Conversazione rotariana con Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia

Cultura // Scritto da Elisabetta La Groia // 19 marzo 2016

Conversazione rotariana con Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia

Una presa di coscienza forte di ciò che accade oltre l’Europa

L’Europa è fortunata. Siamo fortunati a non doverci preoccupare nel quotidiano di tematiche come il velo, la schiavitù sessuale, l’infibulazione. Possiamo scegliere di amare, chi amare e quando amare. È un mondo che è giunto alla “possibilità di scelta”, ottenuta con fatica e morte, ma che sta ritornando ad essere “bestiale” se si pensa alla violenza domestica sulle donne alle quali è necessario garantire sicurezza. Ma nel mondo oltre l’Europa accade ben altro.

L’incontro tenutosi a Palazzo Tupputi il 18 marzo dal titolo “Lasciate che io scriva la mia fiaba. Il corpo femminile: luogo di cultura”, organizzato dal Rotary Club Bisceglie e il Rotary Club Corato, con l’adesione di Fidapa, I care, Unitre, Epass, Inner Wheel Trani, è costituito soprattutto in una presa di coscienza forte nei confronti di problematiche non così tanto lontane da noi, relative al rispetto della donna, partendo dal suo corpo.

Le mutilazioni genitali femminili, ovvero l’asportazione totale o parziale di parti di essi, spiegate culturalmente e clinicamente rispettivamente da Caterina Bruni e Sonia Storelli, non sono un fenomeno da noi distante.

I flussi migratori hanno portato all’istallazione, in Italia e in Europa, di comunità africane, nelle quali, nonostante il contatto con la cultura occidentale, vengono praticate ancora queste tradizioni, vietate per legge e punibili con reclusione fino a 12 anni (art. 385bis).

Il presidente del Rotary Bisceglie, Mino Dell'Orco.

Il presidente del Rotary Bisceglie, Mino Dell’Orco.

Dietro questa oscena pratica vi sono delle motivazioni culturali talmente forti da spingere una madre a voler sottoporre alla mutilazione sua figlia, condannandola a sopportare dolori atroci per tutta la sua vita.  Dietro, si celano infatti strategie matrimoniali: l’infibulazione scoraggia il sesso prima del matrimonio, dà certezza dell’illibatezza della futura sposa, per la quale la famiglia del futuro marito paga.

L’identità di genere in Africa si esprime anche fisicamente, non solo simbolicamente: le donne mutilate sono costrette ad un andamento sinuoso e lento nel camminare, a causa dei dolori, e questo impedisce loro di avvicinarsi a sport o a mansioni richiedenti sforzi che diventano quindi un’esclusività del mondo maschile. La mutilazione diventa così un atto di amore, un dare una possibilità in più per avere un ruolo sociale, per poter essere sposa e madre. L’intervento, eseguito dalle anziane del villaggio con strumenti di fortuna, dura 15-20 minuti, sufficienti a condannare per sempre la donna nel suo quotidiano

Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia, racconta ai presenti ciò che vede continuamente durante i suoi viaggi: vede in che modo siamo riusciti a ridurre l’umanità e ricorda a noi quanto siamo fortunati ad essere nati in una terra dove non è più caduta una bomba. È normale che i bambini vengano fatti esplodere nei mercati? È normale che le bambine vengano costrette a matrimoni prima ancora dei 18 anni?

È normale che le madri vendano a ricchi emiri le loro figlie nei campi profughi perché vedono in essi una speranza per dare loro un futuro? Dove finisce la cultura comincia la disperazione di un popolo sfiancato da guerre che non ci soffermiamo neanche a capire. L’Africa si esprime spesso attraverso pratiche culturali e regole incomprensibili, ospedali sporchi, tessuti colorati, musica e sorrisi e non va cambiata: va salvata da tutte quelle pratiche che violano la convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, firmata da tutto il mondo nel 1989 ma che nessuno rispetta, attraverso il dialogo e la consapevolezza sociale.

L’indifferenza è il primo crimine contro l’umanità, soprattutto se si tratta di bambini.

Durante l’incontro, sono state mostrate immagini e video realizzate dall’Unicef per la sensibilizzazione, attraverso i media, sui temi trattati dei matrimoni precoci e le mutilazioni genitali femminili, e letti brani dal titolo “ Ho un sogno” di Blessing Sunday Osuchukwu e “E Vai” di Elisa Kidanè.

Elisabetta La Groia

Chi è Elisabetta La Groia

Laureata a pieni voti in "Filologia moderna", collabora con la redazione dal 2013. Giornalista pubblicista dal 2016, da sempre appassionata di storia e tradizioni locali.




Cultura // Scritto da Elisabetta La Groia // 19 marzo 2016