Iperstoria e web 4.0: l’appassionante lettura di Barbara Carfagna inaugura i nuovi “Caffé al Centro d’Ascolto” DCL

Cultura // Scritto da Serena Ferrara // 13 novembre 2016

Iperstoria e web 4.0: l’appassionante lettura di Barbara Carfagna inaugura i nuovi “Caffé al Centro d’Ascolto” DCL


Non poteva iniziare in modo più convincente, con una zoomata su quel futuro inquietate dell’iperconnessione che è in realtà già presente, la seconda edizione di “Un caffé al Centro d’Ascolto”, il ciclo di incontri a cura del centro d’Ascolto della Fondazione DCL di Lucia Di Ceglie, coordinato da suor Marilda Sportelli e dedicato, quest’anno, ai mille volti della comunicazione.

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Suor Marilda Sportelli presenta il ciclo d’incontri

Sette appuntamenti per parlare – spiega suor Marilda – di «musica,  immagini, parole, storie che cambiano e si lasciano cambiare da un mondo che cambia. Un mistero, quello della comunicazione, di cui vogliamo cogliere la bellezza e la potenza, certi che ci sia ancora un modo per andare incontro dall’altro, donarsi senza perdere nulla di quello che si dona».

Di grande impatto l’incontro primizia della nuova stagione di pubbliche riflessioni sulle grandi sfide della parola. Ad ospitare la giornalista e conduttrice RAI Barbara Carfagna sabato 12 novembre, è stato il piano nobile di Palazzo Tupputi, protagonista di una ispirata e formativa lectio magistralis a cui il pubblico ha assistito con viva partecipazione.

Tema, la comunicazione del presente e del futuro prossimo, ai tempi dell’iperstoria e del web 4.0.

«Dopo la rivoluzione copernicana, che ha imposto una ferita narcisistica all’uomo che scopre di non essere al centro dell’universo; dopo la rivoluzione darwiniana con cui la scienza dice all’uomo che discende da una scimmia; dopo la rivoluzione freudiana, che ci ha tolto anche la convinzione di essere gli unici essere totalmente razionali e la rivoluzione turinghiana che ha introdotto con il PC il concetto di intelligenza artificiale, viviamo oggi la quinta grande rivoluzione della storia: quella del web 4.0, in cui gli algoritmi delle macchine interagiscono da soli orientando la vita delle persone».

Al centro non è più l’uomo, né la sua capacità di comunicare. Ci sono a priori le relazioni, suggerite o imposte dalle macchine. «Se nel 2020 sulla Terra gli alieni cercassero qualcuno con cui comunicare, non cercherebbero più gli essere umani, che sono appena 7 milioni. Sceglierebbero di parlare con 50 milioni di macchine tra loro connesse permanentemente, in un flusso continuo di dati che modella le identità delle persone».

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Interventi del vicesindaco Vittorio Fata e dell’assessore Vincenzo Valente

 All’iperconnessione non si può più sfuggire, fa presente al pubblico la giornalista: «posso non possedere uno smartphone, non avere un profilo Facebook o Youtube, ma non posso impedire che riprendano i miei movimenti con le telecamere di videosorveglianza e che terzi costruiscano in rete, parlando di me, una mia identità virtuale. Non partecipare a questo processo, isolarsi, è anche peggio. Perché se su Facebook posso costruirmi una identità ideale e lavorare, poco a poco, per fare dio me quello che ho raccontato, restando ai margini non potrò governare le mie relazioni».

La rivoluzione dell’iperstoria, che, dal 2011 (data fissata come inizio della rivoluzione 4.0), annulla i concetti di tempo, spazio e cambia quello di prossimità, impone una riconsiderazione di tutto il vocabolario: «non siamo più entità isolate, ma «inforg», organismi informazionali interconnessi. Non siamo più on line o off line, ma  “on life”. Non esiste più chi parla e chi ascolta, anche il lutto non c’è più, se è vero che un software cognitivo può rielaborare le conversazioni con la persona venuta a mancare e restituirmi risposte credibili in un dialogo senza fine». 

Il governo delle macchine non è una prospettiva lontana. Nel perfetto stato di Singapore, a governare con il presidente è già un super computer inaccessibile anche a chi lo ha progettato.

Cosa si può fare: «nell’epoca storica dell’incosapevolezza filosofica dei nuovi processi ideati nel nome del profitto,  si può imparare a prestare attenzione, a costruire relazioni di ascolto, prestando attenzione a tutti i dati messi in rete. Facebook è ancora al Medioevo, perché privo di regole. Ci riporta ad una dimensione di tribù in cui si annullano le distinzioni tra “io” e “tu”. È una forza di estrema potenza e il fenomeno foregin fighters lo dimostra, in cui non esiste diritto al’oblio e tutti hanno la sensazione di poter cambiare la realtà. In paesi come Bisceglie, in cui la comunicazione di prossimità è ancora forte e reale, possiamo imparare a prevenire scenari apocalittici come quelli che, ahimè, in altri posti del mondo sono già realtà».

A chiudere l’incontro, i saluti del vicesindaco Vittorio Fata e dell’assessore Vincenzo Valente, che promettono un impegno affinché, attraverso la scuola e la formazione al corretto utilizzo dei social network, questo “recupero” possa avvenire in modo proficuo già tra gli studenti a scuola.

Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




Cultura // Scritto da Serena Ferrara // 13 novembre 2016