Difendersi dalle agenzie di recupero crediti

Diritti (e rovesci) / Rubriche // Scritto da Gianpaolo Santoro // 9 ottobre 2015

Difendersi dalle agenzie di recupero crediti


I debiti sono già di per sé un grande problema cui, sempre più spesso, molti italiani debbono (è il caso di dire) fare i conti. Però, in momenti nei quali è fondamentale ragionare in maniera oggettiva ed acriticamente, ci si fa prendere dall’ansia e dallo stress, per lo più causato dalle agenzie di recupero crediti che tempestano di telefonate e visite domiciliari con l’intento di recuperare il possibile ed ottenere titoli che garantiscano meglio il rientro dall’esposizione debitoria.

Il problema non è di poco conto perché, in soggetti particolarmente sensibili o “stalkerizzati”, possono insorgere pensieri che non devono avere seguito e che hanno indotto lo stesso legislatore ad emanare la Legge n. 3 del 2012, non a caso soprannominata “salvasuicidi”, che offre soluzioni concrete al sovraindebitamento.

Ed allora è fondamentale sapersi difendere e comprendere come rispondere ai recuperatori del credito che sempre si frappongono tra i debitori ed i creditori nel momento in cui vi sono ritardi o mancati pagamenti.

Principalmente bisogna mettersi nell’ottica del famoso proverbio: “per pagare e per morire c’è sempre tempo”. Questo significa fondamentalmente che un creditore è sempre disponibile ad attendere il pagamento (specie se l’alternativa è di non ottenere nessun pagamento) ed, in mancanza  di disponibilità, l’unica merce di scambio da consegnare al creditore è il tempo. E’ sufficiente che il tempo proposto sia inferiore a quello (biblico) che il creditore dovrebbe impiegare per il recupero forzoso del credito (sempre che ci siano beni “attaccabili”) che anche il “tempo” diventi moneta di scambio.

Le stesse agenzie di recupero ed i creditori che non hanno garanzie in mano circa la riscossione del debito puntano certamente ad ottenere il pagamento ma, se non lo ottengono (come accade in gran parte) chiedono di ricevere, ad esempio, delle cambiali che taglino di gran lunga i tempi giudiziari per il recupero forzoso . Ecco perché il debitore che non ha liquidità deve “giocare” sul tempo e non consegnare “tempo e denaro” come accade rateizzando il debito e consegnando anche effetti.

Nei rapporti con i creditori, inoltre, è spesso necessario farsi assistere se non si è giuridicamente preparati. Ad esempio, se riteniamo di aver subito un torto e di non dover pagare il debito che ci viene richiesto, talvolta il creditore, a fronte di un piccolo taglio del supposto credito, riesce ad ottenere “riconoscimento di debito” da parte del debitore, che prima era presunto tale e dopo è acclarato per sua stessa ammissione.

Queste modalità e molte altre fanno parte del bagaglio d’esperienza che le agenzie di recupero hanno e che, purtroppo, contribuisce ad un clima spesso affatto civile.

Ma vediamo nel concreto alcune condizioni minime che possono contribuire ad un colloquio franco e professionale nel quale debitore e creditore (per interposta persona) concordano una soluzione plausibile.

