CASO COSMAI: ANCORA DUE GIORNI AL VERDETTO

Attualità / Cultura // Scritto da Serena Ferrara // 22 marzo 2014

CASO COSMAI: ANCORA DUE GIORNI AL VERDETTO


Sergio Cosmai

Sergio Cosmai

Le celebrazioni sono state piene di pathos. A conclusione del triplice momento all’insegna della memoria di Sergio Cosmai e di tutte le vittime innocenti di mafia organizzato dal presidio di Bisceglie di Libera, resta la consapevolezza dell’orrore.

Quello che mi giunge oggi, è un bel segnale di civiltà da parte di Bisceglie – ha detto la moglie Tiziana Palazzo, con la voce, ancora una volta franta da un pianto che tenta di scacciare, ma si ripresenta benedetto, ogni volta che fa i conti con il passato. – Ringrazio il presidio di Libera, don Tonio Dell’Olio, gli amici, i volontari, le istituzioni biscegliesi che finalmente mostrano vicinanza, il sindaco e il vicesindaco,  la Biblioteca Cafagna che ci ospita, i giovani del gruppo del Seminario Minore di Bisceglie. Ringrazio tutti per questo abbraccio collettivo. Ma non posso condividere con voi alcun senso di liberazione oggi. Giustizia non è ancora stata fatta“.

Tiziana Palazzo

Tiziana Palazzo

Si attendeva, per venerdì 21 marzo, la sentenza definitiva della Cassazione a margine dei 36 ricorsi presentati dai condannati per il maxiprocesso “Missing”. Tra questi anche Franco Perna, il boss di Cosenza che fu mandante nel 1985 dell’omicidio Cosmai. 9 omicidi contestati, (per sette dei quali assolto), il capo della potente famiglia cosentina, contrapposta per anni nella guerra di mafia con i Pino-Sena, si trova in carcere da 19 anni, ma potrebbe restarci per sempre. Perché il delitto eccellente di Sergio Cosmai non fu come gli altri, ma la dimostrazione a lettere cubitali, che la malavita aveva potere su tutto. E guai se la giustizia si fosse permessa di interferire, se non formalmente e con gli occhi ben bendati, con le logiche che regolano quel mondo così ben articolato e funzionale.

Il 21 marzo, però, nessuna notizia è arrivata dalle toghe romane. La sentenza, per motivi che non trapelano, è rinviata a lunedì 24 marzo.

Il senso di sospensione sofferta aleggia, prepotente, prima in Piazza Margherita, dove sono stati letti come da tradizione i 900 nomi delle vittime innocenti di mafia, poi lungo le strade percorse dallo sparuto corteo che ha condotto i presenti fino alla biblioteca Cafagna. Quindi negli ambienti della biblioteca, sede di uno spettacolo sulla storia d’Italia vista “dalle origini del male”. Gli Historicanti (gruppo artistico multimediale per la promozione della memoria storica composto  Teresa Barbieri – voce e percussioni, Michele Cecere – voce narrante e ricerca storica, Stefano De Dominicis – voce, chitarra e percussioni, Patrizia Ricco – voce narrante, disegnatrice e grafico e Salvatore Simonetti – chitarra e percussioni), ce l’hanno messa tutta, con la poesia e la passione che appartiene all’ensamble, a far passare il messaggio per cui mafia e brigantaggio sono le facce di una stessa medaglia che ha origini nella storia d’Italia. In ottanta minuti,  mezzo secolo d’Italia, tra immagini, disegni, filmati, parole, suoni e canzoni che si alternano allo scopo di diffondere una immagine diversa della storia d’Italia. “Perché la storia si ripete circolare – afferma Michele Cecere sulle scie della lezione gramsciana – ed è bello poterla approfondire per capirne i meccanismi e provare a rompere il circolo“.

Passa così il messaggio che i contadini depredati dal nord dissipato dai debiti, diventarono briganti. E che la mafia ne ha ereditato tutto, eccetto la fame a far da motore agli eventi criminosi.

Non è un messaggio redentorio nei confronti del Mezzogiorno criminale, ma una secca rivisitazione storica che ci spiega l’esistenza della mafia da 150 anni. Fenomeno endemico, dunque, ma non cancro inguaribile.

Il Sud può ancora redimersi, alzare la testa. Come ha iniziato a fare a macchia di leopardo da dieci anni a questa parte. Ma il percorso è in salita, sempre più largo, sempre più internazionale. E richiede l’impegno congiunto di tutti, Chiesa e istituzioni, vittime ed ex carnefici.

 

Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




Attualità / Cultura // Scritto da Serena Ferrara // 22 marzo 2014