Ci vuole orecchio | Giulia De Troia

Attualità / Ci vuole orecchio / Rubriche // Scritto da Giovanni Recchia // 19 gennaio 2017

Ci vuole orecchio | Giulia De Troia

La studentessa tranese racconta il suo amore per la scienza
Ci vuole orecchio

Ci vuole orecchio

Quando è nata la tua passione per la scienza?
Già alle scuole elementari: sfogliavo il libro di scienze e mi incuriosiva leggere argomenti non ancora studiati. Poi alle scuole medie è emersa completamente: durante un esperimento in classe, mi affascinò il fatto di poter gonfiare un palloncino con una semplice reazione chimica e fu subito amore per il comprendere i meccanismi, anche più semplici, della realtà circostante e, perché no, scoprirne di nuovi.

Quale pensi sia la motivazione che spinge una persona a studiare e acculturarsi?
Penso l’amore per se stessi, come una sorta di tensione che induce a valorizzarsi, a migliorare le proprie capacità, a riconoscersi abili in un qualsiasi campo. Il riconoscimento sociale è un passo successivo al senso di soddisfazione personale.

Raccontaci di cosa si occupa l’Arsenale della Pace di Torino dove hai prestato servizio come volontaria…
Ecco lì ho provato un grande senso di soddisfazione personale, che però è derivato dall’amore per gli altri, dal dare, dall’ascoltare e dal mettersi al servizio per qualcuno più in difficoltà e con più bisogno di aiuto. È questo lo spirito che Ernesto Olivero e il suo team hanno voluto far proprio della loro struttura: voler e fare il bene degli altri. Uno spirito che si è incarnato in molteplici attività, dalle lezioni di italiano per gli abitanti del quartiere multietnico di Porta Palazzo al doposcuola per i loro figli, dalla costruzione di una casa per disabili a laboratori di riutilizzo, e non mancano strutture di cura per bambini e adulti.

Giulia De Troia

Giulia De Troia

Quali soluzioni si dovrebbero adottare per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica?
In qualsiasi tipo di scuola, bisognerebbe far appassionare i ragazzi allo studio e alla cultura, far loro capire quanto siano importanti e far loro conoscere l’amor proprio. Il compito fondamentale in questo caso spetta ai professori: la preparazione, la  passione e la dedizione per ciò che spiegano si trasmettono e giocano un ruolo importantissimo.

Qualche tempo fa hai scritto un articolo nel quale illustri la tua personale opinione sul sistema scolastico…
La finalità era quella pura e semplice di esprimere un parere sulla crisi del sistema scolastico attuale, dal punto di vista di una studentessa che subisce gli effetti di un’etica della scuola tesa sempre più alla pratica e alla visibilità e sempre meno allo studio e all’apprendimento. Anche ad altri miei compagni è stata data questa opportunità, che trovo utile anche per imparare a riflettere su ciò che viviamo in prima persona.

La possibilità di effettuare alta formazione attraverso gli stage di alternanza scuola-lavoro dovrebbe essere concessa a tutti gli studenti?
Gli stage di alternanza scuola-lavoro non offrono alta formazione e per questo non dovrebbero essere concessi: come ho scritto nel mio articolo, sottraggono ore allo studio e al lavoro in classe per inserire gli studenti in ambienti lavorativi in cui offrono manodopera non specializzata, vengono seguiti poco e male dai dipendenti delle varie aziende e  svolgono mansioni che spesso hanno poco hanno a che fare con il percorso di studi scelto.

Reputi fondamentale la conoscenza di una seconda lingua straniera?
Sicuramente. Di una seconda, ma anche di una terza e di una quarta, se si può. Conoscere le lingue è fondamentale non solo a livello professionale, ma anche perché ogni lingua riflette la cultura di un popolo e la sua conoscenza è uno strumento per venirvi a contatto e avere la spinta, magari, a uscire dal proprio microcosmo.

Perché i ragazzi che leggono, si informano e acculturano si riducono sempre più con il passare degli anni?
In primis, perché la cultura tecnologica dell’immagine sta conducendo a  pigrizia, anche per il leggere e per lo scrivere, e amore per la sintesi e per le strade più veloci, anche per l’informazione e per la cultura. Inoltre, perché ogni giorno cresce, rispetto agli anni passati, la possibilità di dedicarsi alle più svariate attività, come lo sport o altre forme di intrattenimento divenute più accessibili, che distolgono dalla lettura di un libro o di un giornale. Se poi la scuola, per ciò che riguarda i ragazzi, non occupasse tempo anche con l’alternanza, si potrebbe trovare più facilmente il tempo e il modo per acculturarsi.

Quali sono le tue aspirazioni per il futuro?
Spero di riuscire a diventare un buon medico. Non nego che mi piacerebbe lavorare in un ospedale pediatrico, nel ramo dell’oncologia e della ricerca.

Cosa ti prospetti di fare appena conseguita la maturità?
C’è una possibilità di studiare medicina all’estero. Hanno accettato la mia richiesta di studio per chimica a Londra, al King’s College, da cui potrei riuscire a prendere una seconda laurea in medicina in tempo minore rispetto ai 6 anni necessari in Italia ma ci sono un po’ di cose da valutare e da decidere.




Attualità / Ci vuole orecchio / Rubriche // Scritto da Giovanni Recchia // 19 gennaio 2017