Giornata della Memoria alla “Riccardo Monterisi”

Cultura // Scritto da Elisabetta La Groia // 27 gennaio 2016

Giornata della Memoria alla “Riccardo Monterisi”

Gli studenti hanno offerto profondi e commoventi spunti di riflessione

Tutti vestiti di nero, tra le mani piccole lucine che si muovono sinuose al buio per fermarsi poi qualche istante sulle spalle o sulla testa dei danzatori…siamo in un teatro? No, siamo nell’auditorium della scuola media “Riccardo Monterisi”, dove mercoledì 27 gennaio gli alunni delle seconde e terze classi si sono esibiti nello spettacolo “Musica, danza e parole dall’abisso”.

Tema centrale la musica nei lager, onnipresente insieme alla morte: scandiva i passi dei detenuti, serviva ai prigionieri come spauracchio per l’angoscia, allietava i volti dei bimbi e degli adulti, prossimi a perdere la vita e la ragione nell’incomprensibilità della situazione.

I ragazzi hanno prestato la loro voce ai canti sorprendentemente gioiosi, ritmati, orecchiabili, come quelle canzoni che basta ascoltare solo una volta per ricordarle poi sempre, composti nei luoghi della disumanità. L’arte non si ferma davanti a nulla, neanche alla vergogna: vengono ricordati i 4000 disegni dei bambini del campo di Terezin, raccolti adesso nel museo di Praga, insieme alle musiche di Ilse Weber, compositrice ebrea; si cerca di quantificare in numeri le vittime dello sterminio, senza alcun risultato: ebrei, omosessuali, disabili, polacchi, russi con la colpa di non essere ariani formano  un “numero incompleto”.

La rappresentazione, replicata per tre giorni dal 27 al 29, in tre orari differenti alle 9:00, 10:00 e 11:00 in modo da dare a tutti gli interessati la possibilità di assistervi, ha fatto da cornice al battesimo dell’agrumeto già presente nell’atrio della scuola con il nome di “Il giardino della Memoria”. Gli alberi sono circondati dal rappresentativo filo spinato che richiama il perimetro dei lager e su ciascuno è stato affisso un cartello nero con scritte in bianco, sui quali è possibile leggere le parole chiave della vicenda storica: razzismo, persecuzione, massacro, sterminio, Mauthausen. Qui e là, nella terra, una bambola di pezza, un sacco di tela, un violino, brandelli di divise a righe, una palla…simboli dei sogni infranti, delle vite spezzate a metà, dell’infanzia e della musica rotti ingiustamente dalla disumanità dell’uomo stesso.

Il giardino è circondato da finestre, i cui vetri sono stati abbelliti con sagome e pannelli realizzati dalle classi terze: profili umani si alternano a quelli dei luoghi della morte, alle parole tratte da celebri scritti, alle spiegazioni magistrali sulla shoah, sul miracolo dell’arte musicale nei lager, sulla notte dei cristalli, alle sensazioni di freddo, fame e morte provate dalle vittime. Menzionato anche il personaggio di Simon Wiesenthal, ingegnere austriaco, nominato “il cacciatore dei Nazisti”, sopravvissuto all’olocausto, si dedicò a raccogliere informazioni sui nazisti latitanti per sottoporli a giusto processo.

Splendida iniziativa, quella della “Riccardo Monterisi”, scaturita dalle idee e proposte degli insegnanti Cecilia GiganteMauro Di Pierro, attuata dai ragazzi fortemente coinvolti, in una realtà difficilmente immaginabile tanto è vera e assurda, ma le parole di Anna Frank lette durante lo spettacolo rendono tutto più comprensibile, a misura di ragazzo: “Mi è proprio impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria e della confusione. Vedo che il mondo lentamente si trasforma in un deserto, sento sempre più forte il rombo che si avvicina, che ucciderà anche noi, sono partecipe del dolore di milioni di persone, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto tornerà a volgersi al bene, che anche questa durezza spietata finirà, e che nel mondo torneranno tranquillità e pace”. I sogni non vanno mai messi da parte, ma conservati per quando sarà possibile attuarli. Questo dev’essere tenuto a mente nella Giornata della Memoria, il coraggio di essere ottimisti nell’inferno.

Elisabetta La Groia

Chi è Elisabetta La Groia

Laureata a pieni voti in "Filologia moderna", collabora con la redazione dal 2013. Giornalista pubblicista dal 2016, da sempre appassionata di storia e tradizioni locali.




Cultura // Scritto da Elisabetta La Groia // 27 gennaio 2016