ELEZIONI, 215 I SIMBOLI PRESENTATI

Cronaca / Politica // Scritto da Felicia Antonino // 14 gennaio 2013

ELEZIONI, 215 I SIMBOLI PRESENTATI


contrassegni elezioni

215 contrassegni presentati per le prossime elezioni politiche

Viminale: deposti 215 simboli di partiti e movimenti che intendono concorrere alle  elezioni del 24 e 25 febbraio. E’ stato un lungo viavai, quello di ieri nelle sedi romane del Ministero dell’Intero. Alcuni di questi simboli non troveranno spazio nelle schede elettorali, perché, come già successo in passato, si tratta di contrassegni cloni.

L’articolo 14 della legge elettorale recita difatti: “Non è ammessa la presentazione di contrassegni identici o confondibili con quelli presentati in precedenza ovvero con quelli riproducenti simboli, elementi o diciture, o solo alcuni di essi, usati tradizionalmente da altri partiti”.

Per le prossime elezioni, ad ogni modo, i tre schieramenti politici sono ormai quasi del tutto definiti. Li riassumiamo.

Per il centro – con leader MONTI – scendono in campo:
alla Camera: Futuro e Libertà per l’Italia, Unione di Centro e Scelta Civica Monti
al Senato: lista unica Monti per l’Italia

Per i democratici e progressisti – con BERSANI capo della coalizione – non c’è differenza per la Camera, il Senato:
Partito Democratico, Sinistra Ecologia e Libertà, Partito Socialista Italiano, Moderati, Megafono di Crocetta, Centro Democratico e Partito Sudtirolese

Per il centro destra – con capo della coalizione BERLUSCONI – scendono in campo:
alla Camera: Popolo della libertà, Lega Nord, Grande Sud e Movimento per l’Autonomia insieme, Fratelli d’Italia, Liberi da Equitalia, Pensionati, Intesa popolare, La Destra e Moderati Italiani Rivoluzionari
al Senato: Pdl, Lega Nord, Grande Sud, Fratelli d’Italia, Pensionati, Popolari Italia domani, La Destra, Basta tasse, Intesa popolare, Liberi da Equitalia, Lista del popolo, Moderati Italiani Rivoluzionari, Movimento per l’Autonomia e Rinascimento italiano.




Cronaca / Politica // Scritto da Felicia Antonino // 14 gennaio 2013
  • Michelangelo Tarricone

    Strano Paese il nostro. Nel quale la politica vive, oltre la concretezza delle questioni, di simboli più o meno fortunati (ben 215!!!). Un ricco menù per tutti. Ma uno scenario assolutamente desolante e fragile e in movimento che vuol dire tre cose: che c’è una larga investitura fiduciaria – ben superiore alle risorse effettive della sinistra – che non può essere contraddetta con colpi di mano o colmando gli interim con scelte magari inconfessabili prima delle elezioni; che il governo del Paese implica la messa in valore di tutte le competenze, le sensibilità, le qualità che sono disponibili al di là degli orti curtensi delle antiche appartenenze; che la dialettica elettorale destra-centrosinistra è fondamentalmente falsa.
    L’esperienza dice, ormai senza possibilità di smentita, che solo un’area di moderazione, che espunga arcaici radicalismi e pittoresche rèvanches, potrebbe contendere ad una sinistra alla quale i sondaggisti danno per favorita, anche per le patenti inadeguatezze della destra (e per l’arroganza del centro in un residuo filone politico e in una deriva clientelare) la leadership in un Paese che ha sempre privilegiato laicamente le qualità vere scese in campo, dimostratesi in seguito fallimentari.
    C’è chi per la verità, ha tentato(fallendo clamorosamente!.),in prossimità delle elezioni politiche, di leggere la storia del nostro Paese mediante “una scansione trionfale”. In primis le primarie per eleggere il candidato premier, poi le altre primarie (dimostratesi un flop generale) per eleggere i candidati “appetibili” per le due Camere. Si tratta di una lettura non so se più ingenua o consolatoria. E anche carica di forzature, se si analizza la varietà degli agenti che sono entrati, ad esempio come ho detto poco fa, nella storia delle primarie che hanno portato non pochi problemi e seminato divisioni all’interno della sinistra.
    Un paesaggio composito nel quale si è autorappresentata una parte del Paese, priva purtroppo di una mediazione adeguata, e che si è sfasciata, anche per opera di guastatori di professione, al primo impatto con la logica delle inclusioni (e delle esclusioni) e anche per effetto di un dilettantismo addirittura sconcertante.
    Conclusioni. Il Paese si apre a questa competizione elettorale infarcita di simboli e personaggi (in via di rottamazione!)che dovranno essere giudicati da noi, tenendo conto che sembrano finite per sempre le vecchie nicchie correntizie o le antiche protezioni, in forza delle quali si contava anche in spregio delle qualità personali e della considerazione generale. D’altra parte chi vorrà sfidare l’opinione degli elettori, di qui a circa un mese, lo faccia e ne trarrà argomenti ancora più convicenti.