COSA SUCCEDE ORA AL PARTITO DEMOCRATICO?

Opinioni // Scritto da Michelangelo Tarricone // 6 ottobre 2013

COSA SUCCEDE ORA AL PARTITO DEMOCRATICO?


Partito Democratico

Partito Democratico

Il Partito Democratico, fin dalle sue origini, ha sempre cercato di colpire i propri compagni di viaggio piuttosto che gli avversari.

Il tentativo di affossare chi ti sta accanto e non chi ti sta di fronte, spiega i fallimenti di questo partito nei suoi vani tentativi di conquistare il governo del Paese. E spiega anche lo psicodramma in corso all’interno del partito.
Nel Pd, le domande principali non riguardano gli elettori, le alleanze da costruire o le strategie da mettere in campo per la ripresa del Paese. Questi temi restano in sottofondo; ciò che conta “è far fuori il compagno di banco” (Vero On.e D’Alema?..). Così ora c’è Matteo Renzi, giovane di belle speranze che conosce tutti i segreti della comunicazione mediatica, che ha esordito con la voglia di rottamare la vecchia guardia del partito, riuscendoci in parte, che minaccia di abbattere tutti quelli che contrastano la sua corsa alla guida del Pd.
C’è il goliardico Enrico Letta che vede in Renzi l’avversario più pericoloso e non è felice di cedergli il passo. E poi ci sono correnti e correntine che si coalizzano a seconda della convenienza del momento.
Con questo avvilente e triste scenario, succederà che tutti i leader del Pd continueranno a combattersi . Probabilmente sarà Renzi a spuntarla. Ma dopo comincerà la guerriglia per condizionarlo, per abbatterlo. Se questo avverrà, ci sarà ancora una volta la dimostrazione del perchè di questa lesione interna, di questo scontro, che ha portato questo partito a non essere più in grado di gestire una situazione che giorno dopo giorno si fa sempre più cruenta e insostenibile.
Eppure oggi Berlusconi è pieno di problemi e probabilmente decadrà come senatore.
Secondo me, la partita politica si potrebbe vincere, se il Pd non avesse la vocazione a farsi del male con le sue stesse mani, visto le spettacolo deprimente offerto dalla sua dirigenza negli ultimi tempi. Finchè c’è questa classe dirigente all’interno di questo partito, non c’è speranza che tenga. Eppure nel Pd ci sono persone in gamba, soprattutto tra i giovani e le donne. Ma il partito non li fa emergere o non li aiuta.
Hanno solo pensato di aver costruito una torre, invece hanno scavato nella sabbia. Il loro progetto è fallito. Questo è uno dei punti del mio pensiero. Sono stati al centro di una grande opera, di una grande vicenda, ma sono stati sconfitti.
La speranza, come l’indignazione, è un sentimento (Arthur Rmbaud). Viceversa, proporsi di conseguire con efficacia un risultato significa suscitare e orientare forze, verificare i modi e, appunto, le forme attraverso i quali l’incontro e lo scontro procedono. Questa è la politica.
Seguendo i tornanti di questo ragionamento mi auguro di non perdere i tanti amici che ho conosciuto. Anzi, di trovarne qualcuno di più.




Opinioni // Scritto da Michelangelo Tarricone // 6 ottobre 2013
  • Pasquale Stipo

