Ci vuole orecchio | Fiore

Attualità / Ci vuole orecchio / Rubriche // Scritto da Giovanni Recchia // 16 marzo 2017

Ci vuole orecchio | Fiore

La giovane flyer bolognese parla dell’amore e del difficile rapporto con se stessa
Ci vuole orecchio

Ci vuole orecchio

«Ho iniziato a scrivere a 14 anni, per gioco. Col tempo il rap è diventato qualcosa di serio nella mia vita, mi ha accompagnato nei momenti più difficili e ho iniziato a scrivere per sfogarmi. Per qualche anno ho smesso perchè mi ero persa. Finito il liceo ho ritrovato me stessa e ho scoperto una nuova me, la vera me, che ho deciso di chiamare Fiore. Quest’anno lo dedico a me stessa, ho preso un anno di pausa dagli studi per seguire le mie passioni. Il mio Ep “Fiore al vento” è la mia rivincita: è uscito il 10 febbraio, nel giorno in cui ho compiuto 20 anni. Nascoste tra le righe ci sono tutte le difficoltà che ho affrontato, come le ho vissute e come le sto vivendo. È un modo per togliermi la maschera e mostrare chi sono veramente. Io ho scritto questo ma non so se va bene, altre info su di me sono che sono una ’97 e che sono per metà americana». Così Joanna Billi, in arte Fiore, bolognese.

Perché hai deciso di utilizzare lo pseudonimo d’artista Fiore?
Ho l’abitudine di raccogliere i fiori e mettermeli dietro l’orecchio. Un giorno qualcuno mi ha chiamato Fiore e ho pensato che il nome mi si addicesse e che simbolicamente potesse rappresentarmi.

Il tuo inedito intitolato “Il fiore e l’ortica” narra la storia d’amore di due persone che si immedesimano in due tipologie di piante differenti…
“Il fiore e l’ortica” più che una storia d’amore è la storia della mia lotta contro ciò che mi tiene legata qui. La canzone racconta la voglia di andarmene e di fuggire dai problemi e dal passato che per tanto tempo mi hanno tenuto compagnia, arrecandomi anche del male. Mi piace, però, l’idea che ognuno adatti la canzone alla propria vita e la interiorizzi a modo suo. È per questo che condivido la mia musica.

Credi che il rap sia il modo più chiaro e diretto per comunicare i propri stati d’animo?
Nel mio caso, penso proprio di sì. L’intreccio tra parole e musica che si fondono per creare un’emozione sono un modo efficace per arrivare alle persone.

Lo studio della tecnica vocale ti renderebbe completa dal punto di vista artistico?
Ho ancora tanto da imparare per potermi definire un’artista completa ma il mio obiettivo è migliorarmi sempre di più.

Fiore

Fiore

Il tuo secondo brano intitolato “Notti insonni” racconta di una ragazza che di notte riflette sugli errori commessi nella vita e del modo migliore per poterne rimediare…
Io sogno tutte le notti, per tutta la notte. La mia vita notturna cerca di rimediare agli errori, ai desideri e ai problemi da risolvere del giorno. Non è facile convivere con questa mia “doppia vita” e ho sfogato questo turbamento nella canzone.

Perché il rap è molto ascoltato dai ragazzi?
Penso che le persone ascoltino la musica per distrarsi e per cercare, nelle parole, qualcosa che li rappresentanti. Il rap affronta temi in cui i più giovani possono rispecchiarsi.

Cosa riscontri di speciale nel rap rispetto a tutti gli altri generi musicali?
Io apprezzo tutti i generi musicali e ognuno è speciale a modo suo. Il rap è semplicemente la mia forma di espressione e ciò lo rende speciale per me.

Ti piace cimentarti anche nella scrittura di testi e poesie o solo delle canzoni? Cosa trovi di differente in queste forme di scrittura?
A me piace cimentarmi in tutte le forme d’arte ma per ora il rap è quella prevalente. Il confine tra rap e poesia a volte è molto sottile; la differenza sta nel modo in cui viene presentato il messaggio.

Nella tua zona è ben radicata la cultura hip-hop?
La cultura dell’hip-hop ormai si sta diffondendo in tutta Italia. Bologna ha visto nascere grandi rapper come Brain e Kyodo.

Cosa si prospetta nel tuo futuro artistico?
Il mio futuro artistico è un’incognita, d’altronde io sono un Fiore al vento e non ho una mèta da raggiungere. Sto già lavorando all’uscita di un singolo, l’unica certezza è che non smetterò mai di scrivere.




Attualità / Ci vuole orecchio / Rubriche // Scritto da Giovanni Recchia // 16 marzo 2017

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