Ci vuole orecchio | Paradossi Paralleli

Ci vuole orecchio / Rubriche // Scritto da Giovanni Recchia // 2 novembre 2015

Ci vuole orecchio | Paradossi Paralleli

La rubrica musicale di Bisceglie in diretta – 2

“Ci vuole orecchio” è la rubrica di Bisceglie in diretta, riservata alle storie e ai protagonisti della scena musicale locale e nazionale. Uno spazio per conoscere meglio chi fa musica attraverso interviste realizzate dalla nostra redazione. La seconda puntata è dedicata al gruppo “Paradossi Paralleli”. Buona lettura.

Ci vuole orecchio

Ci vuole orecchio

I Paradossi Paralleli sono una giovane crew molfettese nata nel marzo del 2014. Il progetto nasce come un gioco e successivamente diventa una passione, coi primi live a Molfetta e dintorni. La formazione attuale prevede Tsunami (Antonio Campanale), Idea (Matteo Spadavecchia) e Folgore (Antonio Ciccolella). «Ci muoviamo nell’ambiente underground come collettivo ma anche come singoli. Il nostro motto è: Se ti piace, fallo (Do it man!)» (cit. by Specchi-Idea&Folgore).

Attualmente il gruppo non ha in cantiere la progettazione di un disco; i componenti si stanno dedicando alla lavorazione di tracce singole. Folgore (Antonio Ciccolella) in questi ultimi giorni ha fatto uscire il video tratto dal brano “Keanu Reeves” in cui parla di se stesso e di ciò che pensa, in relazione allo stile di vita dell’attore. Idea (Matteo Spadavecchia) ha pubblicato nel marzo 2014, in collaborazione con Folgore (Antonio Ciccolella), la canzone “Specchi” in cui incoraggia ciascuno a combattere per raggiungere i propri obiettivi. Tsunami (Antonio Campanale) ha presentato nell’agosto del 2014 il brano “Un sogno”, dedicato ad una persona cara venuta a mancare, un incoraggiamento a non abbandonare i propri sogni. La canzone rappresenta la continuazione del sogno che la persona scomparsa non ha potuto realizzare.

Quando muove i primi passi nell’ambiente musicale il gruppo “Paradossi Paralleli?

[Risponde Antonio Ciccolella] Il nostro gruppo ha mosso i primi passi nell’ambiente musicale nel novembre 2013 in occasione della Giornata nazionale contro la violenza sulle donne: tra l’altro avevamo intenzione di scrivere un pezzo che affrontava questa tematica. Dopo quell’evento abbiamo svolto un lavoro molto più serio, suonando durante le principali manifestazioni della scena hip hop locale. La nostra formazione inizialmente era composta da quattro elementi: Folgore, Idea, Tsunami e Kilben.

Cosa ha ispirato il nome di questa band?

[Risponde Antonio Ciccolella] Originariamente la band si chiamava “Binario Tronco Crew”, perché passavamo la maggior parte delle serate al “Binario Tronco” della stazione di Molfetta. Successivamente con l’aggiunta di Kilben abbiamo modificato il nome della crew in “Paradossi Paralleli”. Abbiamo deciso di chiamarci cosi perché siamo quattro paradossi che parallelamente inseguono il proprio obiettivo. Le rette parallele sono linee geometriche che viaggiano nella stessa direzione senza incontrarsi mai. Questo è il nostro paradosso.

Che genere di musica praticate?

[Risponde: Antonio Ciccolella] Spaziamo sperimentando tutti i generi della musica rap. Abbiamo realizzato pezzi di vari generi passando dal funk alle basi sperimentali. L’esempio della nostra versatilità musicale è il brano “Specchi”, in cui utilizziamo una strumentale molto particolare. Non abbiamo un’etichetta nella quale collocare la nostra musica. Amiamo fare le cose a modo nostro.

Tsunami, essendo “Un sogno” uno dei tuoi brani più emotivi e intimi, cosa ti ha ispirato nella scrittura di questo pezzo?

[Risponde Antonio Campanale] Questo brano è molto intimo e importante per me. In un primo momento ero attratto dalla disciplina del freestyle che praticavo con passione e forte assiduità; subito dopo a causa di una grave perdita in famiglia ho deciso di scrivere questa canzone, per dedicarla a questa persona venuta a mancare.

Nella parte centrale del brano c’è una frase in cui dico: “Non sogno da solo, ma sogniamo in due” proprio perché ho deciso di intraprendere quest’altra parte dell’hip hop per portare avanti quello che la persona scomparsa non ha potuto più fare. Il significato della canzone è quello di credere sempre in se stessi e lottare per realizzare i propri sogni.

I Paradossi Paralleli

I Paradossi Paralleli

Secondo voi i problemi sociali si riflettono nelle vostre canzoni?

[Risponde Matteo Spadavecchia] Cerchiamo sempre di lasciare un messaggio in quello che facciamo: questo è lo scopo del rap e dell’hip hop in generale.  In uno dei nostri primi brani, intitolato “Bung”, scritto da Kilben e Tsunami, si parla dell’abuso di potere nei confronti delle classi sociali inferiori. L’altro pezzo s’intitola “Specchi”: incoraggiamo la gente a combattere per raggiungere i propri obiettivi.

A vostro avviso possiamo considerare il rap un genere di aggregazione sociale?

