Cristicchi al Garibaldi incanta il pubblico con: «Una storia che se te la raccontano non ci credi ma se non te la raccontano non la saprai mai»

Cultura // Scritto da Cristina Scarasciullo // 18 marzo 2017

Cristicchi al Garibaldi incanta il pubblico con: «Una storia che se te la raccontano non ci credi ma se non te la raccontano non la saprai mai»

Grande interpretazione del cantattore romano, che rileva dalla damnatio memoriae un visionario

Interessante e ormai caduta nel dimenticatoio. La scelta di Simone Cristicchi per il ritorno sul palco non poteva che cadere su una storia “controcorrente”.

Con “Il secondo figlio di Dio”, Cristicchi ha catapultato il pubblico in «Una storia che se te la raccontano non ci credi ma se non te la raccontano non la saprai mai» perché, come spesso accade per le verità scomode, la damnatio memoriae dei potenti prevale sulle narrazioni.

Puntando su temi di interesse civile, ha ricostruito attraverso lo sguardo di Antonio Pellegrini la storia di Davide Lazzaretti, che negli anni dell’unità d’Italia creò un movimento eretico, fondato su principi di giustizia sociale.

La scenografia è semplice, dominata da un enorme carretto che nel corso della narrazione assume ruoli diversi (seggio papale piuttosto che altare alla Madonna), con cui Cristicchi interagisce molto spesso, allentando la tensione scenica che riesce a generare quando impersona i vari protagonisti della storia.

Come in Magazzino 18, il “cantattore” romano ha ottenuto meritato successo anche grazie alle sue capacità di stare sul palco, ammaliando l’uditorio che non potrebbe distrarsi neanche se volesse.

Autore, insieme al maestro Valter Sivilotti, anche delle musiche, Cristicchi è riuscito a solleticare la curiosità del pubblico, che ora vorrà approfondire le vicende di un personaggio italiano di cui non si conosce la visionaria missione di cambiare il corso del tempo. Certo è anche lo studio che lo stesso Cristicchi ha dedicato alle vicende del protagonista prima di portarle in scena e metterle su carta in un libro omonimo edito da Mondadori, per trarne una morale: è possibile mettere in pratica i principi di giustizia sociale, sovvertendo un ordine che, sebbene costituito, non da dignità a nessuno.

La narrazione, per la regia di Antonio Calenda, risulta piacevole e scorrevole per l’intera durata dello spettacolo. Durante il monologo, durato circa cento minuti, l’attore romano sa governare i giochi di luce e i cambi di scenografia, magistralmente programmati per richiamare l’attenzione del pubblico nei momenti in cui sarebbe calata l’attenzione.

Cristina Scarasciullo

Chi è Cristina Scarasciullo

Cristina Scarasciullo ha conseguito la maturità scientifica presso il liceo "Da Vinci" di Bisceglie, ed è iscritta alla facoltà di scienze della comunicazione presso l'università degli studi di Bari "Aldo Moro". Collaboratrice di Bisceglie in Diretta, coltiva il sogno di diventare una giornalista d'inchiesta fin da bambina. Il suo punto di riferimento è Giancarlo Siani.




Cultura // Scritto da Cristina Scarasciullo // 18 marzo 2017