GIU’ UN PALAZZO DEL 1852

Ambiente / Attualità / Cultura // Scritto da Serena Ferrara // 25 marzo 2013

GIU’ UN PALAZZO DEL 1852


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il palazzo da demolire, foto BVE

Un altro pezzo di Bisceglie scompare. Questa volta, vittima degli escavatori e delle ruspe sarà un palazzo borghese del 1852 in Via Camere del Capitolo, al civico 14.  
Del destino dell’immobile, forse costruito su progetto dell’architetto Mauro Albrizio, (lo stesso che ideò il Teatro Garibaldi, Palazzo Frisari, lo scomparso asilo infantile di S. Lorenzo e il cimitero Comunale di Bisceglie), parla nel numero di marzo 2013 de  “La Diretta Nuova”  lo stimato architetto  Bartolo Di Pierro, invitato dall’associazione “Bisceglie Vecchia Extra Moenia” ad affrontare, da tecnico e in modo imparziale, il tema del patrimonio storico che si dissolve.

L’ immobile,  secondo i dati in possesso dell’Associazione BVE, rientrerebbe tra quelli tutelati nel DPP (Documento Programmatico Preliminare), strumento precursore del redigendo PUG (Piano Urbanistico Generale) che disegna la futura gestione del territorio comunale.

PERCHE’ TUTELARLO: Bve è ferma sul tema, come sempre. La conservazione di questa parte di città rappresentata da palazzi, cortili ed immobili in pietra e tufo – afferma-  è importante per vari motivi. Innanzitutto perché testimonia il gusto o le necessità (per chi non poteva permettersi il primo) con cui le famiglie dei secoli scorsi provvedevano alla propria dimora, costituendo una testimonianza storica importante che racconta di come la comunità biscegliese si sia evoluta; poi, questa Bisceglie rappresenta (per usare le parole dell’esperto di storia locale Gianfranco Todisco) “l’anello di congiunzione” tra il centro storico medievale e il costruito in cemento armato. Infine la persistenza di questi immobili residui costituisce dei “polmoni urbani” che rendono ancora piacevoli alcuni angoli della città, favorendo il benessere psicologico ed emozionale della comunità. In questo caso, il pregiato immobile sarà sostituito da 6 piani asfissianti in cemento armato. L’inserimento di tali cubature in un una parte della città già densamente popolata aggraverà, molto probabilmente, i problemi di circolazione che delineano già una città al collasso. La mancanza di parcheggi, unita all’inevitabile maggiore afflusso di mezzi motorizzati legata alla presenza di attività commerciali e residenziali nella pertinenza della nuova costruzione, rappresenta un ulteriore ingestibile contributo al congestionamento veicolare.”

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Cartelli dei lavori di indagine geognostica e geofisica in corso

 I PROGETTI DI BVE: Mentre i primi sondaggi sono in corso in queste ore nel sottosuolo dell’immobile esistente (vedi foto), I soci di Bisceglie Vecchia Extramoenia pensano ad azioni in grado di impedire l’abbattimento dell’immobile, che ancora gode di buona salute, così come fatto per il frantoio ipogeo di via Volta, oggi vincolato dalla Sovrintendenza. “Non sappiamo – aggiungono – se riusciremo a ostacolare la demolizione di questo immobile, ma ad ogni modo scenderemo in campo, inserendoci a pieno titolo nella campagna elettorale. Non per candidare qualcuno dei nostri, ma per candidare le nostre istanze, che sono le istanze della città, affinchè entrino a far parte dei programmi elettorali di qualsiasi candidato.  Chiederemo ai politici di schierarsi a viso aperto per la protezione  dell’identità storica, architettonica e culturale della città“.

IL PROFILO DELL’EDIFICIO DA SALVARE: “L’edificio – spiega Daniele Felice Sasso, neoconsigliere dell’associazione e studente di Architettura presso l’Università di Ferrara –  fu completato nell’Anno Domini 1852 e  si allinea al tipo di edilizia borghese che andava diffondendosi nel meridione. Una configurazione che, partendo dai canoni romani rinascimentali, venne modificata sino a giungere al carattere stilistico e tipologico caratterizzato da facciate schematiche con pianterreno rivestito da un piatto bugnato e sequenze di finestre con timpani arcuati oppure triangolari. Il presunto progettista sembra concretizzare gli insegnamenti ricevuti dal suo maestro, l’ing Luigi Castellucci (1798-1877) che, a Bisceglie, realizzò una delle opere più conosciute: il cimitero comunale (1843).   L’influenza del Castellucci è evidente nel linguaggio, che propone una ritmica alternanza di timpani triangolari ed arcuati e, conseguentemente, un uso meno meccanico della simmetria (come in palazzo Gentile a Bitonto e nel palazzo comunale di Gioia del Colle) che fa esplicito riferimento agli studi riguardanti i palazzi romani rinascimentali.

L’edificio mostra un imponente bugnato piatto. Le finiture dei marca spigoli posseggono lo stesso carattere stilistico del bugnato liscio, ma decisamente enfatizzati proprio per simboleggiare l’imponenza e la solidità della costruzione. Oggi sono presenti alcuni segno di degrado del tempo, ad opera di macchie superficiali e degrado differenziale delle superfici lapidee. All’edificio si accede mediante un portale ad arco modanato con pietra levigata. La facciata vede, inoltre, la presenza di un intonachino di rivestimento, originalmente in tonalità rossastra, con evidenti segni di dilavamento che talvolta asportato l’intera superficie intonacata a tal punto da rendere evidente il sistema costruttivo in blocchi di pietra tufacea. Particolare ritmo lo possiedono gli sbalzi, costituiti mediante lastra di pietra unica sostenuti da ulteriori elementi lapidei a due o tre campate. Sono qui evidenti segni di croste nere, degradi biologici e colature.