  1. Le telefonate che giungono al debitore non debbono mai provenire da numero anonimo. Se si risponde si è assolutamente in diritto di chiedere la numerazione del chiamante e, qualora non fornita, consiglio di buttare giù. Già una comunicazione telefonica non consente di conoscere veramente chi si trova dall’altro capo del telefono, se poi questi si cela dietro il numero anonimo vuol dire che ogni cosa che può riferire è assolutamente non corroborata d’assunzione di responsabilità. Quindi meglio non rispondere agli anonimi.
  2. L’interlocutore telefonico è una persona e la responsabilità penale è personale. Il perché di questo promemoria è presto detto. Si ha l’assoluto diritto di sapere il vero nome e cognome di chi chiama perché, in caso di abusi (ad esempio minacce, insulti o altri illeciti), si sappia contro chi poter sporgere querela.
  3. Conoscere la società cui la persona che chiama è legata ed il mandato. Talvolta chi chiama al telefono dice di chiamare direttamente dal centro recupero crediti del creditore, omettendo che si tratta, nella realtà di una società terza incaricata del recupero. Questa procedura è assolutamente irregolare perché, come può accadere, la società creditrice investe del recupero una società terza ma, nel frattempo della lavorazione pratica da parte della società di recupero, il debitore contatta la società creditrice direttamente e si accorda per effettuare il pagamento, salvo poi sentirsi chiamare nuovamente (si pensa) dalla società creditrice che chiede l’intero pagamento. La realtà, ovvia, è che la mano sinistra spesso non sa cosa stia facendo la mano destra e, nello specifico, il creditore ritardando la comunicazione o il ritiro del mandato alla società di recupero crediti, crea confusione al debitore. Per questo è sempre bene sapere chi effettivamente chiama, cioè se si tratta di società esterna e cosa altro. Ovviamente è anche importante ricevere copia del mandato con il quale il creditore demanda alla società di recupero le attività nei confronti del debitore: questo serve essenzialmente con funzione di trasparenza. Infatti bisogna pensare che, talvolta, i creditori si affidano consecutivamente a più società di recupero crediti e può anche capitare che la società che agisce e che magari aveva avuto mandato fino ad un determinato momento, ne sia decaduta. Il debitore si accorda con la società di recupero crediti (senza mandato) e si ritiene – sbagliando – d’essersi liberato del debito mentre, invece, ciò che fa è solo un pagamento del quale richiedere restituzione. Del resto una società senza mandato non può fornire “liberatoria” del debito e quindi colloquiare con questi più che erroneo è inutile.
  4. Il telefono è sicuramente un mezzo utile ma non deve diventare una scocciatura. Per questo ricevere telefonate in orari sconvenienti (a sera inoltrata o notte) oppure durante l’orario di riposo pomeridiano o, ancora, in numero irragionevole, fa propendere per un uso scorretto del mezzo. Ovviamente è possibile reclamare nei confronti della società di recupero crediti ed, eventualmente, anche verificare se sussistono le condizioni per la molestia telefonica.
  5. La privacy prima di tutto. Già l’essere indebitati da taluni soggetti è motivo di difficoltà personale e privata ma, se poi, la difficoltà viene divulgata al pubblico, vi possono essere conseguenze anche delle più gravi. Per fortuna, anche in Italia, allineandosi ai Paesi anglosassoni che hanno una vera cultura nella tutela della privacy, è stata istituita l’Autorità Garante per la tutela e protezione dei dati personali o “Garante della privacy”. Il Garante, nel corso degli anni dalla sua istituzione, ha emanato numerosi provvedimenti che riguardano i rapporti debitori-creditori. Tra queste:
    1. La possibilità di non essere contattato e non colloquiare in luoghi inappropriati (ad es. sul luogo di lavoro, presso parenti, vicini di casa ecc. verso i quali non s’intende far conoscere, neanche di riflesso, comunicazioni e condizioni inerenti il rapporto di debito)
    2. L’obbligo del rispetto della privacy con l’impossibilità di andare a chiedere informazioni o divulgare le stesse presso persone che non siano le dirette interessate. Se tali comportamenti, invece, con presa d’informazioni, colloqui o addirittura comunicazioni avviene, l’interessato subisce sicuramente una violazione della privacy denunciabile e per la quale è possibile richiedere un idoneo risarcimento dei danni
    3. Il debitore che viene contattato ad indirizzi o numeri che non aveva fornito al creditore in precedenza ha il diritto di conoscere chi ha fornito detti dati al fine di comprendere se l’ha fatto legittimamente (con autorizzazione), se e a chi li ha ceduti ed, eventualmente, chiederne rettifica o cancellazione
    4. Il debito è stato pagato ma la società di recupero crediti continua il tentativo di recupero. E’ evidente che vi è una erronea segnalazione nella banca dati della società di recupero. Anche in questo caso è obbligatorio richiedere la cancellazione del nominativo del debitore dalla stessa.
    5. E’ violazione della privacy l’apposizione di avvisi sulla porta di casa affinché chi guarda comprenda il mancato pagamento di un debito. Ciò riguarda quelli che vengono chiamati “esattori” e che, invece, altro non sono che “rappresentanti” non diversi concettualmente dai venditori porta a porta. Non rivestendo alcun ruolo pubblico questi non possono minacciare esecuzioni forzate imminenti, entrare nel vostro domicilio se negate l’ingresso (sarebbe violazione di domicilio), importunarvi a porta chiusa (avete il diritto di non aprire la porta!), di rimanere in silenzio senza dare alcuna spiegazione.

Alcune altre informazioni possono essere utili per comprendere come, di fatto, le società di recupero crediti altro non siano che una catena del business che proviene da un debito e che giunge fino al termine del suo pagamento oppure alla messa a perdita.

Il debitore stipula un finanziamento con la finanziaria “A”. Dopo due anni di pagamenti regolari, per problematiche legate alla sfera personale, non è in grado di continuare i pagamenti. La finanziaria “A” investe della questione la società di recupero “B” che incomincia l’iter chiamate-recuperatori domiciliari-solleciti. Non recupera nulla, fa una relazione e restituisce ad “A” la pratica che affida ad altra società “C” che riprende stesso iter, magari utilizzando il nuovo call center localizzato in Bulgaria o Albania. Ad ogni passaggio il credito, per certi versi, diventa sempre più “rischioso” e si svaluta. Allora la finanziaria “A” decide di cedere il credito (ottenendo benefici fiscali) ad una società “D” che lo acquista – diciamo – al 10% del valore originario. La società “D”, che spesso svolge anche funzioni di recupero crediti, riprende l’iter procedurale e contatta il debitore che, finalmente, nel frattempo (ecco la funzione di “pagamento” del tempo) ha risolto i suoi problemi personali ed è in grado di saldare il debito.

Il debitore ora in condizione di pagare è sufficiente che faccia una offerta a “D” superiore al prezzo d’acquisto del credito che “D” ha pagato ad “A” per chiudere definitivamente il debito. Nello specifico il debitore può offrire, a “saldo e stralcio” una cifra superiore al 10% per avere buone probabilità che “D” accetti.

Questo esempio, considerando la lunghezza del procedimento civile di recupero, la possibilità di ottenere benefici fiscali dalla messa a perdita delle posizioni creditorie inesigibili, l’esistenza di numerose società di recupero che ottengono risultati (talvolta con metodi poco educati), la possibilità di cedere gli stessi crediti a società che ne comprano un tanto al kilo, sono tutte informazioni che possono contribuire alla conoscenza il debitore che, così, potrà meglio agire in situazioni nelle quali si sente in soggezione.

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Gianpaolo Santoro

Chi è Gianpaolo Santoro

Avvocato ed esperto di finanza agevolata e d'impresa, da quest'anno è delegato comunale delle associazioni Noi ConsUt (associazione consumatori) e Noi As.p.im. (associazione piccole e medie imprese) per le quali presta consulenza legale, finanziaria e di tutela amministrativa, con particolare riferimento all'ambito debitorio di famiglie ed imprese




Diritti (e rovesci) / Rubriche // Scritto da Gianpaolo Santoro // 9 ottobre 2015