FOTO | VLEN: il “risveglio” dopo l’apocalissi laica, nella performance di Sergio Racanati

Cultura // Scritto da Serena Ferrara // 23 dicembre 2015

FOTO | VLEN: il “risveglio” dopo l’apocalissi laica, nella performance di Sergio Racanati


Sperimentare spazi nuovi per fare “introspezione del territorio”. Con “VLEN” (veleno in dialetto locale), il pluripremiato artista Sergio Racanati ha dato una nuova chiave di volta espressiva al cortile interno del vecchio Edificio Scolastico. Spazio ideato in epoca fascista per i giochi e le performance “inquadrate” dei balilla e delle piccole italiane in tenuta da marinaretto, il cortile ha rivissuto, martedì 22 dicembre, una reinterpretazione artistica all’insegna della decostruzione e della ricostruzione dei segni urbani.

Al centro di VELN, atto secondo del progetto Casa Futura Petra nell’ambito dei 10 anni della rassegna Intramoenia Extra Art, uno scenario apocalittico in cui i nuovi “schiavi delle betoniere”, “schiavi delle pompe di benzina”, “schiavi per schiavi”, le nuove “isole” della non-comunità che ci accomuna, si riscoprono, in fondo, arcipelago di individualità immerse in un contesto scenico. E lo fanno dai brandelli di una tradizione ormai corrotta, definitivamente.

Ad aprire la performance in tre atti – “RISVEGLIO”,“VITA”,“TENSIONE” – è una “macchina già morta”, che il protagonista, autore e interprete della scena, distruggerà. Quella macchina, infine presa a picconate, è il simbolo della condizione esistenziale umana odierna. A fare da contraltare, una natura incontaminata dalla quale emergono lentamente i resti di una civiltà, lo stato di abbandono delle cose e degli uomini. Le apparizioni dei personaggi, volutamente vere e proprie esibizioni, restano sospese, come tracce narrative che si riconoscono, vagamente, senza risolversi in atti compiuti.

Performance musicali (chitarra e voce), litanie e canti popolari, gesti della tradizione contadina impazziti, si liberano dalle forme, fino a riappropriarsene in modo nuovo. E il mondo nuovo, quello di un non-tempo di morte pericolosamente vicino, è già un presente sacro. Qui pregare il non-dio degli oggetti ridotti a simulacri consumati da idolatrare è l’ultimo gesto folle di umanità a cui potersi aggrappare o da cui potersi, infine, liberare.

Fotogallery a cura di Fabrizio Ardito

Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




Cultura // Scritto da Serena Ferrara // 23 dicembre 2015