L’Adisco al fianco delle donne che desiderano diventare madri

Attualità // Scritto da Elisabetta De Mango // 13 maggio 2016

L’Adisco al fianco delle donne che desiderano diventare madri

Convegno sulle nuove tecniche di fecondazione assistita

Il Museo Diocesano di Bisceglie continua ad esser animato da storie di vita passate che si intrecciano con quelle attuali. Dopo la mostra “Vicini e lontani dal fronte”, dedicata alla prima guerra mondiale, è la volta dei “Fiori d’arancio”, esposizione di abiti ed oggetti legati alle nozze locali(link).

Un percorso, sapientemente ricostruito dal dott. Giacinto La Notte, direttore del Museo Diocesano, che permette ai visitatori di respirare quella letizia che caratterizza le donne in procinto di maritarsi e metter su famiglia. Se dal medioevo ad oggi le abitudini legate al rito del matrimonio sono cambiate, a rimanere immutato è invece quel desiderio istintivo e fisiologico di maternità.

«Ai tempi dei fiori d’arancio si mettevano al mondo tanti figli» ha esordito il dott. La Notte aprendo una serata, quella di giovedì 12 maggio, dal titolo “La fecondazione assistita. Nuove tecnologie”. Mentre la voglia di maternità sale, l’indice di fertilità scende: non solo fattori socio-economici, ma anche ambientali incrementano le difficoltà che coppie, sempre meno giovanissime, sono costrette ad affrontare prima di diventare genitori.

«Su base mondiale, l’8% delle coppie sperimentano l’infertilità» – ha spiegato il dott. Baldini, ginecologo e direttore del centro di fecondazione Momò Fertilife. Lo stile di vita, le abitudini alimentari, alcune condizioni di salute non ottimali o semplicemente l’aver superato i quarant’anni possono trasformare un percorso naturale in una corsa ad ostacoli dal finale imprevedibile.

Momento della testimonianza di Annamaria Di Terlizzi

Momento della testimonianza di Annamaria Di Terlizzi

Fortunatamente la scienza è in grado, o per lo meno ci prova, di riparare quegli errori, casuali o indotti, che una natura, non sempre benevola, a volte genera. Le tecniche di fecondazione assistita, da quelle di base alle più sofisticate di terzo livello, vengono in aiuto al desiderio di genitorialità.

Recentemente, come ha illustrato la dott.ssa Giusy Porcelli, biologa e specialista in tecniche di riproduzione, anello fondamentale dell’equipe del dott. Baldini, sono state sperimentate nuove tecnologie che mirano ad affinare il complesso sistema della procreazione medicalmente assistita.

Il TIME LIPS (GERI) e le NSG, diagnosi preimpianto, di cui pochissimi centri, tra cui la Momo Fertilife, sono dotati, sono un valido apporto nella lotta contro l’infertilità: il primo è un incubatore per embrioni che, attraverso una fotocamera integrata, consente di scattare ogni 5 minuti immagini fotografiche, garantendo informazioni morfo-cinetiche sugli stessi. Le diagnosi preimpianto si dividono in PGS, metodica che consente di identificare le alterazioni cromosomiche numeriche e/o strutturali bilanciate del cariotipo embrionale, e PGD, che diagnostica le malattie monogeniche ereditarie.

La bravura dei medici, le attrezzature sempre più all’avanguardia, ma anche un pizzico di fortuna possono far coronare quel sogno, che a volte sembra essere negato, di diventare genitori. È quanto è successo a due donne che hanno voluto rilasciare la loro testimonianza, caricando la serata di forti emozioni: Annamaria Di Terlizzi e Lisa Simone hanno rivelato ai presenti l’aspetto più nascosto, ma di sicuro più vero, legato al percorso della fecondazione assistita.

Momento della testimonianza di Lisa Simone

Momento della testimonianza di Lisa Simone

Difficoltà, timori, illusioni e disincanti, speranze e scoramenti: queste madri coraggio hanno fortemente voluto un figlio e hanno messo da parte ogni umana debolezza pur di giungere al traguardo. Gli occhi lucidi ma fieri di chi non ha smesso di credere neppure per un attimo che quella gioia di avere tra le braccia un bambino potesse realizzarsi, sono stati di incoraggiamento per tutti coloro che sono accorsi al convegno con la speranza di trovare una soluzione al problema dell’infertilità o semplicemente con la voglia di sentirsi meno soli in un cammino così duro.

«L’Adisco–  ha precisato la dott.ssa Lella Di Reda, presidente dell’associazione che ha organizzato l’evento-ha scelto questa tematica per esser vicina alle coppie che devono affrontare questo percorso, sensibilizzandole al gesto del dono del cordone ombelicale».




Attualità // Scritto da Elisabetta De Mango // 13 maggio 2016