Ci vuole orecchio | Buva

Attualità / Ci vuole orecchio / Rubriche // Scritto da Giovanni Recchia // 24 febbraio 2017

Ci vuole orecchio | Buva


Ci vuole orecchio

Ci vuole orecchio

Buva è un cantautore pugliese. Dapprima chitarrista di un gruppo della sua città (Cerignola), ha iniziato la sua attività cantautorale nel 2011. Il suo primo lavoro discografico si intitola “Vado di fretta”, un ep interamente autoprodotto con cui Buva ha avuto modo di farsi conoscere sul web. Attualmente frequenta a Roma l’officina Pasolini, un laboratorio di alta formazione musicale diretto dalla cantante Tosca. Al suo attivo diversi premi vinti, su tutti il premio gradimento del pubblico al Musicultura 2016 e il primo premio al concorso nazionale sulla musica d’autore Bitontosuite. È stato l’opening act del concerto di Max Gazzè a Cerignola lo scorso settembre.

Quando è nata l’idea di chiamarti “Buva”?
Scegliere un nome d’arte è stata la cosa più difficile che abbia mai fatto! Dopo vari tentativi andati a vuoto. Ho trovato qualche anno fa la soluzione più semplice ed efficace che è stata quella di unire le iniziali del mio cognome e nome. Buchicchio Valerio, da qui Buva… Funziona, no?

Il tuo brano intitolato “Torquato Tasso condensato da una ritmica molto travolgente attraverso le citazioni del poeta definisce il concetto di liberazione…
Torquato Tasso ” è la mia canzone preferita. È un inno alla libertà, ad inseguire sempre i propri sogni ed ad assecondare sè stessi. Il concetto di liberazione è espresso attraverso un parallelismo tra i crociati, chiamati alle armi per una guerra tanto inutile quanto dettata da interessi economici, e noi giovani di oggi, derubati dei nostri sogni e del nostro futuro e coinvolti in una guerra per la sopravvivenza del proprio io in una società in cui la meritocrazia e l’onestà sono sempre più merce rara.

Cosa hai provato quando sei venuto al corrente di essere entrato nella rosa ristretta dei partecipanti alle selezioni del Musicultura 2017?
È sempre un grande piacere partecipare a Musicultura. Per il secondo anno consecutivo mi ha reso orgoglioso essere tra i semifinalisti. Suonare a Macerata è un’esperienza importante sia artistica che umana.

Buva

Buva

I brani migliori sono quelli che fanno riflettere?
Non so se i brani riflessivi sono i migliori. Di certo sono i più fragili e suonarli live è un rischio. Devi riuscire a far entrare il pubblico nella tua canzone sempre che il pubblico sia disposto a farlo.

Qual è la miglior qualità che esprimi attraverso la musica?
Credo che la qualità migliore che esprime la mia musica sia la sincerità. Non pongo false sovrastrutture tra le mie parole e la musica e cerco di esprimere con onestà ciò che voglio comunicare.

Le anime sensibili sono quelle legate meglio al senso più profondo della musica?
Le anime sensibili sono quelle legate al senso più profondo dell’arte in generale:la sensibilità credo che sia un ponte tra il cuore degli uomini. Penso che la musica sia un linguaggio in grado di farli comunicare.

Cosa dobbiamo aspettarci dal tuo futuro?
Nel mio futuro più prossimo c’è il desiderio di pubblicare un album e di portarlo in giro per l’Italia e tra pochi mesi concluderò la fantastica esperienza di officina Pasolini poi mi butterò a capofitto sulle nuove canzoni.




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