Lettera aperta ai cattolici praticanti

Opinioni // Scritto da Mimi Capurso // 21 novembre 2015

Lettera aperta ai cattolici praticanti


E’ festa di umiltà, di povertà, non del consumismo

 A Natale i concittadini  cristiani cattolici commemorano la nascita di Gesù.

I più lo sanno: il Natale è festa di umiltà, di povertà, a differenza dello stereotipo consumismo. E Gesù è “un Dio piccolo che si può prendere in braccio e coprire di baci”, ha scritto Jean Paul Sartre (1905-1980), intellettuale ateo, filosofo, scrittore, drammaturgo, critico letterario, sostenitore dell’ideologia marxista. Si, anche l’erudito filosofo esistenzialista si inchinò al Divin Bambino. E più in là, da adulto, il ‘Dio piccolo’ “prese le parti degli insignificanti, degli, evitati, dei disperati”, ha scritto Johann Bàptist Metz, cattolico tedesco, fondatore della “Teologia Politica”, raffinato Professore di Teologia Fondamentale, amico del colto Papa Emerito, professor Ratzinger (nella foto con il senatore F. Amoruso).

Metz aggiunge: «La verità di questa memoria natalizia avrà potere su di noi quando saremo capaci di partecipare al dolore altrui; quando non  ci formeremo la coscienza solo su ciò che facciamo o non facciamo agli altri,  ma anche su ciò che permettiamo imperturbati che loro accada».

«Il cristianesimo non è una dottrina, non è una teoria di ciò che sarà nell’anima umana , ma è la descrizione di un evento reale nella vita dell’uomo»: è una citazione di Giovanni Testori (1923-1993), scrittore, storico dell’arte e noto critico letterario.

Il drammaturgo ateo Sartre capì e scrisse che «Maria sente nello stesso tempo che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che è Dio».

E noi cristiani cattolici  “doc” praticanti , bigotti e sacrestani vari, lo abbiamo capito, si o no? Se “si”, finiamola allora con i consumi che inquinano lo spirito del Natale. Non si può dire “osanna” nell’alto dei cieli ed adorare “mammona”, magari dimenticando i “poveri cristi” accanto a noi.




Opinioni // Scritto da Mimi Capurso // 21 novembre 2015