Libri nel Borgo Antico: l’eredità spirituale di don Salvatore Mellone

Libri nel borgo Antico // Scritto da Elisabetta La Groia // 28 agosto 2016

Libri nel Borgo Antico: l’eredità spirituale di don Salvatore  Mellone

La sua anima echeggia nelle omelie appositamente raccolte

Il Castello Svevo ha prestato la sua piazza, curata dal club Rotary di Bisceglie, per la prima volta all’iniziativa Libri nel Borgo Antico, accogliendo il folto pubblico di sabato 27 agosto 2016 per un incontro di eccezione: sul palco non c’era un libro, ma una “persona”, un’anima dolce che non c’è più, Don Salvatore Mellone.

Morto a giugno del 2015, è l’autore inconsapevole di “Lasciamo spazio a Dio. Omelie tratte dalla liturgia di una vita eucaristica”, edito da Editrice Rotas, la cui pubblicazione fu annunciata durante una conferenza stampa tenutasi nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa, il 29 giugno 2016. Il testo, edito per volontà unanime del Comitato redazionale Scritti e Testimonianze «don Salvatore Mellone», istituto dall’Arcivescovo Mons. Pichierri, pastore dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta- Bisceglie, presente all’incontro e accompagnato da don Massimo Serio, consta di 41 omelie pronunciate durante i suoi 74 giorni di ministero sacerdotale, pazientemente registrate e trascritte da giovani volontari.

74 giorni: a Don Salvatore sono stati sufficienti per lasciare il segno, per esprimere se stesso e la propria fede, 74 giorni che lo hanno condotto a “Lui”, al Signore, per ricongiungersi a chi aveva ispirato la sua vita, indipendentemente dalla malattia.

Mons. Pichierri delinea la vita del prete trentottenne, della sua precoce esigenza di intraprendere la strada che lo avrebbe condotto al presbiterio, della sua straordinaria apertura verso l’altro e la sua capacità innata di servire se stesso agli altri. Sono state proprio queste le motivazioni che hanno indotto l’arcivescovo ad ordinarlo sacerdote prima del tempo, prima che il tumore all’esofago lo uccidesse, il 16 aprile 2015: era pronto per esserlo, per essere “ostia e vittima come Gesù”, per servire gli altri.

Neanche la scoperta della malattia lo ha reso meno gioioso perché consapevole che “il Signore sa cosa deve farne di me”: con una incredibile forza d’animo si esprimeva commentando il Vangelo del giorno, con una lingua semplice e comprensibile, adatta a sciogliere i nodi delle Sacre Scritture e atta a svelarne il senso profondo, come accade con la spiegazione del primo sacramento, in occasione del Battesimo della piccola Jennifer.

Don Massimo Serio sottolinea come le omelie siano piene di speranza e gioia e prive di riferimenti invece alla malattia, allo sconforto che ne consegue. Don Salvatore sapeva che la malattia è una sofferenza personale, per la quale non ci sono risposte ma solo una dimensione di silenzio incomprensibile: non è arrabbiato con la sofferenza, non ne cerca un colpevole, ma si ritrova in Dio, condividendone l’essere vittima. Il fil rouge delle omelie, il suo testamento spirituale è insito nella mano del Signore, che si sente ma non si vede, che risolleva l’uomo dalle sue cadute, che illumina.

A moderare l’incontro, Giuseppe Dimiccoli, giornalista de “La gazzetta del Mezzogiorno”, delicato nei toni, fortemente coinvolto e partecipe nella vicenda di don Salvatore.

Tra i presenti, i genitori e la sorella di Don Salvatore Mellone e il Sindaco di Bisceglie, Francesco Spina.

Elisabetta La Groia

Chi è Elisabetta La Groia

Laureata a pieni voti in "Filologia moderna", collabora con la redazione dal 2013. Giornalista pubblicista dal 2016, da sempre appassionata di storia e tradizioni locali.




Libri nel borgo Antico // Scritto da Elisabetta La Groia // 28 agosto 2016