Contributo volontario a scuola: perché diventa “obbligatorio” versare una quota minima

Attualità // Scritto da Cristina Scarasciullo // 19 novembre 2016

Contributo volontario a scuola: perché diventa “obbligatorio” versare una quota minima

Il preside del liceo “da Vinci” spiega la sua posizione in merito al pagamento della tassa scolastica

In risposta alle accuse mosse da un genitore attraverso il nostro sito (qui l’articolo), abbiamo incontrato il preside del liceo scientifico, linguistico e coreutico “Leonardo da Vinci” di Bisceglie, perché potesse spiegarci le ragioni dell'”obbligo” a versare parte della quota prevista per il contributo volontario, per poter ritirare il libretto delle assenze.

Il preside ha tenuto a precisare, prima di entrare nella parte più tecnica del discorso, che molti genitori si trincerano spesso dietro la volontarietà di questo contributo per esimersi dal pagarlo, in quanto la Costituzione Italiana prevede che l’istruzione sia gratuita e pone lo Stato a garanzia di questo (articolo 34 della Costituzione). «È noto a tutti che la Costituzione prevede anche che la salute sia pubblica, ma quando c’è da pagare un ticket per la prestazione ospedaliera nessuno si sognerebbe mai di non farlo e pretendere un servizio gratuito. Perché a scuola questo discorso non è valido?».

Nella Circolare Ministeriale numero 312 del 20 marzo 2011 è espressamente detto che il contributo è completamente volontario e non può essere imposto in alcun modo, le risorse ottenute da tale contributo possono essere usate esclusivamente per ampliare l’offerta formativa e non per il funzionamento ordinario della scuola, su principi di trasparenza ed efficienza le scuole devono fornire preventivamente la finalizzazione dei contributi e a fine anno rendicontarne l’utilizzo e infine le famiglie dovrebbero essere informate della detraibilità fiscale del contributo.

Consapevole di questo, il preside chiede alle famiglie di pagare il contributo per migliorare i servizi che vengono offerti alla popolazione studentesca, e che non possono essere finanziati in altro modo. Per quanto riguarda le “inadempienze” della scuola in quanto tale, il preside si ritiene esime da colpe. Come è noto, infatti, la gestione degli istituti superiori è affidata alle province, enti locali che ormai risultano essere solo formali e che non dispongono di fondi tali da poter adempiere agli oneri. Le lamentele delle famiglie riguardo il plesso degli spogliatoi e la mancanza di carta igienica nei bagni sono una conseguenza di questa situazione che non dipende dal dirigente scolastico.

Il prof. Modugno si è detto disponibile a fornire alle famiglie il rendiconto delle spese a fine anno, ma si chiede come poter programmare le spese senza sapere l’effettiva somma di cui dispone, ha inoltre già incontrato i rappresentanti d’istituto consegnando loro il programma delle spese e provveduto a sistemare i bagni della scuola. Sta quindi cercando di sensibilizzare la popolazione studentesca al fine di poter garantire a tutti i servizi richiesti.

Ci ha anche spiegato da dove derivi “l’obbligo” di versare €20 per ritirare il libretto delle assenze. «Le spese fisse a cui la scuola deve fare fronte ogni anno sono l’assicurazione, i libretti delle giustifiche e il funzionamento del registro elettronico. Questi servizi hanno un costo ben preciso: l’assicurazione costa circa €10 a studente, il libretto €3, mentre per il funzionamento del registro la cifra si aggira intorno ai €6 per studente» a questo vanno aggiunte le spese per le fotocopie, per il funzionamento e la manutenzione della scuola.

Ciò che le famiglie spesso contestano è la modalità con cui questo pagamento è stato richiesto: «Sembra quasi un ricatto, il preside avrebbe dovuto parlarne direttamente con i genitori e non porli di fronte al gesto compiuto». Una proposta un po’ improbabile, visto che il liceo accoglie circa settecento studenti, il che significa che potenzialmente il dirigente avrebbe dovuto incontrare 1400 genitori. Le famiglie non sono nemmeno d’accordo a presentare in segreteria il modello ISEE, che il preside vorrebbe usare da discriminante per favorire le famiglie meno abbienti. È stata inoltre proposta la rateizzazione del contributo, oltre alla riduzione della rata per le famiglie con più figli iscritti presso l’istituto.

Il preside ritiene di non poter fare di più in quanto la scuola ha dei costi fissi e non può contare su nessuna istituzione che provveda a sanare i conti della scuola. Vorrebbe anche utilizzare i proventi del contributo volontario per aumentare il fondo di solidarietà destinato alle famiglie in condizioni di necessità per l’acquisto dei libri e per i viaggi d’istruzione, istituzionalizzando questo “servizio”.

Probabilmente la questione è stata esasperata, perché molti genitori si nascondono dietro la volontarietà del contributo per risparmiare €90 (ovvero €9 mensili) sull’istruzione dei propri figli, non riuscendo a capire che un servizio pubblico non potrà mai essere completamente gratuito. Nessuno può infatti pretendere che la scuola offra anche i servizi basilari se l’istituzione non viene supportata dalla popolazione scolastica.

Esiste quindi un difetto di comunicazione tra la scuole e le famiglie, che con la presa di posizione di non pagare tale somma non si rendono contro di arrecare un danno ai propri figli, che sono costretti tutti i giorni a fruire di un servizio scadente che non potrà mai migliorare se non verrà trovato un punto d’incontro.

Cristina Scarasciullo

Chi è Cristina Scarasciullo

Cristina Scarasciullo ha conseguito la maturità scientifica presso il liceo "Da Vinci" di Bisceglie, ed è iscritta alla facoltà di scienze della comunicazione presso l'università degli studi di Bari "Aldo Moro". Collaboratrice di Bisceglie in Diretta, coltiva il sogno di diventare una giornalista d'inchiesta fin da bambina. Il suo punto di riferimento è Giancarlo Siani.




Attualità // Scritto da Cristina Scarasciullo // 19 novembre 2016