L’edificio è coronato da un cornicione, anch’esso in materiale lapideo, che incornicia il palazzo, rendendo definito il carattere neoclassico.
Come tutti gli edifici storicizzati anch’esso porta i segni del tempo e proprio perché esso rappresenta il prodotto dell’uomo, rappresenta anche la testimonianza storica nel passaggio del prodotto artistico nel tempo: per questa ragione deve esser preservato, restaurato e conservato per il godimento futuro di tutte le generazioni”.

Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




Ambiente / Attualità / Cultura // Scritto da Serena Ferrara // 25 marzo 2013
  • Marco

    Penso, che se la propieta privata ha senso, ed è sacra e prioritaria su tutto, a meno di indiscutibili interessi pubblici, sono d’accordo a che si apra un dibattito, ma sopratutto si tenga la propieta indenne da perdite patrimoniali. Da li la mia osservazione sul centro storico, nel senso che c’è ben altro e più importante totalmente abbandonato. Siamo tutti bravi a fare i civili con i soldi degli altri, ma guai se toccano il nostro di portafoglio, e fino a poco tempo fa nel centro storico regalavano intere torrette ma son convinto che molti di quelli che ora gridano allo scandalo per abbattimenti di palazzi storici lo fanno da dentro le loro bellissime case nuova costruzione. Credo che l’ipocrisia sia un male anche peggiore della mancanza di memoria. Io sono abituato che se qualcosa la desidero pagò io…non faccio guerre su cose di altri…..ringrazio se ottengo qualcosa ma non faccio il giudice su cose non mie. Preciso di non esser Bisceglie e di avere un debole per il vostro centro storico, e se nessuno e profeta in patria….credo che ci si distragga da ciò che essenziale.

    • Davide

      La proprietà privata è sacra fin tanto che non lede il mio diritto di godere di una città bella e vivibile. Con la storia della libertà economica ci siamo mangiati il nostro Paese. Guarda caso chi “gode” di questa libertà sono sempre gli stessi. Qualsiasi presa di posizione ideolgica e generalista è sempre un pessimo affare. A nessuno si chiede quanto costi vivere in una città disarmonica, sporca, congestionata, sempre più invivibile. Si parla solo di conti correnti, di moneta sonante e niente più. Se vogliamo aprire un “dibattito” come tu dici dobbiamo farlo considerando tutte gli elementi in gioco. A Bisceglie non esiste solo il centro storico, ma c’è tutto un fuori che è considerato a torto e in malafede inesistente. Fino ad ora i costruttori hanno fatto il buono ed il cattivo tempo in questa città. Ci sono decine di sgorbi anni 50-60 che meriterebbero di essere cancellati, invece si preferisce puntare su immobili più antichi, fatti marcire per essere acquistati a prezzi di mercato ridicoli e garantire speculazioni di ogni sorta. Ci sono tante cose che desideriamo ma che non possiamo avere. Tra queste c’è il diritto a vivere in una città degna di questo nome. Questa non è un appropriazione indebita di ricchezza altrui, semplicemente un redistribuzione equa di diritti fondamentali (fermo restando che la proprietà rimane di chi l’ha acquistata).

      • marco

        Si dovrebbe reclamare una programmazione di politica edilizia e di un minimo di decenza nel costruire palazzi nuovi,…non ne vedo uno degno di sguardo su bisceglie e di tutele del patrimonio storico incentivandone la manutenzione…ma per fare questo ci vuole un indirizzo politico perseguito per almeno 20 anni, e di politici con lo sguardo cosi lungo non esistono.

  • marco

    Probabilmente vista la vicinanza con le comunali, qualche politico?!?potrebbe prendere queste idee come cavallo di battaglia…chissa…i miracoli a volte avvengono…

  • marco

    Con il centro storico poco piu di un cumulo di rovine fatiscenti, che è un gioello sul mare, francamente, vista la sensibilità del biscegliese medio, tentare di salvare un palazzo che da qui a 20 anni non avrà nulla di differente da quelle macerie, (nel senso che anch’esso sara distrutto e abbandonato) credo che il miglior modo di tutelare la città sia di abbatterlo…..chissa magari perdendo man mano palazzi si acuirà la sensibilità. D’altra parte, non è forse la mancanza che crea il desiderio?
    Credo che se ci si concentrasse sul centro storico, e magari si togliesse l’imu, dalle case nel centro storico, si rifacessero tutte le stradine, e si contribuisse con un piccolo finanziamento a fare le facciate delle casette abbandonate…forse ci sarebbe più sensibilità…e fatti…e meno chiacchere.

    • Davide

      Marco, per quanto mi sforzi non segueo il tuo ragionamento. Secondo la tua opinione, dal momento che il centro storico (nelle mura) è prioritario, tutto ciò che di storico esiste fuori dalle mura dobbiamo lasciarlo marcire o peggio darlo in pasto ai palazzinari. Non so in quale città vivi, perchè se ti fai un giro per Bisceglie, avrai modo di assoporare quel sentimento di “mancanza” che tanto speri cresca nel cuore dei biscegliesi. Ma evidentemente, se qualcuno interviene, quel sentimento c’è già. Non esiste una sensibilità dal cittadino “medio”. Di medio c’è solo il dito che “virtualemente” i palazzinari ci fanno ogni volta che fanno affari a spese di quel poco di bello e congruo che esiste ancora nella nostra città. Altro che centro storico…