Gestione del verde pubblico, dura reprimenda della LAC all’amministrazione comunale

Dal territorio // Scritto da Vito Troilo // 19 gennaio 2015

Gestione del verde pubblico, dura reprimenda della LAC all’amministrazione comunale


Intervento della LAC (Lega per l’abolizione della caccia) in merito ai lavori di potatura del verde pubblico in città, attraverso una dettagliata nota in cui l’associazione esprime le proprie perplessità e propone metodi alternativi. Pasquale Salvemni, delegato regionale LAC Puglia e responsabile Panda Molfetta, sottolinea che già nel 2013 fu consegnato al sindaco Paola Natalicchio un articolato documento relativo al piano del verde comunale, con allegato regolamento per le attività di manutenzione del verde cittadino, redatto da tecnici dell’associazione: «Purtroppo constatiamo che nulla di quanto stilato è stato preso in considerazione dall’attuale amministrazione. Mentre si continua ad assistere a eccessi di potature, capitozzature anche durante i periodi primaverili/estivi alla presenza di nidi e nidiacei di specie protette».

Di seguito il comunicato della LAC Molfetta.

«A Molfetta si taglia e si pota nella più totale disinvoltura. E il cattivo esempio è dato dal comune, dove sembra che la quasi totalità dei lavori di giardinaggio appaltati sia concessa in mancanza di qualifica professionale. I risultati si vedono: ovunque capitozzature indiscriminate, e tagli  distruttivi, in quanto si pensa che più si pota e migliore è il lavoro, senza capire che invece è l’esatto contrario.

Un esempio di capitozzatura (foto repertorio)

Un esempio di capitozzatura (foto repertorio)

Una capitozzatura infatti richiede mezz’ora, contro le due o tre ore richieste da un taglio ragionato. E una pianta potata tipo “palo della luce” diventa subito altissima. Si ignora che le piante rispondono alla potatura con getti forti e vigorosi, ma innaturali e squilibrati. Perché, mentre una leggera potatura “naturale” fa parte delle abitudini di ogni pianta, la potatura forte induce invece il vegetale ad avere più getti.

Quando si pota, poi, si altera la cosiddetta “dominanza apicale”, cioè quel fenomeno che tiene in parziale dormienza le gemme più basse, a vantaggio di quella più in alto. Tagliando la gemma dominante, l’inibizione cessa, e tutte le gemme sottostanti ritornano in attività, creando talvolta orrori vegetali. Il sole, inoltre, attraverso la fotoinibizione delle auxine (i più importanti ormoni di crescita vegetali), regola lunghezza e robustezza dei getti, facendoli crescere verso la luce. Immaginiamo cosa può succedere dopo un taglio indiscriminato.

In linea di massima (ovviamente, e soprattutto in ambiente urbano, l’affermazione seguente non va presa alla lettera) la crescita delle piante, senza alcun intervento umano, è perfetta. Infatti la pianta attua spontaneamente alcuni splendidi accorgimenti, che permettono la massima intercettazione della luce. Dove l’uomo mette mano, ecco rami intrecciati, succhioni, “scopazzi”, rami filati: che costringono a rimettere mano. E si crea così un circolo vizioso che non ha mai fine.

All’inizio vi è generalmente un “peccato originale” (e questo vale sia per il verde pubblico sia, più spesso, per il verde privato): non si tiene conto del futuro sviluppo della pianta, dello spazio vitale da lei richiesto sia a livello di chioma sia di apparato radicale, per cui un alberello alto appena un metro viene collocato in spazi angusti e non si tiene conto che in un tempo relativamente breve si  trasformerà in un albero alto anche una decina di metri che richiede spazi enormi e non disponibili.

Basta guardarsi in giro per mettersi le mani nei capelli. La maggior parte delle piante d’alto fusto non richiederebbe mai potatura per l’intera vita, se si eccettua qualche periodico intervento di pulizia dal secco. Eppure qua e là è tutto un potare. Un buon progettista di giardini dovrebbe prestare molta attenzione all’occupazione futura di spazio di un albero. Si potrebbero così prevenire molti espianti e potature dovuti all’esuberanza del verde. Chi progetta deve prevedere i diametri di crescita finale delle chiome; il buon progetto si vede nei decenni, e non in trenta giorni.

Come sempre è molto più facile distruggere che costruire. È ovvio che, dove la natura è più antropizzata, potare è necessario rispettando prima di tutto il periodo di intervento e poi la tecnica da utilizzare per ogni tipo di pianta: non c’è, come spesso vediamo, una tecnica universale di potatura che va bene per tutti i vegetali.

Il taglio infatti deve essere “pulito”, obliquo, e vicino a una gemma o a un nodo. Quanti tagli slabbrati, strappati, scortecciati, capita di vedere in giro. E quanti orizzontali, che possono creare ristagni d’acqua con conseguenti infezioni fungine. I tagli lontani da gemme o nodi, poi, generano antiestetici mozziconi legnosi, che la pianta stessa deve in seguito escludere dal passaggio linfatico, e difendere da saprofiti e parassiti. Chi vede una pianta sofferente, non sempre ne cerca la causa. Più spesso invece impugna forbice e seghetto, con la pia illusione che il vigore donato dalla potatura possa salvare la pianta. Talvolta (vedi i platani di viale Pio XI) l’albero è semplicemente arrivato al termine del suo ciclo vitale e va eliminato e sostituito, non lasciato con potature deturpanti ed inutili.

Se da un lato vi è mancanza assoluta di previsioni nei confronti del futuro sviluppo dell’albero, dall’altro vi l’atteggiamento opposto. Chi non conosce le caratteristiche di un albero è pieno di paure: cadrà, danneggerà la casa, si ammalerà, romperà il selciato, sfonderà le cantine, sporcherà con le foglie, intaserà le grondaie, toglierà la luce, attirerà topi, insetti e uccelli, darà fastidio all’automobile. E sarà pertanto indotto a tagliare il più possibile, causando di contro guasti e disordine. Per una volta, facciamo funzionare il cervello e affidiamoci a persone esperte, seguendo delle regole fissate da un “piano del verde urbano” e dal relativo “regolamento del verde urbano”».

 

Vito Troilo

Chi è Vito Troilo

Giornalista pubblicista. Caporedattore, oltre che responsabile della redazione sportiva, di Bisceglie in diretta. Si occupa di cronaca, attualità, politica e spettacoli oltre che di sport. È grande appassionato delle tematiche che riguardano l'Europa orientale. Ha praticato calcio, pallacanestro e atletica leggera, è stato allenatore e dirigente di pallacanestro. Ha cominciato a scrivere articoli all'età di 10 anni. Ha collaborato con diversi quotidiani, tv, radio e riviste specializzate. Ha realizzato centinaia di telecronache e radiocronache sportive. Cura uffici stampa e campagne promozionali.




Dal territorio // Scritto da Vito Troilo // 19 gennaio 2015