Ci vuole orecchio | Giulia Mazzilli

Attualità / Ci vuole orecchio / Rubriche // Scritto da Giovanni Recchia // 28 dicembre 2016

Ci vuole orecchio | Giulia Mazzilli

La cantautrice coratina presenta il nuovo singolo intitolato “Basta una parola”
Ci vuole orecchio

Ci vuole orecchio

Giulia Mazzilli è di Corato ma vive a Milano da un anno e mezzo. Ha 20 anni e studia canto da quando aveva 14 anni mentre da bambina ha studiato violino, violoncello, pianoforte. Crescendo ha compreso  quale fosse la sua vocazione. Ha partecipato a numerose manifestazioni ottenendo sempre buoni risultati. È stata seguita per un anno da Grazia Di Michele. Nel 2014 il suo primo inedito: “Tu che passi”, scritto da Yari Saccotelli. A 16 anni ha preso parte al concorso “Area Sanremo”, che consente l’accesso alla sezione “Giovani” del Festival di Sanremo. Frequenta la Massive Arts ed è scritta alla facoltà di Giurisprudenza presso l’Università Cattolica di Milano.

Il suo ultimo inedito intitolato “Basta una parola” è stato scritto a quattro mani con Vincenzo Pappolla e composto in collaborazione con Gabriele Cento. Il tema del brano è una relazione complicata tra una donna e un uomo che scopre di essere omosessuale e di amare un altro. La ragazza non si rassegna all’amara verità e continua ad amare il suo ormai ex ragazzo.

Quando è avvenuto il tuo primissimo incontro con la musica?
Conservo ancora una pianola “Chicco” che mi regalò mia mamma da piccolina… avrò avuto 3 anni. La musica è stata sempre presente nella mia vita: a 6 anni ho iniziato a studiare violino, quindi violoncello e pianoforte. Solo a 13 anni ho capito che la mia “vocazione” era il canto e non ho mai più smesso.

Il brano “Tu che passi” è la palese dimostrazione che l’amore si ripercuote spesso nelle tue canzoni?
In realtà è un pezzo di cui sono solo interprete, però anche nei miei testi l’amore è spesso presente: in fondo muove il mondo e  mi riferisco solo all’amore per un partner ma in quanto forza vitale. L’amore, come ogni sentimento forte e come l’odio, ha bisogno di una reazione: la mia è scrivere canzoni.

Il tuo ultimo singolo “Basta una parola” racconta la complicata relazione tra una donna e un uomo che improvvisamente si rende conto della sua omosessualità…
È la storia della quotidianità di questa coppia, interrotta dall’arrivo di questa terza persona (un altro ragazzo) e del modo in cui reagisce lei: non accettando la cosa e chiedendo al suo “amato” di restare e di fingere. Talvolta accettiamo, per amore, situazioni assurde: chiudiamo gli occhi pur di restare con la persona che amiamo.

Giulia Mazzilli

Giulia Mazzilli

L’omosessualità nella società moderna è considerato ancora argomento-tabù?
Assolutamente no. In Italia abbiamo raggiunto un livello di informazione davvero alto sul tema e di questo sono orgogliosissima. Vivo a Milano, forse la città italiana più aperta dal punto di vista dell’amore omosessuale e noto una certa disparità rispetto a Corato ma in generale penso che abbiamo raggiunto davvero un grande traguardo con l’approvazione delle unioni civili. 

Quali sono le principali tematiche che sviluppi nella scrittura dei tuoi testi?
Non ci sono dei temi standard. Dipende da quello che mi succede, scrivo quasi sempre storie autobiografiche; non mi piace tanto parlare delle vite altrui e non sono neanche molto brava a farlo perché non conosco le sensazioni e le emozioni che può aver vissuto un’altra persona. Scrivo di tutto ciò che mi suscita emozione però è molto più frequente che racconti di esperienze negative che di quelle positive.

Com’è stato girare il videoclip di “Basta una parola” nella tua Corato?
Molto impegnativo: sono una persona insicura e mettermi davanti alle telecamere è stato imbarazzante ma allo stesso tempo emozionante. Abbiamo registrato le mie scene in un pomeriggio, continuavo a sbagliare e vergognarmi…

L’arte è lo strumento che ci permette di sconfiggere le brutture a cui siamo esposti quotidianamente?
Questo non lo so. Sicuramente l’arte è un modo per rialzarsi, per ricominciare. Quando sono triste, arrabbiata o ho bisogno di piangere ascolto musica, scrivo, canto. L’arte ci permette di essere e sentirci noi stessi, di essere quello che vogliamo, senza filtri e finzioni.

Ascoltandoti cantare possiamo captare che nelle tue vene scorre musica soul-jazz…
Lo prendo come un complimento! Amo questo genere, amo la musica black, il jazz,il soul, l’r’n’b’. Spero un giorno di potermi esibire al Blue Note di Milano. Sogno di poter continuare a fare per sempre questo genere e di non dover mai scendere a compromessi.

Se la tua canzone fosse un colore quale sceglieresti?
Rosso mattone. Il rosso è il colore dell’amore, quella di cui parla il pezzo non è proprio una relazione d’amore per questo non un rosso “puro”.

Cosa dobbiamo aspettarci dall’uscita del tuo prossimo album?
Non so se uscirà mai un mio album (lo spero). Per ora sto lavorando al prossimo singolo. Riguarderà un tema molto particolare, che tocca più o meno la maggior parte delle ragazze soprattutto alla mia età. Sul genere sono fedele, sempre soul, con sprazzi di jazz solo un po’ più malinconico.




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