Ci vuole orecchio | Aron Boss

Attualità / Ci vuole orecchio / Rubriche // Scritto da Giovanni Recchia // 25 ottobre 2016

Ci vuole orecchio | Aron Boss

Il rapper romano presenta il suo terzo mixtape intitolato “Rap Strong”
Ci vuole orecchio

Ci vuole orecchio

Aron Bozzi alias AronBoss è nato l’otto novembre 1991 in provincia di Milano. Quando si trovava al classico bivio tra bene e male è sempre stato attratto dal male, circostanza piuttosto apprezzata dai suoi fan, definiti “discepoli”, perché «sono seguaci a tutti gli effetti e mi hanno trasmesso la grinta per continuare a credere nel mio sogno e fare sempre meglio» come ha affermato egli stesso. È appena uscito il terzo mixtape della saga Rap strong in freedownload su Honiro, per gli amanti dei contenuti forti.

Com’è nato l’aka Aronboss?
L’alias AronBoss è nato da sé, fin dai tempi della scuola il mio nome Aron Bozzi divenne per gli amici “AronBozz” per poi tramutarsi col tempo. È un aka più assegnatomi che scelto.

Come sei entrato a far part del cast della Honiro label?
Per il momento non c’è nulla di ufficiale tranne un buon rapporto tra artista e label ma mi sento di dire che chi fa ciò che faccio io, se ha stoffa, prima o dopo viene notato.

Sei uno dei rappers emergenti più conosciuti nella scena musicale italiana non etichettato in alcun genere predefinito. È forse segno di una completezza artistica?
Non mi piace giudicare gli altri, figuriamoci me stesso. Credo che la musica sia soggettiva e ciò che piace a qualcuno può essere sgradevole per altri. Cerco di fare musica che piaccia a me per trasmettere emozioni a tutti coloro che hanno gusti simili ai miei. Non faccio canzoni d’amore o sentimentali solitamente, nonostante questo non mi riconosco in nessun genere, questo è il motivo per il quale ho cercato di creare un mio genere, il rap strong.

I tuoi video su youtube hanno ottenuto tantissime visualizzazioni. Questa è la conferma che la tua carriera sta prendendo il piede giusto?
Credo sia il sogno di tutti che il proprio lavoro venga apprezzato su larga scala o almeno raggiunga un grande bacino di pubblico. Non credo a quelli felici di essere ascoltati da dieci persone.

La copertina di Rap strong 3

La copertina di Rap strong 3

Ho conosciuto alcuni artisti a cui viene più semplice scrivere e interpretare canzoni che comunicano rabbia e malumore nei confronti di determinate tematiche sociali. Tu fai parte di questa categoria di performers?
Ho iniziato la mia carriera con brani più soft, probabilmente per pudore nei confronti delle persone che mi ascoltavano, perlopiù conoscenti dei quali temevo un giudizio negativo ma alla fine ho capito che qualsiasi cosa fai, alla gente che non riesce a realizzarsi non andrà bene lo stesso, quindi ho chiuso i ponti con tutti coloro che mi trasmettevano negatività imponendomi indirettamente dei freni e successivamente circondandomi unicamente di persone che mi supportano e mi danno la forza di esprimere al 100% i miei pensieri e le mie emozioni su un beat. Infine, rispondendo alla domanda, si! Esprimo rabbia nei miei lavori ma non è una rabbia costruita, è la rabbia repressa che mi porto dentro da molto tempo.

Nell’intro del videoclip di “Rap strong” compare la frase «Non faccio rap per fare soldi». Al giorno d’oggi con il rap si possono fare i soldi?
Non so se chi sta leggendo questa intervista conosce le regole di mercato, ma attualmente in Italia siamo in un momento dove c’è molta più offerta (gente che fa musica) che richiesta (gente che vuole ascoltare) ed è per questo motivo che le probabilità di fare della propria musica un lavoro o comunque avere un tornaconto monetario è pari a quello di vincere alla lotteria. Personalmente non ne faccio un dramma perché io non punto a entrare nella scena: se venissero censurate le mie canzoni si perderebbe tutto, io sono destinato a restare nell’underground, ma la cosa mi piace.

È appena uscito il tuo terzo mixtape della saga “Rap strong” in freedownload su Honiro.it: contenuti decisamente forti e convincenti che affronta tematiche di stretta attualità. Cosa troviamo di differente rispetto ai lavori precedenti?
Nel terzo capitolo è tutto diverso. Sono riuscito a immedesimarmi come volevo nei testi ed aumentare la qualità audio, diciamo che rap strong è una continua evoluzione: restando nei contenuti forti, tanto amati dal mio pubblico, cambio sempre tipologia di beat e flow disco dopo disco, primo per non annoiarmi e secondo per portare sempre roba nuova.

Che giudizio dai alla nuova scuola di rappers italiani in circolazione?
Se la domanda è riferita ai rappers affermati non mi sento di dire la mia, anche perché se sono dove sono un motivo sicuramente c’è anche se secondo me qualcuno è sopravvalutato. Per quanto riguarda la branca degli emergenti sembra di assistere a una guerra tra poveri, tutti che si insultano ma alla fine non combina niente nessuno, quando non c’è umiltà e dedizione non ci sarà nessuna soddisfazione, quello che non capiscono è che invece di perdere tempo con insulti dovrebbero aiutarsi per prendere in mano la situazione ma non lo comprendono e finiscono per fare lavori affrettati, poco curati e spesso vergognosi.

Sei favorevole o contrario all’introduzione del rap nei talent show?
Non ho mai guardato i talent show, se il pubblico fosse come me non esisterebbe alcun format del genere ma evidentemente molti li seguono e si sa che la televisione è un ottimo mezzo per farsi pubblicità, forse il più ambito, ma credo che programmi di questo tipo non passino il vero rap. Ve lo immaginate “Rap Strong3” in prima serata su Italia 1 ? Una censura unica.

Il web è la principale vetrina per la diffusione della propria musica?
Si, il web è il mezzo migliore (se usato bene) per promuoversi, per il semplice fatto che è alla portata di tutti.

VIDEO | Aron Boss – Rap strong




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