa nostra. Forse più che altrove proprio nel Paese a lungo inconsapevole dei rischi che tante stagioni di misure inefficaci, perché generalmente blande, avevano contribuito a creare.
    La democrazia, come la concepiamo noi oggi in Italia, funziona in base alla RAPPRESENTANZA dei cittadini. Ciò sembra escludere a priori il fattore COMPETENZA, che è dunque secondario o ininfluente nelle nostre scelte. Il tutto avviene tramite votazione popolare, come ben sappiamo, e produce governi a tutti i livelli che sono espressione degli interessi dei singoli gruppi da essi rappresentati.
    Per questo semplice motivo, che sfugge a molti, in un paese che presenti una forte componente di cittadini corrotti, di evasori, di disonesti, di opportunisti, di incompetenti, di condannati e via dicendo, i relativi governi saranno altrettanto composti in misura più o meno proporzionale da politici che riassumino e presentino le stesse caratteristiche. I loro “protetti” insomma, a cui hanno garantito di non promuovere leggi che possano lederne gli interessi personali.
    Questa critica al sistema è forse molto meno importante in quei (pochi) Paesi in cui è molto forte la coesione sociale (tipo Finlandia, per esempio). L’affermazione che in Italia ci sia una forte componente di persone corrotte e disoneste non è dettata da qualunquismo, ma dai dati statistici e dalle cronache che sono disponibili a tutti.
    Certo, resta il fatto che la maggior parte dei cittadini è comunque formata da persone oneste e da bravi lavoratori anche da noi, ma comunque in ognuno di essi è radicato il concetto di cercare nell’arco politico le figure che più s’avvicinino ai loro interessi di parte. Tutto ciò è naturale, a tutti fa comodo sperare che i rappresentanti politici abbiano a cuore la difesa del nostro posto di lavoro e dei nostri soldi.
    Da questi presupposti non possono che emergere governi formati da persone che non sono state scelte per le loro doti di integrità morale, di affidabilità, di imparzialità. di conoscenza dei problemi e via dicendo. In altre parole non è la loro COMPETENZA l’elemento selettivo.
    Al limite, dunque, potrebbero anche essere totalmente ignoranti in materia che nessuno se ne preoccuperebbe, come di fatto è successo molto spesso in tutta la nostra storia di democrazia. Infatti per essere eletti non occorre un curriculum da grande esperto, così come per fare l’assessore o il ministro in un certo ministero non occorre intendersi delle problematiche a carico di quel assessorato o ministero.
    Basti pensare a tutte le volte che un certo politico è passato con assoluta indifferenza da un ministero ad un altro senza porsi alcun problema. Vi siete mai chiesti che competenze debba avere un ministro della Economia? Bene, la risposta che mi sento di dare è che deve semplicemente essere stato molto bravo in termini politici nel far valere le sue ragioni e il suo diritto ad occupare quel posto di prestigio semplicemente per avere appoggiato una determinata coalizione politica o avere gettato fango addosso ad altri concorrenti. Il Grande Fratello della politica.
    Dunque basta essere bravi in politica fine a se stessa e niente più. Per questo motivo quando la situazione si fa critica si deve ricorrere a governi detti “tecnici”, che in sostanza sono governi guidati da persone “competenti”, cioè che dovrebbero sapere come risolvere i problemi. Ciò è la riprova che invece i politici non sanno risolvere i problemi, soprattutto non possono andare contro il loro elettorato, rischiando di perdere voti ed essere delegittimati. Ma il sistema rappresentativo non può eleggere anche politici che siano competenti? Certo che è possibile, ma non è quella la caratteristica selettiva.
    I cittadini comuni come fanno a valutare se una persona è degna di occupare un posto importante nel governo? Le facce che vedono sono solo di chi ama mettersi in mostra e i più bravi lo sono nel campo della dialettica. Anche le primarie hanno questo difetto. Si vota chi si vede e si vede chi vuole essere visto, prescindendo dai meriti e dall’esperienza. Non vi sembra un po’ assurdo tutto cio?

    • Name

      Carissimi, ho apprezzato i vostri commenti. Bello sapere di non essere il solo a “combattere questo torpore” che avvolge molti di noi e poter finalmente pensare di esprimere una rappresentanza credibile, alternativa, che proponga un diverso modo di fare politica, con competenza e coraggio, svincolato dall’influenza di qualsiasi centro di potere e presunti titolari di pacchetti di voto.Grazie di cuore.