CRONACA DI “UNA NOTTE FUORI CONTESTO”

Cultura / Eventi // Scritto da Serena Ferrara // 17 settembre 2013

CRONACA DI “UNA NOTTE FUORI CONTESTO”


notte 12

Una scena de “Il pranzo di Babette”

Il castello, a vederlo così, immerso in un’atmosfera mistica e visionaria mai sperimentata prima, non lo avrebbe riconosciuto nessuno. Riuscita operazione, quella dell’associazione “Oltre la Fabbrica”, di catapultare il pubblico di “Una notte fuori contesto” (sabato 14 settembre, piazza Castello) in uno spazio-tempo imprecisato, cinematograficamente convincente.
A pretesto della manifestazione, la lettura condivisa, messa in scena, rappresentata… in realtà portata sul set di un film d’autore mai impresso su pellicola. I fotogrammi migliori, però ci sono tutti: prima i colori e la fantasia dei bimbi, con un laboratorio creativo a cura dell’artista Enzo Abascià, poi un percorso multisensoriale a cura dell’artista Barbara Simone, invito a riflettere sulla percezione, sui suoi inganni, sui suoi segreti. Segreti che l’arte conosce e sfrutta, ricreando suggestioni come quelle degli artisti Nico Ciccolella e Michele Amato, che hanno riempito i vuoti della nuda chiesa di San Michele Arcangelo con la magia di una fede inventata, fatta di pochi tocchi di luce, di incensi, simboli, ultime cene.
E se la chiesa è tornata chiesa e la torre di avvistamento si è reinvetata tale (grazie all’operazione di video – mapping projection a cura dell’associazione tranese “Il cielo di Carta”) anche al Castello si è dato un suo re, attraverso le letture di Italo Calvino a cura di Alessandra Graziani e gli accompagnamenti chitarristici del bravo Rosario Le Piane.
A completare la manifestazione, il pranzo di corte, letterariamente ritrovato ne “Il Pranzo di Babette”, tratto dal racconto di Karen Blixen.

La storia – spiega Osvalda Lamanuzzi, che ne ha curato l’adattamento scenico con  Marina Biolo, – narra di due sorelle, figlie del decano di uno sperduto villaggio norvegese, cresciute senza madre, da un padre puritano ed egoista che pur di non perdere la loro genuina dedizione, non permette loro alcuna relazione amorosa.
Babette, raffinato chef del Café Anglais a Parigi, in fuga dalla lontana Francia per sfuggire alle persecuzioni seguite al fallimento della Comune Parigina del 1870, a cui lei aveva aderito, giunge nel villaggio con una lettera di presentazione e la richiesta di un lavoro da serva. Le due sorelle ormai anziane, accettano i suoi servigi non senza una certa diffidenza e ritrosia, nonostante la loro innata generosità. Babette, pur vissuta nella fascinosa Parigi di cui ben conosce gli incanti, riesce ad adattarsi alle rigide e frugali consuetudini del luogo, ma a poco a poco porterà, attraverso la sua arte ( la cucina), nella fredda, monotona e bigotta vita degli abitanti del villaggio, armonia e bellezza.
Il bello e maestoso sfondo delle Torri Normanne con l’incantevole piccola chiesetta medioevale, pur aggiungendo fascino al testo messo in scena, creavano delle difficoltà tecniche dovute proprio alla peculiarità degli spazi. Nonostante ciò, lo spettacolo riesce, grazie all’incisiva interpretazione delle attrici ed alle felici scelte registiche, a rendere con efficacia le suggestive atmosfere del piccolo villaggio norvegese del racconto della Blixen”.

La narrazione è stata compendiata, cercando comunque di mantenere, i suoi significati più profondi. L’espressiva essenzialità della scena, non solo non annulla la magia della parola e le suggestioni delle atmosfere nordiche ma le valorizza entrambe. L’incisiva interpretazione della narratrice (M. Biolo) rende con efficacia le suggestioni fiabesche del racconto, mentre la particolare messa in scena (la tavola, lentamente preparata da una silente Babette, che a poco a poco prende suntuosamente forma) aggiunge note di moderno e visionario simbolismo alla narrazione.
Lo spettacolo infatti, rispettando la tessitura del racconto, affida la cifra drammaturgica a significativi elementi di scena e a l’unico vero personaggio: “Babette”, manipolata lei stessa come simbolico e silente strumento narrativo a cui però, alla fine, viene assegnato il compito di rivelare l’intima e sottesa verità di tutta la storia: la prodigiosa ricchezza dell’arte e la sua straordinaria e sovversiva capacità di produrre insospettabili rivolgimenti.

Interpreti: (Narratrice: Marina Biolo – Babette: Annamaria Di Pinto)
Adattamento Scenico:Marina Biolo, Osvalda Lamanuzzi
Ideazione e Organizzazione: Silvia La Franceschina, Lucrezia Monterisi, Osvalda Lamanuzzi
Attrezzeria Scenica: Exnouveau Bazaart, La Rosa Blu, Carmela Ruta

La manifestazione, patrocinata dal Comune di Bisceglie è stata resa possibile grazie agli sponsor L’arte del particolare, La rosa blu, Bisceglieviva, Confcommercio, associazione “Il sospiro e gli amici pasticcioni), corner office, cartoleria arcobaleno, exnouveau bazaart), media partner Bisceglie in Diretta.

Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




Cultura / Eventi // Scritto da Serena Ferrara // 17 settembre 2013