[Risponde Matteo Spadavecchia] Assolutamente sì, il rap è una forma di espressione che sostituisce la violenza e nasce per unire le persone sotto una stessa cultura, quella dell’hip-hop, che consente il miglioramento graduale della nostra società attraverso la musica.

Tra tutti i vostri live qual è stato quello che vi ha coinvolto di più?

[Risponde: Antonio Ciccolella] Personalmente il live che mi ha coinvolto di più è stato quello per il decimo anniversario delle “Macerie”: per l’occasione si sono esibiti gli “Assalti Frontali”. Quella sera abbiamo avuto la possibilità di suonare insieme ad altri artisti molfettesi. Queste sono le esperienze che contribuiscono alla formazione di un artista. E’ stato uno degli eventi più intensi ed emozionanti a cui abbiamo mai partecipato.

[Risponde Matteo Spadavecchia] Anche per me il live in occasione del decimo anniversario delle “Macerie” è stato uno dei più emozionanti. L’altro avvenimento che ci ha formato molto dal punto di vista musicale è stato in ricorrenza della “Festa della Semina”, nella quale hanno suonato Kaos One e Danno.

[Risponde Antonio Campanale] Concordo con quello che è stato detto in precedenza dai miei compagni. Questo è stata la prima esibizione musicale in cui abbiamo riscontrato una partecipazione rilevante da parte del pubblico presente. È stata una manifestazione d’impatto e molto emozionante. Il secondo live cui abbiamo preso parte, per la “Festa della Semina”, ci ha trasmetto un’emozione totalmente diversa, perché ha partecipato un numero ridotto di persone che ha dimostrato grande coinvolgimento duramente la nostra performance.

Il rap è un genere musicale in continua espansione, perché piace alle nuove generazioni?
[Risponde Antonio Ciccolella] Il rap da alcuni anni si è imposto nella scena musicale italiana essenzialmente a livello commerciale. Nel mondo questa cultura esiste da tantissimo tempo.

[Risponde Matteo Spadavecchia] Precisamente dobbiamo parlare di hip-hop più che di rap, perché se si fa riferimento al ballo (breakdance) abbiamo storicamente un’importazione americana, che si diffonde successivamente in Europa a macchia d’olio. La cultura hip-hop ha subito una svolta ed è diventata di moda. Piace perché è una musica: diretta, attuale, motivante  e allo stesso tempo divertente.

[Risponde Antonio Campanale] Questa musica va di moda perché attorno ad essa si costruiscono personaggi stereotipati che attraggono maggiormente il pubblico dei teenager, quindi si dà molta importanza all’apparenza e non si trasmette più un messaggio personale.

A breve avete progetti in cantiere?

[Risponde Antonio Ciccolella] Ci stiamo muovendo singolarmente. Personalmente sto lavorando ad un ep che dovrebbe uscire il prossimo mese; sarà un lavoro abbastanza introspettivo in cui parlo di me e di quello che in questo periodo ha fatto parte della mia vita. L’ep sarà composto da sei tracce e distribuito anche in copia fisica. Potrà essere scaricato gratuitamente direttamente dalla nostra pagina facebook. Tra qualche giorno uscirà il primo video estratto da questo ep.

[Risponde Matteo Spadavecchia] Per adesso non sto pensando alla lavorazione di un ep perché manca il tempo materiale a a causa di svariati impegni. Io suono anche con un gruppo funk chiamato “Raft”. Attualmente farò uscire esclusivamente tracce singole per poi pensare alla realizzazione di un progetto futuro.

[Risponde Antonio Campanale] Al momento non ho intenzione di realizzare alcun progetto da solista. L’unica idea in cantiere è quella di fare un ep in collaborazione con Folgore ,con i dettagli ancora da definire e l’unica certezza sarà un brano fancazzisti parte 2.

Quali sono gli artisti a cui vi ispirate?

[Risponde Antonio Campanale] Ho iniziato il mio percorso artistico prendendo ispirazione dall’ascolto di una canzone dell’ultimo album di Caparezza chiamata “China Town”, che parla dell’amore per l’inchiostro e per la scrittura. Ultimamente sono invogliato ad ascoltare artisti emergenti come noi, che voglio trasmettere un messaggio attraverso le loro canzoni.  La mia carriera musicale è iniziata ascoltando brani hard rock e metal che hanno contribuito alla formazione della mia personalità artistica.

[Risponde Matteo Spadavecchia] Gli artisti cui mi ispiro sono davvero troppi da poterli ricordare. I principali rapper cui faccio riferimento nel panorama musicale italiano sono Neffa e Ghemon perché rappresentano il genere di artisti che preferisco. Un cantante se si definisce tale dev’essere capace di spaziare e ascoltare generi musicali diversi fra di loro. Personalmente ritengo di essere un’artista versatile perché sono sempre alla ricerca di nuova musica da ascoltare.

[Risponde Antonio Ciccolella] Anche per me è difficile riconoscere un artista che mi ha ispirato, perché a me piace variare nell’ascolto della musica. I gruppi che hanno influenzato l’inizio del mio percorso artistico sono: i Pantera, Rage against the machine  e Ludovico Einaudi. La mia carriera musicale è iniziata con l’ascolto del genere metal.

Già pubblicato: Mondi sotterranei




Ci vuole orecchio / Rubriche // Scritto da Giovanni Recchia // 2 novembre 2015