BLOG | CDP: ma davvero i posti di lavoro vanno salvati tutti?

Attualità / BLOG / IL PIZZICOTTO // Scritto da Serena Ferrara // 31 ottobre 2015

BLOG | CDP: ma davvero i posti di lavoro vanno salvati tutti?


Di CDP, almeno nelle ultime ore, non si sente parlare.

Come già detto altrove (chi di voi legge l’edizione cartacea di Bisceglie in Diretta lo saprà bene), c’è una cappa di silenzio che, nonostante tutte le notizie apparse perché apprese o trafugate dai media, da mezzo secolo l’Opera don Uva non si riesce a scrollare.

Fateci caso. Scaduti i termini per la presentazione delle manifestazioni d’interesse, il commissario prefettizio, atteso come la Pizia (l’oracolo di Delfi), ci aveva tenuto a far sapere due cose, entrambe tutt’altro che essenziali: che erano 18 le domande che avevano raggiunto la sua scrivania entro la data del 12 ottobre e che le avrebbe esaminate entro il 27 novembre.

Sebbene fossero ben altre le notizie che il Sindaco Francesco Spina – tra i pochi politici veramente estranei alla questione – si attendeva, si è dovuto, come tutti, accontentare.

Anche perché il sibillino responso metteva almeno un animo in pace: quello della Regione Puglia, che in uno slancio di magnanimità, si era pronunciata dopo anni di silenzio. Aveva detto si, che l’avrebbe acquistata, la benedetta CDP, a patto si fosse verificata la condizione estrema che nessuno esprimesse interessi sul colosso. Ora che ha avuto la conferma che così non è, lei (e solo lei) potrà continuare a dormire i suoi sogni tranquilli e a costruire costosi ospedali altrove. Anche a spese nostre.

Dopo la profezia di Cozzoli (per la cronaca, il 27 e il 12 sono usciti davvero sabato 17 ottobre, ma sulla ruota di Cagliari), il tappo è tornato turare un po’ tutti gli apparati fonatori. Persino quelli dei sindacati, notoriamente allenati ai proclami.

Nell’attesa della fumata bianca, si invoca la salvaguardia dei posti di lavoro. Tutti, nessuno escluso. Magari  occorre mettercene pure qualcuno in più, perché Bisceglie ne ha bisogno.

Che rendano o meno, devono lavorare.

Ora, permettetemi di andare controcorrente. Perché la cosa ce l’ho sullo stomaco. Vogliamo che la sanità funzioni? Lo vogliamo davvero? E siamo sicuri che funzioni con infermieri mai assunti per concorso o per curricula, ma per… chiamiamole simpatie o amicizie trasversali? Ci illudiamo davvero che mettendo “la testa a posto” all’ente ecclesiastico, cambino anche il corpo e tutte le articolazioni del gigante?

Dico la mia, sperando di non toccare i nervi sensibili di nessuno. L’idea di poter mandare a casa dopo due anni i dipendenti in sovrannumero o evidentemente inetti elaborata dal commissario Cozzoli, non è una ipotesi suicida. Altrove, in Europa, basta dimostrare l’inefficenza di un dipendente per mandarlo a casa. In Spagna il lavoratore può essere licenziato perfino per le assenze da malattia.

Qui da noi, invece, un imprenditore se prova a licenziare un dipendente, la maggior parte delle volte ne esce con le ossa rotte. Per l’opinione pubblica è automaticamente un criminale.

E se nella Casa Divina Provvidenza il nuovo magnate privato iniziasse a fare verifiche di rendimento a tappeto, per misurare le prestazioni aziendali? In un bravo tagliatore di teste non vedo tutto questo male.

Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




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