Ci vuole orecchio | Samuel Vampo

Attualità / Ci vuole orecchio / Rubriche // Scritto da Giovanni Recchia // 20 dicembre 2016

Ci vuole orecchio | Samuel Vampo

Il cantautore tarantino racconta la sua voglia di fare musica
Ci vuole orecchio

Ci vuole orecchio

Samuel Vampo è nato il 13 ottobre 1988 a Grottaglie (Taranto). Il suo approccio con la musica all’età di 13 anni quando ha cominciato a muovere i primi passi tra note e accordi imbracciando una chitarra. Ha iniziato ben presto a comporre e, da autodidatta, ha intrapreso studi di canto moderno. La voglia di fare musica lo ha indotto a formare una band con la quale ha suonato per sette anni ricevendo numerosi consensi tra contest, ospitate televisive e piazze pugliesi. L’11 settembre 2015, grazie all’etichetta discografica Hydra Music, ha debuttato in tutti i music digital store col suo primo album dal titolo “Non c’è pericolo”, 10 brani che ne ripercorrono per intero il cammino artistico.

Che tipo di cantautore è Samuel Vampo?
Amo cantare la quotidianità, le storie che ci circondano, le facce della gente. Un cantautore ha il dovere di raccontare il tempo in cui vive e io ci provo basandomi su esperienze vissute in prima persona o attraverso gli occhi degli altri.

Definisciti con una parola…
Determinato.

Le canzoni migliori sono quelle scritte di getto o quelle pensate?
Credo che le canzoni nascano all’improvviso, un po’ come le emozioni. La musica ci dà il dono di mettere in chiaro un’emozione e, pertanto, non può essere ingabbiata in congetture prestabilite a tavolino. Credo che la melodia nasca di getto per sua natura ma, al contrario, l’armonia di un brano abbia bisogno di essere studiata.

Samuel Vampo

Samuel Vampo

L’inedito “Non c’è pericolo” narra la vicenda di un giovane ragazzo che non ha perso la voglia di lottare e credere nei propri sogni…….
Esattamente. È un inno alla vita, il motto “non mollare mai” che tanto siamo bravi a dire ma quasi mai a mettere in pratica. Non c’è pericolo, come molte volte ho ribadito, vuole essere uno slogan per tutti quei giovani che troppo spesso vengono messi sul banco degli imputati senza un reale motivo. Ci dipingono come fannulloni, buoni a nulla, stupidi sognatori, eppure le radici del futuro siamo noi. Non sarei così catastrofista: credo nelle nostre potenzialità.

I fattori esterni troppo spesso condizionano il nostro modo di pensare e agire…
Molto spesso oggi siamo condizionati da quello che ci circonda e, pertanto, la voglia di apparire prevale sull’essenza della persona. Questa domanda potrebbe aprire un dibattito lunghissimo ma allo stesso tempo ci mette di fronte ad una domanda esistenziale: siamo davvero quello che vogliamo? Beh, la risposta in realtà è dentro di noi, cerchiamola… non c’è pericolo.

Qual è la ricetta giusta per farsi strada nel mondo della musica?
Potessi averla nel mio ricettario sarei l’uomo più felice al mondo. Conosco gli ingredienti (sacrificio, studio, passione, condivisione) ma non ho ancora capito come cucinarli… forse sbaglio le dosi! Scherzi a parte, la musica è un dono a prescindere dalla strada del successo.

Il brano intitolato “L’uomo senza volto” riprende il concetto delle “maschere” di Pirandello mettendo in evidenza le diverse facce dell’animo umano a seconda delle situazioni in cui si trova…
Hai colto nel segno. Riprendiamo per certi versi il discorso affrontato in precedenza: essere se stessi è solo una questione di scelte. Oggi è difficile mostrarsi realmente per quello che siamo perché il parere altrui ci condiziona inevitabilmente. Il problema è essere accettati dagli altri e indossare maschere sembra la soluzione migliore. La voglia di apparire, il narcisismo misto all’edonismo sono una scorciatoia che porta nel nulla. Io inviterei piuttosto ad un esame di coscienza davanti lo specchio, faccia a faccia con noi stessi e le nostre paure. Scopriremmo un lato di noi che neanche immaginiamo. Essere se stessi non è semplice ma è una scelta.

La musica è la strada migliore per mettere da parte queste maschere e mostrare la propria essenza reale?
Assolutamente sì. La musica, come tutte le arti, è espressione intima dell’essere umano e, pertanto, non può essere condizionata da nulla altrimenti sarebbe finzione. La finzione genera personaggi non artisti e, oggi, i primi prevaricano sui secondi in maniera schiacciante. Purtroppo.

Tu qualche volta hai indossato questa maschera?
Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Sto imparando ad essere me stesso al 100% con tutto quello che ne comporta. Essere accettati per quello che siamo realmente non è facile.

Annunciaci qualche anticipazione sul tuo prossimo lavoro……
Sto lavorando come un ossesso su nuovi progetti. Il 2017 sarà un anno ricco di novità e, spero, possa essere l’anno che consacri il mio percorso artistico. Magari arriverà il secondo album… chi può saperlo?




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