CASO TELESVEVA, SILVESTRIS ATTACCA MASTROMAURO

Politica // Scritto da Vito Troilo // 4 gennaio 2013

Sergio Silvestris

Sergio Silvestris

La misura di quale clamoroso boomerang mediatico abbia innescato con la decisione (in termini pratici di altri, non figurando la persona in questione nel consiglio d’amministrazione) di ritirare la pianificazione pubblicitaria dell’azienda di famiglia su Telesveva, Margherita Mastromauro può verificarla in quanto, con enorme sorpresa fra tutti gli addetti ai lavori, si è spinto a dichiarare il parlamentare europeo Sergio Silvestris, uno dei bersagli preferiti dell’effervescente ironia dei servizi di un giornalista indiscutibilmente apprezzato come Roberto Straniero.

Da sempre competitore interno (prima in Alleanza Nazionale, poi nel Pdl) dell’attuale consigliere regionale Nino Marmo, editore e proprietario di Telesveva, Sergio Silvestris, che nei primi anni ’90 è stato un giovanissimo e bravo cronista (addirittura nel “Nuovo Palazzuolo”…), ha spesso preferito replicare a quanto gli è stato contestato tramite i mezzi di comunicazione, spingendosi anche alla pubblicazione di un periodico di area (“La voce di Bisceglie”).

“Quanto accaduto – esordisce l’eurodeputato – ha dell’incredibile. Se ogni parlamentare, non gradendo i servizi giornalistici di una emittente, dovesse dissuadere gli sponsor che comprano pubblicità sulla stessa emittente, tutte le televisioni private in Italia sarebbero fallite, ma soprattutto verrebbe meno la libertà di stampa e ci ritroveremmo in un regime.
L’onorevole Mastromauro, a mio avviso, ha perso una grande occasione: quella di replicare alle critiche di Telesveva, mostrando i risultati dei suoi cinque anni di impegno parlamentare, le proposte di legge, le iniziative di cui è stata protagonista e dando riscontro attraverso l’emittente di tutto ciò che ha fatto. Scegliere invece di tagliare i viveri alla televisione attraverso l’azienda di famiglia mi sembra una risposta che dà credito e sostanza a quanto sostenuto da Telesveva e cioè che non vi è stata un’attività parlamentare degna di nota e di riscontro.
Conoscendo Margherita Mastromauro mi meraviglia tanto questa sua incredibile caduta di stile.
Nell’esprimere solidarietà alla televisione, sono vicino agli operatori, ai tecnici, ai giornalisti e ai dipendenti, i più colpiti da questo atteggiamento che mina profondamente la libertà di informazione”.

Durissima e amara la conclusione: “Se l’azienda di famiglia è al servizio degli interessi politici del deputato Mastromauro, evidentemente anche l’azienda diventa un soggetto politico. Ciò potrebbe autorizzare, in difesa della libertà di informazione, a boicottare i prodotti a marchio Riscossa. Spero che questa vicenda si chiarisca, altrimenti non escludo di promuovere un pubblico appello in questo senso: Libera informazione, non mangiare prodotti Riscossa”.

Frasi che mai si sarebbe pensato potesse pronunciare Sergio Silvetris, quello stesso giovane esponente del Fronte della Gioventù che nel 1994 fu alleato, con l’allora Movimento Sociale Italiano nel Polo del buongoverno, di Forza Italia che, alle elezioni europee, ebbe fra i suoi candidati del territorio il papà di Margherita Mastromauro.

 (Guarda il video del servizio>>)

Vito Troilo

Chi è Vito Troilo

Giornalista pubblicista. Caporedattore, oltre che responsabile della redazione sportiva, di Bisceglie in diretta. Si occupa di cronaca, attualità, politica e spettacoli oltre che di sport. È grande appassionato delle tematiche che riguardano l'Europa orientale. Ha praticato calcio, pallacanestro e atletica leggera, è stato allenatore e dirigente di pallacanestro. Ha cominciato a scrivere articoli all'età di 10 anni. Ha collaborato con diversi quotidiani, tv, radio e riviste specializzate. Ha realizzato centinaia di telecronache e radiocronache sportive. Cura uffici stampa e campagne promozionali.




Politica // Scritto da Vito Troilo // 4 gennaio 2013
  • Michelangelo Tarricone

    Strana Regione, la nostra. Nella quale la politica oltre a vivere la concretezza delle questioni, dà già motivi di discussione e per giunta nell’imminenza delle elezioni politiche. E non a caso su un problema che ha assunto le caratteristiche di un vero e proprio scontro fra una TV privata, un consigliere regionale, un deputato della repubblica e un europarlamentare.
    Commenterò l’avvenimento preservandomi da ogni e qualsiasi critica e lo farò come sempre nei limiti imposti dalla correttezza che mi contraddistingue.
    Intorno alle polemiche sulla libertà di informazione, come quelli verificatisi nei giorni scorsi,sulle regole relative alla concentrazione dei media, sta fiorendo un’autentica libellistica. Senza contare gli appelli alla tutela del pluralismo e le analisi più o meno suggestive che i giornali ospitano ogni giorno che, credo, sia utile segnalare al fine di sviluppare un dibattito sottratto agli isterismi, alle tentazioni propagandistiche, al clima di contrapposizione agonistica che ha largamente ipotecato la materia della comunicazione e della formazione televisiva.
    Il punto sul quale occorrerebbe discutere senza pregiudizi è se la proprietà dei mezzi di informazione sia determinante rispetto al loro utilizzo. Se, cioè come accade in numerosissimi casi, si possa configurare un’autonomia degli statuti professionali tali da renderla impermeabile agli umori e agli interessi dei legittimi proprietari di TV.
    Autonomia, beninteso, che non potrebbe mai significare arrogante gestione ai fini personali degli spazi televisivi in nome della libertà di informazione. Meno che mai potrebbe equivalere a uso eversivo e spregiudicato, cinico ed immorale della responsabilità e libertà attribuite ai conduttori dai titolari dei mass media. Nello statuto professionale devono potersi contemperare i valori di autonomia ma anche di responsabilità: deve cioè potersi identificare il servizio alla “verità” e all’oggettività come vocazione propria dell’informare.Vorrei poter dire ai sopra citati Signori che non c’è solo il tema del pluralismo televisivo, ma v’è anche il tema – mai affrontato con serietà – del persistere di un giornalismo ideologico, militante, che pretende assolutamente non di servire ma di governare l’informazione magari per fini etici, sublimali.
    Temo che questa analisi apra la strada a un uso pedagocico della comunicazione; nel senso dell’indottrinamento ideologico ed etico. La verità è che il tema di un nuovo ordinamento della comunicazione deve fare i conti con vecchie liturgie dietrologiche, con pregiudizi politici, con radicali conflitti fra interessi opposti.