CURIOSI SI DIVENTA | Sulle orme del passato

Curiosi si diventa / Rubriche // Scritto da Nicola Silvestris // 14 dicembre 2016

CURIOSI SI DIVENTA | Sulle orme del passato


Impronte fossili  di piedi di umanoidi, che data l’età molto antica, non s’immaginava avessero una strana somiglianza a quelle di uomini moderni, sono state rinvenute in diversi siti preistorici del nostro pianeta. Un grande quesito questo che ha affascinato e affascina tuttora molti studiosi e ricercatori.

Nel 1880, in Italia, a Castenedolo, un comune della provincia di Brescia, un geologo di nome G. Ragazzoni trovò orme fossili di diversi individui di Homo sapiens sapiens in strati di sedimenti del Pliocene, risalenti dai 3 ai 4 milioni di anni fa. Nel 1913, lo scienziato tedesco Hans Reck trovò alla gola di Olduvai, Tanzania, uno scheletro umano anatomicamente moderno completo negli strati di più di 1 milione di anni. Nel 1979, ricercatori, presso il sito di Laetoli, Tanzania, in Africa orientale, scoprirono le impronte di uomini moderni in depositi di cenere vulcanica di più di 3,6 milioni di anni fa. Nel 1965 Bryan Patterson e W. Howells trovarono un omero sorprendentemente moderno a Kanapoi, Kenya. Gli scienziati giudicarono che l’omero avesse oltre 4 milioni di anni.

Esperti e studiosi dell’Università della California asserirono che l’omero di Kanapoi era appena distinguibile da quello del moderno Homo. Un Team di antropologi del Cleveland Museum of Natural History, ha studiato lo scheletro di un Australopithecus afarensis scoperto nel 2005. Secondo le loro analisi, questo essere preistorico camminava in posizione eretta. Tra l’altro a quanto pare la creatura in questione, presenta delle caratteristiche che le accomuna con quelle degli uomini moderni. Sono alcuni esempi questi, di reperti fossili di ominidi preistorici vissuti in ere molto remote e quindi in età molto avanzata con parti del loro scheletro simili a quelle degli Homo sapiens sapiens. Le orme più interessanti che hanno imbarazzato molto il mondo scientifico sono quelle rinvenute a Laetoli.

Circa 3,6 milioni di anni fa, a quanto pare due individui si diressero a nord attraverso quest’altopiano circondato da vulcani, lasciando le loro impronte nella cenere caduta da poco e resa umida peraltro da una leggera pioggia. Con il tempo la cenere si essiccò e s’indurì, conservando intatte le tracce, di conseguenza gli strati di cenere prodotti da nuove eruzioni le ricoprirono, contribuendo a conservarle. Le impronte tra l’altro data la loro pressione, lasciano intendere un’andatura molto decisa, una serie di queste erano più grandi delle altre e appartenevano a un ominide alto forse un metro e quaranta, l’altro di un metro e venti circa, (queste sono le stime fatte dagli studiosi), sembrava avesse camminato qualche passo avanti, un altro seguiva a qualche metro di distanza. Quesiti che si sono posti i ricercatori; può essere che il primo alto fosse un uomo, e l’altro una donna? Una di queste impronte lascerebbe intravedere un momento d’incertezza, l’ominide più basso doveva essersi fermato e girato verso sinistra, per controllare un pericolo in arrivo?

Qualsiasi cosa si possa immaginare una questione pare chiara, che questi ominidi camminavano eretti e affrontavano il loro mondo stando comodamente su due piedi. Le impronte misero a tacere un grande dibattito che si trascinava oramai dai tempi di Darwin: quale aspetto degli ominidi si sviluppo per primo, il cervello più grosso o la postura eretta? Questi scimpanzé intelligenti, che 3,6 milioni di anni fa attraversarono la piana di Laetoli, dimostrarono la priorità della postura eretta, la quale con tutta probabilità favorì lo sviluppo del cervello, che come conseguenza portò all’evoluzione delle mani che erano diventate libere. Questo è solo una dei grandi quesiti della nostra Storia, che ha segnato un passo importante nell’evoluzione della nostra specie umana.




Curiosi si diventa / Rubriche // Scritto da Nicola Silvestris // 14 dicembre 2016