    Egregio Michelangelo, apprezzo i tuoi articoli, ma questa volta devo dissentire da quanto scrivi. Sappiamo benissimo che in questi tempi la politica mente pur sapendo di mentire. La principale ragione per cui ho in odio l’attuale modalità del fare politica e del suo modo di rapportarsi con i cittadini elettori è la sfacciata e plateale DOPPIEZZA: linguaggio diretto, brutale, mirante al sodo, usato per parlamentare e inciuciare tra di loro; sfumato surreale, sfuggente, retorico, quando ci si rivolge ai cittadini, e sempre lontanissimo dalla realtà dei fatti. Questi politicanti ci trattano da sudditi deficienti, inadatti a capire gli altissimi concetti del gioco politico (io do questo a te e tu dai questo a me), ci parlano di etica, di valori, di senso delle istituzioni, di amor patrio, mentre praticano illegalità, spartizioni, prepotenze alleanze sottobanco con mafie, banche, potentati economici. Menzogne, bugie, balle, chiamale come vuoi, in tutte le lingue possibili e immaginabili, ma non illuderti di poterne uscire illeso. Esse sono il motore della politica, la linfa della storia, il succo della cronaca e il cuore dell’economia, ed oggi stiamo assistendo in politica ad un vero e proprio festival della bugia. Si sa, di bugie, fandonie, “bullshit” come direbbero gli americani con un linguaggio più forte ispirato al turpiloquio (si veda il saggio filosofico di Harry G. Frankfurt) – si nutrono le campagne elettorali dei paesi democratici, la comunicazione politica, l’informazione. Il politico “bugiardo” – come suggeriva Hannah Arendt nel suo Verità e politica (or. 1968) – “E’ un attore per natura; dice ciò che non è perché le cose siano differenti da ciò che sono – e cioè vuole cambiare il mondo”. Qualche volta lo fa in buona fede. Ma spesso “sa” di mentire. La menzogna politica, un topos classico nella storia del pensiero antico, moderno e contemporaneo, a Platone a Kant, Montaigne e Rousseau, da Sant’Agostino a Nietzsche, un fattore ineliminabile della società, insito in ogni forma di azione e di organizzazione politica; in democrazia diventa addirittura un indicatore dell’esistenza della libertà umana. Dire bugie è – per così dire – un virtuoso esercizio di libertà, se non fosse che i governanti ricorrono sempre più in maniera indiscriminata e spudorata alle menzogne per giustificare e legittimare il proprio potere, spingendo fatalmente le istituzioni democratiche verso una deriva totalitaria. Di verità c’è urgente bisogno in democrazia, di una verità non costruita, non artefatta, non fasulla, di una verità, insomma “verace” a portata di tutti, una “sincera” verità, come l’intercalare popolare suggerisce tautologicamente. E invano. Perchè se in un regime autoritario o totalitario di verità ce n’è una sola ed è paradossalmente congruente alla “menzogna assoluta”, in democrazia, effetto perverso del pluralismo, di verità ce ne sono molte, le pseudoverità, e soltanto pochi hanno accesso alla verità “più vera”. Ora, se esiste una verità più vera delle altre, che sta sopra a tutte, allora queste non sono che menzogne. Mi chiedo su quante e quali verità possa poggiare una democrazia, la nostra per esempio, senza che non ci si possa sentire lesi, noi ignari cittadini, nei nostri diritti, del diritto di “sapere”, di conoscere la verità sui fatti per fugare quella sensazione (o certezza?) di essere vittime di un inganno “globale, assoluto” e di ritrovarsi vis a vis con la madre di tutte le menzogne: la menzogna assoluta, appunto. Entrando in libreria, mi sono imbattuta nell’illuminante saggio di Jacques Derrida “Breve storia della menzogna”, dove in quarta di copertina trovo già una plausibile risposta: “è possibile anche dire il falso senza cercare di ingannare e quindi senza mentire”. Quando si è in buona fede. Quando non si mente a se stessi. Quando non ci si autoinganna. Volenti o nolenti. Mi viene in mente l’episodio mitologico di Ulisse e le sirene ripreso da Kafka in uno dei suoi magistrali racconti (Il silenzio delle sirene) ad esemplificare un tragico esempio di autoinganno, in cui l’Autore invita il lettore ad immaginare che le sirene non abbiamo cantato e che Ulisse, in realtà, abbia fatto finta di udirle, pur essendosi “accorto che le sirene tacevano e in certo qual modo abbia soltanto opposto come uno scudo a loro e agli dei la sopradescritta finzione”. Questo stravolgerebbe il senso della storia, perché Ulisse, da icona dell’umana sete di conoscenza, simbolo per eccellenza di una virile insoddisfazione esistenziale, diventerebbe un simulacro, un eroe sifulo, fasullo, avendo egli mentito a se stesso e ai suoi compagni. Si può mistificare la realtà ma ciò significa mettere in pericolo la propria identità e l’incolumità degli altri. Corrisponde, forse, questo a un esercizio di libertà? E ancora: si possono negare fatti storici gravi, realmente accaduti e che hanno segnato la sorte dell’umanità intera – negazionisti compresi – per giustificare, anche a se stessi, la propria sete di potere? E’ una domanda che andrebbe rivolta soprattutto ai politici, considerate le performance davvero esaltanti, da questo punto di vista, della menzogna, non etica naturalmente, di alcuni capi di Stato negli ultimi tempi. Certo. Con le parole si può fare qualsiasi cosa, come suggeriva John Austin in Come fare cose con le parole; i ricettari non mancano e, nella cucina politica, i cuochi più bravi sono al lavoro da tempo. Ma una cosa è certa: chi mente a se stesso non è mai in buona fede. Perché mentire è un atto intenzionale e chi sa di mentire sa anche che prima o poi cadrà vittima delle sue stesse “fabbricazioni”. Ci si può salvare dal canto delle sirene, ma non dal loro silenzio. Sei ancora convinto egregio Michelangelo di quello che hai scritto? Io, fossi in te, sarei molto più cauto prima di presentare arringhe in difesa di questo o quel partito: non credo sia il tempo migliore e come dice Maurizio, ti potresti alienare qualche amicizia.

  • Maurizio

    Effettivamente il tuo pensiero è tortuoso , ma soprattutto poco (per niente) costruttivo.
    Sembri proprio un comunista !!
    E penso proprio che scrivendo queste cose qualche amico lo perderai !
    :-))